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Giovanni Agosti , Su Mantegna 1 , 2005, Feltrinelli, pp. 547, 45,00 euro
A Mantova è già iniziato il giro di danze in occasione dei cinquecento anni dalla morte di Andrea Mantegna: una grande mostra a Palazzo Tè e altre esposizioni di riflesso disseminate sul territorio. Al di fuori dalle polemiche sulla possibilità di spostamento o meno del Cristo morto di Brera, e sul potere decisionale – spettante alla direzione della Pinacoteca stessa – e che invece ha subito uno sgambetto non da persone fisiche, ma da ragioni più forti di carattere economico, esplicate in un aforisma (proviamo a definirlo così) «icona pop che richiama centinaia di migliaia di visitatori» da Vittorio Sgarbi, ci salva Giovanni Agosti con il suo Su Mantegna volume I .
Sì, il tomo è piuttosto massiccio, ma non deve spaventare. La vita di Andrea Mantegna e l'esperienza personale dello storico d'arte s'intrecciano, distinguendosi tra le immagini dipinte riprodotte e quelle tracciate a punta di penna.
Una monografia? Un saggio sull'artista o fugaci confronti con sé stessi e il mondo dei funzionari ministeriali, totalmente disincantato e lontano dall'innocenza dei loro primi anni di studi? Strizzando l'occhio al lettore, Agosti apre i rubinetti narrativi a «cascate erudite che costeggiano un percorso creativo individuale» e dice piuttosto di cosa non si tratta: «un saggio che si legge come un romanzo».
La vita di Mantegna è quindi narrata attraverso la fortuna critica del pittore nato a Isola di Carturo nel 1431 - a metà strada tra Padova e Vicenza – e i sonetti a lui dedicati da letterati e poeti. Protetto dalla potente famiglia dei Gonzaga di Mantova, dove risedette dal 1459, realizza dipinti, disegni e monocromi che raggiungeranno anche le case reali di Francia, Inghilterra ed è autore degli azzurri, rossi e perlacei colori che tingono le ali di farfalla dei putti degli affreschi della Camara Picta.
Il testo ha un finale aperto: uno stop all'ultimo capitolo, con le vicende dei Trionfi di Cesare di Mantegna vietati alla vendita, appartenenti alla collezione di Carlo I Stuart messa all'asta dopo essere stato decapitato il 30 gennaio 1649; oppure sbirciare con occhi curiosi le pagine segnate dai tratti di un pennarello nero, che – ricordando Expertine Nocturnae , opera di Anna Rosa Gavazzi -annunciano, ma non svelano, quanto si potrà trovare nel secondo volume in preparazione.
Questo studio su Mantegna, in parte frutto di alcune pubblicazioni edite nel corso degli anni, sembra avere il sapore di una sigaretta che si consuma lenta, mentre con attenzione l'erudito studia, in compagnia di vivaci note, fotografie e possibili confronti.
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Debra Dean , Le Madonne dell'Ermitage, 2006, Piemme, pp. 239, 14,90 euro
Si può nascere e morire infinite volte nel corso di una vita.
Ed è quanto accade alla protagonista di Le Madonne dell'Ermitage di Debra Dean, autrice americana che curiosamente ha sperimentato in prima persona una situazione simile, iniziando la carriera come attrice di teatro e intraprendendo in seguito l'attività di scrittrice e di insegnante di scrittura creativa all'università.
Marinocka vive a Leningrado e lavora come guida all'interno del museo dell'Ermitage, conosce in ogni sua sfumatura i colori delle tele e delle porcellane presenti nella ricchissima collezione. Il puro piacere che prova nel camminare lungo i corridoi decorati con affreschi, stucchi e barocche statue: tutto di quel grande edificio l'affascina e inconsapevolmente nella sua memoria si imprimono quelle immagini, che l'accompagneranno nel corso di tutta la sua vita.
Irrompe la seconda guerra mondiale e divisa dal suo amore Dimitri, la giovane donna è costretta a vivere in un rifugio con la una famiglia allargata. Da lì si impone un trasferimento in Germania, e in questa forzata nuova vita inaspettatamente Marinocka rinasce: è l'incontro a sorpresa con Dimitri, ex studente di letteratura, che la porta al fiorire di un'unione indissolubile.
In piani narrativi paralleli, Marina si muove con la lentezza tipica dell'età senile a Saettle negli Stati Uniti. Un momento prima è ripartita da zero insieme a due bimbi nuovi di zecca (un' origine divina per il primo, una terrena per la seconda arrivata!); appena dopo, su questo terreno vitaminizzato da numerosi episodi, Marinocka ritorna nei luoghi della sua prima età a Leningrado, mentre parallelamente la vita va avanti e la mente - forte nel trattenere le raffigurazioni di Raffaello e il volto paffuto di Saskja nella Flora di Rembrandt – diviene più debole nell'afferrare un gesto compiuto da pochi secondi. |

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Sandra Pinto - Matteo Lanfranconi, Gli storici dell'arte e la peste , 2006, Electa per le Belle Arti, pp. 275, 19,00 euro
C'è una signora malata in corsia, è debole. Si riprende ogni tanto, quando un infermiere dal ghigno malizioso le dà una caramella e la porta in giro per l'ospedale. Ma l'effetto dura poco, il sapore dolciastro scende giù e il malanno ricompare, e lentamente sembra destinato a rimanere costante dentro di lei.
