Castel del Monte (Andria), matà XIII sec. |
Sopra una collina nei pressi di Andria in Puglia esiste un edificio sorprendente per bellezza e per possanza architettonica, isolato dai paesi circostanti, che si eleva a 550 metri di altezza su un panorama di 380 gradi sulla campagna delle Murge fino al mare. Tra i diversi castelli (Oria, Lucera, Gioia del Colle, Gravina di Puglia) fatti costruire a metà del 1200 da Federico II di Svevia, imperatore del Sacro romano Impero e re di Sicilia, Castel del Monte non soltanto è il più famoso, ma anche il più sontuoso edificio nel quale si fondono i concetti antichi di castrum, palatium e domus. Posto su un altopiano in una posizione strategica, nel tempo venne anche adibito per le esigenze militari della dinastia angioina, seguita a quella sveva e usato anche come prigione. Ma all’origine il Castello era un luogo splendido, decorato con preziosi marmi, splendidi camini, colonne, decorazioni scultoree e mosaici; purtroppo, abbandonato nel ‘600, subì saccheggi che lo depredarono quasi interamente delle bellezze interne. Nella seconda metà del 1800 fu acquisito dallo Stato Italiano e circa 100 anni dopo dichiarato dall’Unesco Patrimonio mondiale dell' Umanità. Iisolato nel verde, costituito da un massiccio corpo ottagonale, alleggerito da belle bifore gotiche, il castello è circondato da otto torri ottagonali; centro reale e ideale della maestosa struttura è il cortile scoperto in cui risalta il contrasto cromatico dei materiali impiegati: marmo, pietra calcarea e breccia corallina.
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La facciata del Castello con il bel portale con timpano triangolare e bifora centrale.
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Il portale ad arco acuto sorretto da colonne con sculture di leoni
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Il cortile interno scoperto
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Una delle porte-finestre del primo piano che affacciano sul cortile
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Se nel tempo il Castello ebbe delle ristrutturazioni, come nel 1566, ad opera del magister Pace Surdo di Barlettamenzionato sulle pareti, e per conto dei duchi di Carafa, a quel tempo proprietari del Castello, purtroppo molte furono le spoliazioni che seguirono. Nel 1757 alcuni materiali e colonne furono prelevate per la costruzione della Reggia di Caserta, progettata dal Vanvitelli e decisa dai Borboni di Napoli. Ma prima ancora di quella data furono trafugate le colonnine marmoree delle finestre, finanche parte della decorazione pavimentale delle sale al pianterreno, dove si può ancora scorgere quello che resta dell’antica pavimentazione in opus sectile, una tecnica romana creata con l’utilizzo di pietre di marmo bianco e ardesia tagliate in forme geometriche.
Le Torri ottagonali erano dotate di scale a chiocciola per salire al piano superiore, alcune rimaste intatte, ma nel Castello esistono anche antesignani servizi igienici, dotati di fessure per l’areazione e canali di spurgo. La ampie sale del primo piano sono tutte ricoperte da volte a crociera il cui centro, la chiave di volta, era decorato con sculture di cui oggi rimane qualche esempio con testine umane o fiori.
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Le sale al primo piano con coperture a volte a crociera
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Una chiave di volta di una sala con una rosa scolpita!
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Grandi camini verticali con cappe coniche, servizi igienici, condotte idriche dimostrano che il Castello di Federico era molto probabilmente un luogo residenziale, sfruttato dall’ingegnoso e colto sovrano anche per la caccia con il falcone, da lui praticata e amata tanto da averci lasciato il primo trattato di falconeria, intitolato “Ars venandi cum avibus”. Una delle 8 sale del piano superiore è detta “sala della Trifora”, poiché è l’unica ad avere una finestra più ampia a tre aperture che guarda a Nord, nella direzione di Andria, nella cui cattedrale furono sepolte le spoglie delle due mogli di Federico, Isabella di Brienne e Isabella d’Inghilterra. Al piano superiore esistono anche tre porte-finestre che affacciano sul cortile ottagonale, prive di ringhiere e ciò fa supporre l’esistenza di un ballatoio pensile che correva lungo il cortile. Le cornici rettangolari delle porte- finestre (ne rimane una soltanto) erano in breccia corallina, circondate esternamente da un arco a tutto sesto con oculo centrale. Colonnine con capitelli corinzi che sostengono un finto architrave a festoni vegetali dimostrano la raffinatezza dei lapicidi e degli scultori di cui si avvalse Federico. Di questo Bene culturale così singolare e prezioso i primi interventi di conservazione iniziarono negli ultimi decenni dell’ Ottocento, ma nel corso del tempo ingegneri, architetti e storici dell’arte hanno profuso il loro impegno sia per consolidarne la struttura, sia per ripristinare le coperture e la cortina muraria.
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Oculo del cortile interno
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La sala della finestra trifora, dotata di un panorama ampio sulla campagna delle Murge
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Una delle 3 porte- finestre |
Varie le ipotesi sulle funzioni e sulle finalità del Castello: molti studiosi propendono per un castello ove dedicarsi allo studio delle scienze, soprattutto matematica, architettura e geometria, come dimostra la sapienza che è alla base costruttiva del maniero. Altri credono che gli interessi precipui di Federico fossero quelli astronomici, ma vi è anche chi ritiene che la funzione del castello fosse quella di un centro benessere per la cura del corpo, soprattutto per le numerose quanto ingegnose stanze da bagno! E’ anche importante evidenziare la ricchezza di simbolismi di cui l’edificio è carico: la forma dell’ottagono soprattutto, ma anche i riferimenti astrologici presenti dalla sua posizione e nei fenomeni che si verificano nei giorni del solstizio e dell’equinozio. Ma senza tema di sbagliare possiamo affermare che Castel del Monte è simbolo concreto del potere imperiale di quel Federico II, definito dai saggi come dal popolo, “stupor mundi”, uomo poliedrico che parlava 6 lingue e per 25 anni si occupò con vigore a innovare il suo Stato, sia dal punto legislativo che artistico; uomo colto, fu politico avveduto e moderno, promosse la scuola poetica siciliana, fondò la prima Università a Napoli ancora a lui intestata. Ancora oggi rimaniamo tutti affascinati nel constatare l’imponenza del suo Castello, nel camminare nei vasti interni, nell’apprezzare quel che rimane di una costruzione maestosa, raffinata, elegante, testimonianza tangibile di secoli in cui l’arte e la cultura divennero parte fondamentale della vita.
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Un particolare delle bellissime scale a chiocciola in marmo
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La sala da bagno, con il particolare del gabinetto da cui partivano le tubature per lo spurgo esterno. Il vano era areato da una feritoia lunga e stretta
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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