Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.82 - Gennaio - Marzo 2025
MUSEO A CIELO APERTO 

Roma amata da STENDHAL, scrigno di arte, bellezza e natura
di Bruna Condoleo



Un panorama su Ponte Sant'Angelo e sulla cupola michelangiolesca

Tra i moltissimi viaggiatori d’età romantica che più amarono l’Italia primeggia lo scrittore Henry Beyle, conosciuto con lo pseudonimo di Stendhal (Grenoble 1783- Paris 1842), spirito libero, insofferente di ogni costrizione, che trovò la vera patria in Italia, considerata una meta impareggiabile per chi volesse godere il piacere di vivere e di amare. Se  Milano, che lo aveva incantato fin da quando nel 1800 era venuto al seguito dell’esercito francese, sarà per lui la patria d’elezione (Arrigho Beyle, milanese, sarà infatti il suo epitaffio!), altre città diventano mete dei suoi frequenti viaggi, come Parma, dove ambientò il famoso romanzo “La chartreuse de Parme” (1839), Firenze e Napoli, ma fu Roma che colpì il suo cuore per la bellezza dei monumenti, per le genti, per i miti e per l’immensa tradizione d’arte che la rende unica al mondo.





Foro romano, l'Arco di Settimio Severo III sec. d.C.
La passeggiata nel Foro Romano


In  Passeggiate romane, l' originale diario dei suoi itinerari storico-artistici, egli descrive monumenti antichi, basiliche, palazzi e giardini con grande competenza e con l’entusiasmo di chi ha ricercato il piacere e la felicità che promanano dal godimento della bellezza (" per chiunque sappia assaporarne l’eterno fascino".) Dinanzi alla “Pietà Vaticana” di Michelangelo Stendhal dice ammirato che l’opera sopravviverà al ricordo stesso del Cattolicesimo e di fronte agli affreschi di Raffaello nelle Stanze Vaticane commenta estasiato le virtù pittoriche del giovane Maestro Urbinate. E’ incantato dalle severe linee architettoniche della Chiesa del Gesù dell’architetto Jacopo Barozzi, detto il Vignola, ma ancora di più da Santa Maria del Popolo, del cui interno descrive le belle tombe dello scultore Jacopo Sansovino e le famose tele “La crocifissione di Pietro e La caduta da cavallo di Paolo” di Caravaggio, che definisce grande pittore e grande scellerato per la sua vita bohémienne e ribelle.






Il Pantheon, fondato nel 27 a.C. e ricostruito dall'impetarore Adriano nel 112/124 d. C.





Il maestoso interno del Pantheon



Lo scrittore si sofferma spesso sui panorami naturali che la Città offre dall’alto dei 7 colli, in particolare dall’Aventino, dove si eleva l’armoniosa facciata neoclassica della Chiesa di Santa Maria del Priorato di Malta, progettata da Giovan Battista Piranesi, luogo da cui si ammira un incomparabile scorcio della cupola di San Pietro. Stendhal elogia gli splendidi giardini del Pincio per la vista superba sulla grande Piazza del Popolp e sull’intera città e rammenta l’abitudine invernale, agevolata dalla dolcezza del clima, delle passeggiate a piedi delle dame secondo una moda tutta francese, quasi a diventare un romano Bois de Boulogne. Da Castel Sant' Angelo al Campidoglio ai Fori Imperiali, Stendhal conduce idealmente il lettore in un percorso esaltante d’archeologia e di storia; definisce il Pantheon il più bel resto d’antichità romana per l’arditezza architettonica della cupola che definisce sublime!



Castel Sant'angelo e Ponte Elio con gli angeli berniniani





Piazza Navona


Ponte Sant'Angelo, costruito nel 134 d.C. dall'Imperatore Adriano per collegare il suo mausoleo alla riva sinistra della città





La spettacolare cupola michelangiolesca della Basilca di San Pietro, XVI secolo.


