A 100 anni dalla nascita del grande scultore spagnolo, la mostra personale “Martín Chirino. Lo scultore del ferro” (1925 – 2019) ospitata dall’Instituto Cervantes di Roma nella sede della Sala Dalí, propone per la prima volta in Italia un’accurata selezione di opere tra sculture, disegni e incisioni datate dal 1957 al 2011, un omaggio a uno degli artisti spagnoli più importanti del XX secolo, nato nelle isole Canarie ma conosciuto e apprezzato a livello internazionale.
Una selezione di fotografie dell’amico Alejandro Togores realizzate tra il 1971 e il 2018 regalano al pubblico la possibilità di conoscere i processi creativi dell’Artista, rivelando il suo lato più autentico e umano. “Il ferro rovente sembrava fluire dalle mie mani e obbedire alla mia volontà - così Chirino ricorda come decise che il ferro sarebbe stato il materiale principale della sua opera e da qui il titolo della mostra che propone alcune delle sue serie più celebri: Venti, Alisei, Teste, Paesaggi e Aerovori, declinate mediante l’utilizzo di tecniche differenti. Le diverse serie formano un insieme armonioso e in molti casi intrecciato, sebbene ognuna di esse costituisca di per sé un'unità creativa che comprende non solo opere scultoree, ma incorpora anche schizzi, disegni e incisioni.
All'inizio degli anni ‘40 Martín Chirino, per volontà del padre, lavorò per un paio d'anni sulle navi di Puerto de la Luz. I viaggi verso le coste africane del Marocco, il Sahara, la Mauritania, il Senegal e la Guinea Equatoriale sono continui per rifornire le navi. “Sentii - spiega Chirino- che appartenere a un luogo significava riaffermare le mie radici e recuperare la mia storia”. In molte Teste, tra cui quelle esposte, “la latitudine dell’arcipelago mi fa sentire la vicinanza dell’arte africana […] Si intuisce l’immagine delle maschere africane per le quali provavo grande ammirazione”. La maschera dell'uomo, l'Afrocán, è personalizzata, tondeggiante, nella serie più figurativa dell'opera di Chirino.
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Martín Chirino, Testa, Cronaca del XX secolo, La Fiorentina, 1985, inchiostro su carta, 132 x 178 x 6 cm.
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Al contempo lo scultore si immerge nell'avventura di creare un'arte astratta cercando di connettere la sua opera alla natura. Nel viaggio attraverso l'opera di Chirino ci sarŕ sempre Julio González, ma anche Malevitch, Mondrián, El Lissitzky, i creatori costruttivisti che furono per lui i padri sacri, che venerava per il loro modo di intendere e interpretare lo spazio. Sono state influenze importanti, cosě come lo č stata senza dubbio l'esperienza di El Paso, gruppo cui si uně nel 1958. Chirino fa il salto verso l'astrazione piů assoluta, rendendo omaggio al lavoro artigianale che tanto ammira e con il quale tanto ha imparato. Il mestiere di forgiatore č per lui, negli anni '50, il punto di riferimento piů importante per il suo lavoro. "La mia scultura- chiariva l'Artista - si avvicina di piů all'utensile nelle sue origini. Č affine all'aratro o al vomere. Ciň che questi strumenti popolari hanno come prolungamento umano, lo puň avere la mia opera. Essi collegano l'uomo alla terra in un abbraccio armonioso e necessario".
Il vento č la chiave per comprendere la produzione matura di Martín Chirino. Nella Spirale, che l'artista intende come segno atlantico, ma anche mediterraneo, il vento emerge materializzato, catturando l'intangibile nella materia piů condensata, nel ferro o nell'acciaio. Egli trova nella spirale la traccia dell'origine: "Prima che arrivasse Chirino – sottolinea Serge Fauchereau – nessuno aveva pensato di scolpire il vento".
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Martín Chirino, Afrocanario, 2012, bronzo dorato, 85 x 46,5 x 9 cm
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Martín Chirino, Testa, Cronaca del XX secolo, La Fiorentina, 2018, bronzo nero, 33 x 22,5 x 35,
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Nell'opera di Chirino la scultura va sempre oltre il suo volume e il suo peso. Č, prima di tutto, la sua proiezione: penetra e trasforma lo spazio che la circonda. Attraverso la manipolazione del ferro battuto come supporto, sviluppa uno specifico linguaggio plastico.
Nello scolpire il vento, si confronta con il suo concetto congelando il tempo e il suo movimento a volte violento attraverso il duro materiale del ferro. "La spirale di ferro si apre a fluttuare nello spazio, come l'orizzonte distorto del sogno che ho sempre inseguito. Alisei, Alfaguaras e Solanos, insomma, tutto il mio lavoro č debitore a questa spirale di ferro chiusa al suo punto di partenza, che si estende e scivola in modo che la materia di queste sculture suggerisca la simulazione di leggerezza, leggerezza e libertŕ a cui aspirano tutte le mie opere".
