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Giorgio de Chirico, autoritratto con pullover nero, 1957.©
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A Modena si sta svolgendo la mostra "Giorgio de Chirico. L'ultima metafisica", nella nuova ala del Palazzo dei Musei, che riunisce 50 capolavori del Maestro, creati nell'ultimo decennio della sua vita, dal 1968 alla sua morte. Egli inaugura in questi dieci anni la sua stagione neometafisica, ritornando in gran parte ai temi che avevano caratterizzato la sua arte dagli anni Dieci ai primi anni Trenta, ma rivisitandoli con maggiore maturità, immaginazione e senso giocoso. "La metafisica di de Chirico degli anni Dieci", afferma la curatrice Elena Pontiggia, "voleva esprimere l'enigma, l'incomprensibilità e l'assurdità dell'esistenza. In quella degli anni Settanta il sentimento dell'insensatezza dell'universo si attenua, ed è osservato con ironico distacco".
In capolavori come Ettore e Andromaca davanti a Troia (1968), L'astrologo (1970) e Sole sul cavalletto (1973), Interno metafisico con pere e Il segreto della sposa de Chirico rivisita con libertà i propri temi trasformandoli in una riflessione matura e ironica sulla vita e sull'arte. Anche la tecnica subisce cambiamenti: la pennellata torna definita, i colori si fanno smaltati, le forme si semplificano. La denominazione "neometafisica" nasce ufficialmente nel 1970, quando il curatore Wieland Schmied, presentando la mostra tedesca di Hannover, parla di un "periodo neometafisico" contrassegnato dal ritorno ai temi metafisici con spirito rinnovato. È però Renato Barilli in "Presenza assenza" del 1974, ad approfondire il valore della pittura ultima di de Chirico e infine nel 1982 Maurizio Calvesi scriverà un libro fondamentale dal titolo "La metafisica schiarita".
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Figlio di un ingegnere ferroviario, Giorgio de Chirico vide la luce nel 1888 a Volo, un tranquillo porto della Grecia da cui alcuni millenni prima, come racconta il mito, gli Argonauti erano partiti alla conquista del Vello d'oro. In questo mondo di bellezza e di arte, l'Artista rimase fino all'età di 16 anni, imbevendosi di storia, di archeologia e di miti, immagini che torneranno a più riprese a popolare le sue tele, come magiche suggestioni o retaggi ancestrali. Oltre la Grecia è l'Italia il paese che il pittore ha saputo raccontare e reinventare alla stregua dell'amico Federico Fellini, fondendo con similare talento realtà e fantasia: l'arte quattrocentesca e cinquecentesca, la bellezza delle piazze italiane, i monumenti e le fontane gli permettono di creare capolavori dal fascino incomparabile. Universalmente celebrato come l'inventore della "Metafisica" negli anni 10 fino al 1930 , un'avanguardia che non intendeva riprodurre il reale, né il fantastico, ma evocare ciò che oltrepassa la mera fisicità, De Chirico negli ultimi 10 anni di vita nuovamente torna a dipingere il mondo dei sogni, dei ricordi e degli enigmi esistenziali, il mistero che "è nelle cose" che ci circondano, ma le sue immagini sono pervase da un sentimento di leggerezza e di lieve malinconia. ll Pictor optimus che studiava gli antichi con rispetto e passione, possedendo un mestiere solido e un'espertissima tecnica, aveva inventato la Metafisica ben 50 anni prima con un atto puramente intuitivo, nato a Ferrara nel 1916 assieme ai pittori Carlo Carrà e Filippo de Pisis.
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Giorgio de Chirico, La tristezza della primavera, 1970.©
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Giorgio de Chirico, Visione metafisica di New York, 1975©
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Da quel momento storico Torino, Ferrara, Firenze, i portici delle città italiane dalle lunghe ombre, le statue e i monumenti avvolti dal silenzio, divengono gli inquietanti protagonisti delle tele dechirichiane, teatri di immobili presenze cariche di emozioni indecifrabili, fantasmi ermetici di una lirica nostalgia. Benché il disegno sia sempre deciso e i colori caldi, le cose ritratte dal Maestro sono immerse in uno scenario onirico che provoca un sentimento di attesa e di struggimento. Anche le nature morte, dai colori abbaglianti, o come soleva chiamarle l'Artista vite silenti, sono pervase dalla stessa atmosfera d'enigma, ove tempo e spazio hanno assunto una diversa dimensione dalla realtà e ogni certezza sfuma nell'ignoto. I Bagni misteriosi, i Trofei, Le muse inquietanti, i Manichini, sono alcuni fra i soggetti metafisici più amati dal Maestro in quei primi anni metafisici, senza dimenticare gli innumerevoli autoritratti, potenti o ironici, i gladiatori, gli amati cavalli e il mondo mitologico che continuerà sempre ad ispirarlo anche negli anni che caratterizzano il periodo della neometafisica, oggetto della mostra a Modena. Tra le letture preferite (Nietzsche, Schopenhauer, Beaudelaire, Agatha Christie) sono da annoverare i filosofi greci, fra tutti Platone, e la poesia. L' amore per la mitologia e per la solennità della statuaria antica è stato un filo conduttore della formazione del Maestro, ma anche l'arte rinascimentale, come già accennato, ha costituito uno dei fondamenti della sua cultura. Con ugual passione egli apprezzava l'opera dei moderni come Raffaello, Rubens, Tiziano, Michelangelo, Van Dyck e El Greco, avvalendosi di una capacità intuitiva come pochi. Le immagini neometafisiche degli ultimi anni di vita di de Chirico, esposte a Modena, pur pervase da un'atmosfera magica, rivelano che il linguaggio dell'eterno ritorno é divenuto elegiaca consapevolezza.
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Giorgio de Chirico, Due cavalli in riva al mare con ruderi e drappo rosso, 1971.©
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Se nei suoi dipinti il tempo appare ancora sospeso, i suoi manichini, le piazze, le citazioni dall'epos omerico, i fidiaci cavalli in riva al mare, perfino le nature morte dai colori caldi e sensuali, sono dipinti privi di quel turbamento profondo e di quella inquietudine che avevano pervaso le opere dei primi decenni del '900. Interessanti anche constatare come anche gli autoritratti perdano l'enigmatica e a volte tragica espressione dei primi quadri, per divenire immagini ironiche, dipinte con una materia pittorica che si fa densa a valorizzare al massimo la superficie cromatica con effetti di sensuale impatto visivo. Una mostra da non perdere!
Promossa dal Comune di Modena, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico – da cui provengono tutte le opere esposte – e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra rappresenta un' importante occasione per approfondire il pensiero e la poetica di uno dei protagonisti dell'arte del Novecento. La mostra è accompagnata da un catalogo (Silvana Editoriale) con testi della curatrice, di Ara Merjian e di Francesco Poli.
La mostra "Giorgio de Chirico. L'ultima metafisica", a cura di Elena Pontiggia, è visitabile fino al 12 aprile 2026,
Ufficio stampa: studioesseci.net
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, autrice di saggi, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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