Nutrito di studi illuministici, Stendhal predilige l’arte classica e la cultura del Rinascimento allo stile barocco, che ritiene ampolloso e sulle cui opere emette spesso giudizi caustici, mai privi d’ironia. I suoi personali gusti estetici non gli impediscono, però, di apprezzare capolavori come l’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini: dinanzi al marmoreo gruppo, nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, in cui Teresa d’Avila è rapita in un’ascesi mistica mentre un angelo sta per trafiggerle il petto, così si esprime lo scrittore: che arte divina, quale voluttà, rivelando un non comune acume critico nell’individuare nella sintesi di sacro e profano la sostanza più intima dell’arte berniniana.
Benché sia affascinato dalle innumerevoli testimonianze artistiche della Capitale, che secondo lui creano a volte una sorta di vertigine, definita da allora, sindrome di Stendhal, lo Scrittore visitò volentieri anche i dintorni di Roma, in particolare fu attratto dai Colli Albani e da Ariccia, dimora di principi, cardinali e Papi. Palazzo Chigi, fatto ricostruire alla metà del ‘600 da Alessandro VII su progetto del Bernini e di Carlo Fontana, lo colpì per gli interni fastosi, ma ancor più per l’immenso parco: 28 ettari di bosco, l’antico Nemus aricinum, sacro a Diana!






Piazza di Spagna e la Chiesa di Trinità dei Monti. A destra la casa-museo dove il poeta John Keats visse e morì nel 1821 e dove soggiornarono Shelley e Byron


Chiesa di Santa Maria del Priorato di Malta, Giovanni Battista Piranesi, 1765.


Il barco, come era chiamata questa zona di caccia nel Palazzo Chigi, allora popolata di daini e di caprioli, poteva ben rappresentare l’immagine stessa del paesaggio romantico: una natura verdissima di latifoglie e alberi millenari, intatta nella sua pittoresca bellezza, adorna di fontane e di reperti antichi provenienti dalla via Appia. Il Palazzo, all’epoca di Stendhal ancora soggiorno estivo per ospiti illustri, si conserva oggi eccezionalmente integro: l’imponente struttura architettonica, con l’originario arredamento seicentesco, firmato dal Bernini e dalla sua scuola, gli affreschi, i quadri, le sculture di noti artisti e i rari parati in cuoio stampato, detti di Cordova, rappresentano un complesso “unico” in Europa. Nei raffinati appartamenti, negli ampi saloni, nelle camere da letto arricchite di baldacchini lussuosi, il regista Luchino Visconti ambientò negli anni ’60 il celebre film “Il Gattopardo”!.






La colonna Traiana, altezza m.39,86, 113 d.C., particolare dei rilievi scultorei che rappresentano la conquista romana della Dacia.
Ritratto di Stendhal, dipinto da
Sodermark nel 1840,
Reggia di Versailles ©



Noi contemporanei ci permettiamo di integrare il tour romano di Stendhal con un'ulteriore prestigiosa meta: Palazzo Pallavicini Rospigliosi. Sorto nel primo decennio del ‘600 per volontà del Cardinale Scipione Borghese in un ampio parco sul colle del Quirinale, ove un tempo sorgevano le terme di Costantino,  nacque come luogo di delizie ove ospitare sculture, arredi pregiati e collezioni pittoriche: la Galleria Pallavicini possiede, infatti, dipinti di Botticelli, Lorenzo Lotto, Mattia Preti, Nicolas Poussin, Velasquez e Van Dyck. Il progetto dell’architetto fiammingo Giovanni Vasanzio, in collaborazione con artisti famosi, come Carlo Maderno, coniuga originalità con classico rigore. Il Casino dell’Aurora, affacciato su di un giardino pensile, costituisce la parte più affascinante del complesso, con il prospetto solenne arricchito da bassorilievi tratti da sarcofagi romani del II e III secolo d. C. Nel salone centrale splendidamente dipinto si può ammirare sul soffitto un ‘opera del pittore bolognese Guido Reni raffigurante il Carro dell’Aurora, immagine ideale di sfolgorante bellezza. Da  tempo visitabile,  Palazzo Pallavicini Rospigliosi è la testimonianza di quanti inediti tesori artistici Roma sia sempre in grado di offrire al turista del secondo millennio.



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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