Negli anni Settanta la scultura di Martín Chirino prende il volo, si alleggerisce di un peso reale e diventa un sogno fantastico. I divoratori d'aria, gli Aerovori, sollevano nello spazio l'incredibile leggerezza del ferro battuto, trasformandosi in ali. La spirale rimane al centro, come il nodo che rifiuta di essere sciolto, come l'unione del metallo con la sua consistenza antica, con il suo essere primordiale. Gli Aerovori con le ali aperte, come se fossero quelle di un gigantesco uccello che plana, vedono il loro volo fermato in questo sfoggio di leggerezza, di ascesa orizzontale. La materia delle radici, trasformata dalla materia dei venti, si converte cosě nella materia dei sogni.
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Martín Chirino, L'Aliseo, vento del sud, 2011-2012, ferro battuto brunito, 80 x 81,5 x 37
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Martín Chirino, Il vento, 2011, ferro battuto, 32,5 x 31,5 x 9 cm
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I Paesaggi, rappresentati anch'essi in mostra, sono il ritorno degli Aerovori a terra. La terra riappare, non attraverso gli strumenti, le radici, ma attraverso l'occhio umano, l'occhio che osserva e si ricrea.
Come la mostra romana testimonia, accanto alla produzione scultorea, per Martín Chirino il disegno č, se non il principale, mezzo di espressione, il piů comune. Si tratta di un mezzo di lavoro e di sperimentazione inseparabile dalla scultura, con cui si risolvono tutti i problemi spaziali che il primo pone. Č quindi naturale che, nel suo complesso, l'opera disegnata di Chirino rifletta le varie fasi del suo percorso artistico, una pratica che parte da un disegno accademico che giŕ indicava una personalitŕ speciale e che avrebbe poi adottato la configurazione schematica della sua creazione scultorea.
I disegni di Martín Chirino sono, naturalmente, disegni di uno scultore, pertanto ciň che guida la mano dell'artista non č tanto l'aspetto visivo quanto la conoscenza tridimensionale degli oggetti.
La mostra, che apre il 20 febbraio e si svolgerŕ fino al 3 maggio 2025, organizzata dall'Instituto Cervantes di Roma e promossa dalla Fondazione CajaCanarias insieme alla Fondazione Martín Chirino per l'Arte e il Pensiero in collaborazione con TureSpańa, č a cura di Marta Chiríno e Alejandro Togores.
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Martín Chirino, Paesaggio, 2004, bronzo, 33 x 111 x 45
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Cenni biografici
Martín Chirino nasce a Las Palmas de Gran Canaria il 1° marzo 1925, in riva al mare, in un ambiente familiare tradizionalmente legato al mondo dei cantieri navali di Puerto de La Luz. Questa conoscenza, fin da giovanissimo, gli permette di utilizzare l'attrezzo e lo introduce in un mondo che lo riempie di stupore e passione per l'artigianato del ferro e l'intaglio del legno.
All'etŕ di 23 anni si reca a Madrid per studiare alla Scuola di Belle Arti di San Fernando. Una volta terminati gli studi, intraprende un periodo di ricerca sul ferro e sul ferro battuto spagnolo. In Italia studia i classici, completando la sua formazione alla School of Fine Arts di Londra. Dopo il suo ritorno alle Isole Canarie, realizza la serie "Reinas Negras", opere influenzate dall'arte africana e dal surrealismo, poi si unisce al gruppo "El Paso" nel 1958. Dopo la mostra New Spanish painting and sculpture al MOMA, la presenza di Chirino negli Stati Uniti č frequente e periodica.
Dal 1983 al 1990 ricopre la carica di presidente del Círculo de Bellas Artes di Madrid e dal 1989 al 2002 č direttore del Centro Atlantico d'Arte Moderna di Las Palmas de Gran Canaria. Č insignito, tra gli altri, del Premio Internazionale di Scultura della Biennale di Budapest, del Premio Nazionale di Arti Plastiche, del Premio delle Arti Plastiche delle Canarie, della Medaglia d'Oro per le Belle Arti, del Premio Nazionale di Scultura del CEOE, della Medaglia d'Onore del Círculo de Bellas Artes de Madrid e del Premio di Arti Plastiche 2003 della Comunitŕ di Madrid. Nel 2004 la Royal Mint Foundation gli conferisce il Premio Tomás Francisco Prieto per le medaglie e nel 2008 riceve il Premio Cristóbal Gabarrón Foundation per le Arti Plastiche. Č insignito di un dottorato onorario dall'Universitŕ di Las Palmas de Gran Canarias (2008) e dall'Universitŕ Nebrija di Madrid (2011) e nel 2014 č nominato Accademico Onorario dell'Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando a Madrid.
Il 28 marzo 2015 la Fondazione Martín Chirino per l'Arte e il Pensiero, organismo vivente di divulgazione artistica e culturale, apre le sue porte nell'emblematico Castello della Luce a Las Palmas de Gran Canaria.
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Foto di Alejandro Tagores, Il ferro percepito
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INFO MOSTRA
Titolo: "Martín Chirino. Lo scultore del ferro"
Sede: Instituto Cervantes di Roma,
Sala Dalí, Piazza Navona 91, Roma
Periodo: 20 febbraio- 3 maggio 2025
Orario: da martedě a venerdě dalle 14.00 alle 20.00; sabato dalle 15.00 alle 20.00; domenica e lunedě chiuso- Ingresso libero
Ufficio Stampa Instituto Cervantes di Roma: Paola Saba, +39 338 4466199, paolasaba@paolasaba.it
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