La signora all'anagrafe è stata registrata tanto tempo fa come Cultura ; Umanistica è il cognome. Perse progressivamente le di lei tracce, Matteo Lanfranconi e Sandra Pinto rispettivamente «un uomo giovane e una donna che non paga più biglietti a tariffa intera», in questo volume interessante e preoccupante allo stesso tempo, si sono incamminati in una ricerca che ha coinvolto 40 tra storici d'arte, funzionari di soprintendenze, direttori di musei e docenti universitari italiani divisi fifty fifty metà donne, metà uomini.
La cornice boccaccesca scelta dagli autori e la conseguente struttura in giornate, ha un unico soggetto principale che si delinea nelle loro conversazioni. Il dipinto sulla situazione della cultura nel nostro paese presenta purtroppo parti mancanti, qualche lacuna della superficie pittorica e rattoppi che gli studiosi continuamente tentano di riparare. Quando la cultura e gli studi storico – artistici si sono intrecciati con questioni economiche & operazioni di marketing prendendone il sopravvento dagli anni '70 in poi, si è avvertita una «perdita di peso, di autorevolezza, di visibilità, di potere necessari ad affermare i fini della disciplina».
Intervengono quindi tre generazioni, dialogando sulla propria formazione, si sviscerano due scuole: du côté de chez Longhi attraverso le voci di Evelina Borea, Enrico Castelnuovo, Fiorella Sricchia e quelle dell'altro lato del metodo, quello romano per intenderci, du côté de chez Argan con Orietta Rossi e Maria Grazia Messina. Il risultato finale non è la “caramella” da dare alla vecchia colta signora - ossia le mostre di revisione re-shaping di origine americana, il lifting operato ai bookshop e il tour da «commesso viaggiatore» fatto fare alle opere d'arte, come diceva Lorenzo Mondo in un recente articolo su La Stampa -, ma la ristrutturazione delle ragioni e gli scopi istitutivi della materia, un inserimento forte del ruolo dello storico dell'arte nell'attuale società.
E per far questo dal medicale Giuramento di Ippocrate viene in soccorso un' emanazione diretta Giuramento dello Storico dell'arte , con istruzioni per l'uso e la riabilitazione del nostro Belpaese . |

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Uta Grosenick, Art Now volume 2 , Taschen, 2005, pp. 604, 29,00 euro
“Che cos'è? ma che vuole dire? Beh, questo lo sapevo fare anch'io!” e si potrebbe continuare, ma i commenti, gli aggrottamenti di sopracciglia e i risolini di fronte alle svariate espressioni della contemporaneità sono poco fantasiosi e incautamente possono dare il colpo di grazia per spingere al rifiuto dell'arte del nostro tempo.
Alle prossime Biennali di Venezia o Basilea e alle imperdibili mostre declamate come eventi , quando la maggior parte delle persone andrà per moda e per assuefazione, noi saremo invece preparati e pronti a rispondere a quelle stesse domande che inevitabilmente si sentiranno nell'aria, con un pensiero critico personale davanti a dipinti, installazioni, video e rare sculture.
Forti della lettura di Art Now, scritto da Uta Grosenick, scrittrice e redattrice freelance e con un passato da sovrintendente del Kunstmuseum di Wolfsburg, questo volume – strumento è una chiave di lettura per accedere alle regole di un gioco non adatto ai minori dell' istituzionale età della ragione.
Protagonisti sono artisti come Candice Breitz o Gabriel Orozco, e la loro capacità di rendere comprensibile e mediatica la loro opera, che si devono districare tra le carte sfortunate di imprevisti - le variazioni del gusto e della moda, in una parola del mercato - e quelle fortunate delle opportunità date da concorsi e stage di studio. I vincitori temporanei risultano così i 136 artisti internazionali presenti nelle schede, complete di immagini, biografie e frasi dal tono dell' ipse dixit dell'artista stesso.
Un' interessante sezione finale è rappresentata dalle indicazioni dei prezzi di vendita delle opere e si scopre che un Micheal Jackson and Bubbles in porcellana di Jeff Koons arrivò a costare all'asta del 1988 a 5.100.000 dollari per poi scendere a 2.600.000 con la sua Cake dopo pochi anni…chissà che non serva a qualcuno di noi come spunto per dare l'avvio ad una propria collezione!
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Segni d'Arte “Monografie”, Luigi Montanarini, Disegni 1925-1995, 2006, Nicolina Bianchi Editore, pp.63, 15 euro
A cento anni dalla nascita di Luigi Montanarini, questa elegante monografia, pubblicata in occasione dell'esposizione dei disegni dell'artista nella prestigiosa sede dell'Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia, in Roma, si configura come l'omaggio ad un maestro indiscusso del ‘900, che attraverso 70 anni di attività ha espresso nel disegno, come nella pittura, un itinerario spirituale ricco e sofferto, sempre autentico, sostenuto da una salda integrità morale e da una fede nei valori della vita e dell'esperienza artistica. Toscano di nascita, ma attivo a Roma, dove fu docente e direttore, per oltre un decennio, dell'Accademia di Belle Arti, fin dagli esordi ha privilegiato una ricerca figurativa che potesse svecchiare il provincialismo italiano del dopoguerra, soprattutto attraverso l'uso originale e costruttivo del colore e del tono. Citando lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan, Montanarini ben comprese come “il compito dell'artista…sia quello di dare alla propria opera non soltanto il senso di un'espressione individuale, ma di un contributo alla cultura del proprio tempo”. Preceduta da un'ampia presentazione dello stesso Montanarini sulle modalità del proprio fare artistico, la monografia si propone come una utile guida alla conoscenza dell'arte e del pensiero del Maestro.
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