Inondati ogni giorno da notizie di omicidi e genocidi, di guerre ed ostilità alimentate dall'incomprensione e dall'odio razziale, non sembra reale che da qualche parte del mondo questo clima non sia di casa: dal 25 al 30 settembre di ogni anno, in un paese della Sicilia nord occidentale, San Vito lo Capo, non lontano da Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, si celebra la pacifica convivenza tra i popoli attraverso il Cous-Cous Fest! Durante la manifestazione, quest'anno giunta alla decima edizione, viene distribuita la pietanza araba, cucinata in molte varianti, alle innumerevoli persone provenienti non solo dalla Sicilia, ma anche da tanti paesi del Mediterraneo, tutte unite intorno ad un piatto della tradizione culinaria locale, riflesso però dello spirito cosmopolita che contraddistingue questa città ed i suoi abitanti.

il Duomo: eretto nel XIII secolo e fortificato alla metà del '500
fuggendo da Mazara del Vallo per sottrarsi alle persecuzioni di Diocleziano, ma appena trovato rifugio, la sventura volle che una frana lo uccidesse distruggendo la città. Più tardi, nel medesimo luogo furono costruiti la cappella di S. Crescenza, in onore della nutrice che alla vista della frana che avanzava si pietrificò, ed il Santuario, antica fortezza saracena, dedicato fin dal '300 a San Vito martire.
Questi luoghi sacri sono magici per i siciliani, molto devoti ai santi ed alla spiritualità dei siti, ma anche il pellegrino più laico non può non rimanere affascinato dall' austerità che attraverso costruzioni un pò arabeggianti, un po' normanne, avvolge la zona.

una tonnara abbandonata...
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La Cappella di S. Crescenza (XIV secolo)
A S. Vito Lo Capo la multietnicità è parola d'ordine: per le strade adornate di alti palmizi, nei locali caratteritici, davanti alle splendide architetture di matrice araba, si respira l'aria dei paesi d'origine di tanti turisti che hanno percorso queste vie e visitato questi luoghi, dove s'intrecciano culture, sapori e profumi mediterranei. Le case piccole e bianche, di gusto arabeggiante, proiettate sullo sfondo del mare turchese e le spiagge di sabbia candidae finissima sembrano voler accogliere, in un abbraccio cordiale, chi arriva nella assolata cittadina siciliana. Proprio grazie a questa disponibilità ad accogliere i visitatori, secondo la leggenda ebbe inizio la storia di San Vito Lo Capo: si narra, infatti, che il giovane Vito, convertito al Cristianesimo, sia arrivato via mare nella località siciliana, accompagnato dalla nutrice Crescenza,
Le coste frastagliate della Riserva dello Zingaro
Se è vero che per 400 anni San Vito fu devastata dai continui saccheggi dei pirati turchi, paradossalmente proprio in questo lungo periodo nacquero gli insediamenti urbanistici più significativi, come le tre Torri di avvistamento o la stessa Chiesa Madre, trasformata in fortezza dagli Ericini nel XV secolo per timore delle incursioni saracene. Al suo interno si recavano i pellegrini per liberare i congiunti dal " Ballo di San Vito", una specie di furia satanica. Anche la Cappella di S. Crescenza ancor oggi è meta di coloro che vogliono guarire dallo "scantu"! Visitando la città ci si imbatte nell’ottocentesco Palazzo La Porta, sede del Municipio, che ospita nel suo giardino rassegne culturali e conserva ancora bei pavimenti in maiolica, mentre al Museo del Mare si possono ammirare reperti archeologici rinvenuti dai fondali sanvitesi ed altri ritrovamenti provenienti da alcune località del Mediterraneo.
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