“Sono uno di quelli che ritengono, per me è molto importante, che noi esseri umani apparteniamo sempre a qualche luogo. L’ideale è essere e avere le radici in un luogo ma, contemporaneamente, penso che le nostre braccia devono stringere il mondo intero e che qualsiasi cultura è perfetta per colui che riesce ad adattarcisi. Io nel mio paese basco mi sento al mio posto, come un albero adatto al suo territorio. Un albero sul suo terreno ma con le braccia rivolte al mondo intero. Tento di realizzare l’opera di un uomo, la mia. Poiché sono io, quest’opera avrà sfumature particolari, una luce nera, che però è anche la nostra. Sono come un albero, con le radici in un solo paese e i rami che si aprono sul mondo” (E. Chillida). La personale “Eduardo Chillida” (1924 – 2002) ospitata dall’ Instituto Cervantes di Roma nella sede della Sala Dalí dal 23 ottobre 2024 all’11 gennaio 2025, propone, per la prima volta nella Capitale dopo 32 anni, quarantuno opere dell’Artista tra disegni, sculture e “gravitazioni” datate dal 1948 al 1997. Un’occasione veramente unica per ripercorrere l’evoluzione dell’opera dello scultore basco dalla figurazione all’astrazione.
Da quando si è fatto conoscere sulla scena internazionale negli anni Cinquanta, il lavoro di Chillida è stato ospitato nei principali musei e collezioni d'arte in Europa e negli Stati Uniti. Le sue opere sono state commentate e analizzate da insigni storici e critici d'arte, oltre che da poeti e filosofi. Vincitore di innumerevoli premi ed esposto in numerosi musei e retrospettive, il suo lavoro costituisce un patrimonio di riferimento ineludibile nel panorama artistico contemporaneo.
|
|
Eduardo Chillida, Senza Titolo, 1950, 21,6 cm x 15,3 cm, matita su carta, Museo Chillida Leku, Foto: Mikel Chillida
|
|
Considerato uno dei più grandi scultori del Novecento, Chillida ha esposto le sue opere in più di 20 musei in tutto il mondo; spesso esse collocate di fronte al mare, come a San Sebastián il celebre Pettine del vento (1977), formato da tre monumentali ganci in acciaio massiccio inseriti tra le rocce della costa, quasi a raccogliere il vento e i flutti dell’oceano, in un angolo magico che fonde elementi naturali con materiali industriali creando un potente dialogo tra l’artificiale e l’organico. “Guardando infrangersi il mare talvolta furioso che riesce ad ammansire un po’ le rocce, che simili a noi... un po’ erose ma impavide, difendono la terra e anche l'anima delle cose.” (E. Chillida).
Altre sculture sono collocate in montagna, come in Giappone e in città come Washington, Parigi, Munster, Madrid, Palma di Maiorca, Guernica, Berlino e Monaco di Baviera. Sulla sua opera hanno scritto architetti e filosofi come Martin Heidegger, Emil Cioran, Félix Duque e poeti come Octavio Paz.
La mostra romana vuole essere una retrospettiva della carriera artistica di Chillida, a 100 anni dalla nascita, attraverso i due principali mezzi con cui lavorò: il disegno e la scultura.
Il percorso dell’esposizione inizia con una serie di disegni figurativi del primo periodo dove già emergono quelle forme e linee curve che caratterizzeranno il suo lavoro successivo. Colpiscono i disegni che si concentrano sulle mani, uno dei temi che ossessiona Chillida. Non bisogna dimenticare, infatti, che l'artista in gioventù è il portiere della squadra di calcio della Real Sociedad, attività caratterizzata dall'uso delle mani e sport che deve abbandonare a causa di un infortunio al ginocchio.
|
|
22
Eduardo Chillida, Ikaraundi, 1957, 48 cm x 141 cm x 68 cm, bronzo, Museo Chillida Leku, Foto: Alex Abril
|
|
Chillida una volta disse “quello che so fare l'ho sicuramente già fatto, quindi devo sempre fare quello che non so fare. [...] Non sarà forse l'arte la conseguenza di una necessità, bella e difficile, che ci porta a tentare di fare quello che non sappiamo fare?” . Ecco perché molte di queste opere sono disegnate con la mano sinistra, pur essendo destrimano: Chillida vuole rivivere l'avventura di imparare con la mano sinistra qualcosa che sapeva fare solo con la mano destra.
In mostra 17 “gravitazioni”, rilievi di diversi strati di carte, tagliate e in parte dipinte a china nera, legate e appese mediante delle corde.. Sono delicate opere bidimensionali in bianco e nero, che esplorano le qualità e i limiti dello spazio, sovrapponendo strati di carta uniti da fili e sospesi per consentire la circolazione dell’aria.
Il rapporto di Chillida con l'Italia è stato molto intenso. Alla Biennale di Venezia del 1958 vince il premio come miglior scultore all'età di 34 anni e la mostra all’Instituto Cervantes di Roma vuole anche rendere omaggio a questo importante riconoscimento riunendo quattro opere presenti in quella Biennale. Una di queste sculture, Gesto (1957), proviene dalla collezione della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, eccezionalmente prestata per l'occasione, mentre le altre provengono dal Museo Chillida Leku.
