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Gherardo Noce Benigni Olivieri, Praesaepes.
Il pastore napoletano attraverso i secoli. Collezioni inedite ,
Ed. Voyage Pittoresque, Napoli, 2006. pp. 107. Euro 95,00
Il libro “Praesaepes” si va ad aggiungere alla folta schiera di testimonianze
sull'origine e sulle caratteristiche filologico-culturali del presepe
settecentesco napoletano, non soltanto per fornire un singolare arricchimento
iconografico, grazie alla pubblicazione di immagini provenienti da
collezioni inedite, ma anche per un altro motivo che lo rende raro.
Il testo, infatti, corredato da un repertorio fotografico di grande
bellezza, si differenzia da analoghe pubblicazioni pur esaustive,
per la descrizione minuziosa ed illustrata della tecnica di realizzazione
dei pastori, dei materiali usati e dei metodi con cui venivano fabbricate
queste piccole opere d'arte. La modellazione in creta delle teste
e dei busti, l'incastonatura degli occhi, la coloritura e la patinatura,
il fissaggio delle parti sul manichino, realizzato con fili di ferro
e stoppa, fino alla fase di vestitura dei pastori: questo il lungo
e laborioso iter che il lettore può seguire nella seconda parte
del libro.
Il testo, inoltre, indaga con precisione le parti che compongono il
presepe classico: la grotta della nascita, l'annuncio
ai pastori, la taverna , luogo in cui la fantasia scenografica
degli artigiani costruttori di presepi si esprime al meglio! Addentrandosi,
poi, nel valore etnografico di questa antica e nobile usanza, si ricercano
i motivi di un interesse e di una passione così duraturi e
della persistenza di una tradizione fortemente radicata nell'animo
popolare, come nella cultura di tutti. Sacro e profano, misticismo
e vita quotidiana, sapienza artigianale e qualità artistiche
si fondono nel presepe napoletano, che non è mai rimasto esente
dagli influssi della grande pittura caravaggesca. Ai famosi artisti
presepiai del ‘700, da Giuseppe Sammartino a Francesco Celebrano,
pittori e scultori, vanno aggiunti i fratelli Vassallo e Francesco
Gallo, creatori di piccoli animali in terracotta o in legno, anch'essi
ispirati dalla coeva pittura di genere.
Dopo un rapido cenno al mondo del collezionismo antiquario, Praesaepes
si conclude con una sintetica disamina del diffusione del presepe
napoletano nel mondo.
L'autore, Gherardo Noce Benigni Olivieri, dagli anni '80 ha trasformato
la sua passione antiquaria nella principale attività e grazie
all'enorme esperienza acquisita, è considerato un punto di
riferimento per i collezionisti di pastori napoletani del ‘700, in
tutto il mondo.
anastasianoce@yahoo.it
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Placido Antonio Carè, I modi di dire
della civiltà contadina calabrese. Lambda Editrice, Nicotera
(VV), 2006, pp. 178. 14,00 euro
Lo scorso dicembre 2006 è stato presentato, presso la Biblioteca
Comunale di Vibo Valentia, il volume: I modi di dire della civiltà
contadina calabrese, edito dalla Lambda Editrice e scritto dal
prof. Placido Antonio Carè, autore di numerosi testi teatrali
ed atti unici in vernacolo calabrese. I modi di dire, apparentemente
fratelli minori dei proverbi, costituiscono la più interessante
forma di comunicazione arrivata, anche agli stessi calabresi, attraverso
la comunicazione orale. Essi hanno una grande efficacia espressiva,
fondata sulla capacità di convertire, senza bisogno di mediazione,
dati concreti in concetti astratti, descrivono comportamenti e, tra
l'altro, denunciano i vizi dell'uomo con uno stile compositivo che
va dall'ironia alla metafora ed alla similitudine, rivelando la straordinaria
capacità idiomatica del dialetto calabrese.
L'opera è estremamente valida, ove si consideri quanto il panorama
dei dialetti sia ricco e variegato per caratteristiche fonetiche ma,
anche, morfologiche e lessicali, dato che la Calabria non ha mai costituito,
com'è noto, un'unità etnografica e tanto meno linguistica.
“È in quest'ottica che vanno considerate e promosse iniziative
di tal genere- ha chiarito la direttrice della Lambda, prof. Lilly
Pagano- le quali danno un forte contributo al recupero ed alla salvaguardia
di valori linguistici altrimenti destinati all'oblio. In tempi così
problematici e spersonalizzanti, il recupero del dialetto di una terra
per offrirlo alla fruizione di tutti non costituisce solo un'operazione
sulla memoria di tipo storiografico ed antropologico/culturale per
l'esigenza, sempre più sentita, di un raccordo alle proprie
radici, ma è pure il momento pregnante di una visione che ci
consente di saper valorizzare il presente” . I modi di dire della
civiltà contadina calabrese offrono, infatti, mediante
similitudini e metafore, una serie di riflessioni sulla vita e riescono
a cogliere nel reale i vari aspetti di un mondo al quale i nostri
padri aspiravano, perché ritenuto fondato sui valori condivisi
dai più.
L'impianto dell'opera è di una preziosità familiare
per la gran quantità di recuperi lessicali e, proprio per questo
aspetto, non soltanto si rivela opera utilissima agli studiosi della
materia, ma risulta non meno necessaria al territorio che,
in un momento di profonde trasformazioni, recupera la consapevolezza
del proprio patrimonio culturale e sociale.
Dei modi di dire, strutturati in ordine alfabetico per facilitarne
la consultazione, l'Autore fornisce la traduzione letterale ed il
significato metaforico per poi arricchirli, ove necessario, con commenti
sul contesto socio-culturale in cui sono stati concepiti.
Infine le schede esplicative, poste in Appendice, risultano particolarmente
interessanti per conoscere le tradizioni e le attività produttive
dei Calabresi di ieri!
www.lambdanicotera.it
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