Una caratteristica di queste sculture e dell'opera scultorea di Chillida è l'assenza dell'angolo retto. E’ lo stesso artista ad affermare “l’angolo retto mi è sembrato il più bello di tutti gli angoli, ma è un po’ intollerante, non ammette dialogo se non con i suoi pari”. Chillida non utilizzerà mai angoli retti, bensì angoli dati dall'ombra.
|
|
24
Eduardo Chillida, Sogno articolato, omaggio a Gaston Bachelard, 1958, 38 cm x 85 cm x 48 cm, acciaio, Museo Chillida Leku, Foto: Alex Abril
|
|
Le sculture di Chillida evocano spesso tensione ed equilibrio, invitando gli spettatori a contemplare il rapporto tra massa e vuoto. La sua padronanza del materiale e della forma gli permette di creare composizioni dinamiche che sfidano la percezione dello spazio. Ogni scultura diventa, infatti, una meditazione sulla presenza e l'assenza, invitando gli spettatori a sperimentare l'interazione tra luce e ombra. Le sue sculture a non sono semplicemente oggetti statici ma piuttosto entità dinamiche che interagiscono con l'ambiente circostante ed evocano un senso di dialogo con chi le osserva. "Lo spazio è l'elemento più vivo di tutto quel che ci circonda. È come uno spirito. […] Dallo spazio con suo fratello il tempo, sotto la gravità insistente, sentendo la materia come uno spazio più lento, mi chiedo con stupore ciò che non so perché "io non rappresento, domando." (E. Chillida).
Di origine basca Chillida nasce a San Sebastián il 10 gennaio 1924. Il padre, militare, ha grandi inclinazioni artistiche ed ama il disegno e la pittura, mentre il senso del ritmo e la musicalità, nel suo lavoro, li eredita dalla madre, la soprano Carmen Juantegu. Dopo gli studi in architettura all'Università di Madrid, che lasciano in lui la capacità di modellare lo spazio attraverso linee e segni architettonici trattandoli quasi come materia concreta, inizia a concentrarsi sul disegno e sulla scultura. Come già ricordato, vince il Premio per la scultura alla Biennale di Venezia del 1958 e nello stesso anno compie la sua prima visita negli Stati Uniti, dove incontra James Johnson Sweeney, Mies van der Rohe e il compositore Edgar Varèse. Nel 1960 gli viene assegnato il Premio Kandinsky.
|
|
30
Eduardo Chillida, Gravitazione, 1991, 21,8 cm x 22,7 cm, Museo Chillida Leku, Foto: Alex Abril
|
|
36
Eduardo Chillida, Gravitazione, 1993, 26 cm x 19,5 cm, Museo Chillida Leku, Foto: Alex Abril
|
Nel 1980 espone al Museo Solomon R. Guggenheim di New York; nel 1990 la Biennale di Venezia gli dedica una personale a Ca' Pesaro e nel 2000 viene inaugurato il Museo Chillida Leku ad Hernani, vicino a San Sebastián. "Un giorno ho sognato un'utopia: trovare uno spazio dove le mie sculture potessero riposare e le persone potessero camminare tra di esse come in una foresta." Chillida Leku è un museo unico, fatto di per sé come una grande opera d'arte, che ospita il corpus più completo di opere dell'artista e comprende un parco di sculture e uno spazio espositivo all'interno del caserío Zabalaga, una tradizionale casa di campagna basca risalente al XVI secolo.. A Chillida Leku l'artista ha creato un luogo ("Leku" si traduce come "luogo" in lingua basca) dove le generazioni future potranno vivere il suo lavoro come lui lo intendeva e in una cornice senza pari. In esso la fusione tra arte e natura avviene in modo naturale: le sculture sono integrate nel paesaggio come se ne avessero sempre fatto parte! Nel giardino faggi, querce e magnolie convivono con le monumentali sculture in acciaio e granito poste in perfetto dialogo con l'ambiente circostante. Sebbene le opere presentino un aspetto di monumentalità, il luogo è realizzato a misura d'uomo, che è la scala con cui l'artista ha sempre lavorato, ponendo la persona come misura del suo lavoro.
Muore a 78 anni nella sua residenza sul monte Igueldo il 19 agosto del 2002.
La mostra, organizzata dall'Instituto Cervantes di Roma e promossa dal Museo Chillida Leku con la collaborazione della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, è a cura di Javier Molins.
informazioni sulla mostra:
Sede: Instituto Cervantes di Roma, Sala Dalí, Piazza Navona 91, Roma
Periodo: 23 ottobre 2024 – 11 gennaio 2025
Ingresso libero
Per informazioni: tel +39 06 6861871
Sito: https://roma.cervantes.es/it/
Ufficio Stampa Instituto Cervantes di Roma: Paola Saba, +39 338 4466199, paolasaba@paolasaba.it
|
|