Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XX - n.83 - Aprile - Giugno 2025
MUSEO A CIELO APERTO 

Capri, un alchimico intreccio di civiltà, mito e natura
di Bruna Condoleo



L'isola di Capri, la famosa Piazzetta


La storia di questa straordinaria isola inizia nell’VIII secolo quando fu colonizzata dai mitici Telaboi, una popolazione pre-greca dell’ Acarnania, come racconta Virgilio, ma la sua fama inizia con gli imperatori romani, primo fra tutti Augusto che la scelse per i suoi “otia” estivi, seguito da Tiberio che addirittura la preferì a Roma! Luogo d’impareggiabile bellezza, dal  ‘700 in poi divenne meta di artisti e di scrittori, viaggiatori del Grand Tour che ne decantarono la straordinaria bellezza eleggendola come ispiratrice d’arte e di poesia. Scrittori come il russo Maksim Gorkij alla fine del XIX secolo o l’inglese Norman Douglas, che nel 1917 dedicò all’Isola, dove morì, il famoso romanzo “Vento del Sud”, compositori come il musicista francese Claude Debussy, poeti come Pablo Neruda, che vi abitò e qui pubblicò “I versi del Capitano”, pittori come l’acquerellista Charles Caryl Coleman, tanti artisti hanno omaggiato Capri con romanzi, versi, musiche e dipinti indimenticabili. Da sempre crogiolo di genti, razze e religioni diverse, per la vocazione cosmopolita Capri non ha mai tradito il carattere di paese aperto alle più differenti sollecitazioni culturali, fin da quando scelse come patrono un santo venuto dall' Oriente, Santo Stefano, cui è intitolata la bella chiesa in Piazza Umberto I, meglio nota come la “piazzetta”, che unisce alle forme barocche elementi arabi nelle cupole. Nella piazzetta si concentra il via vai di turisti incantati dall’armoniosa bellezza del centro storico con il suo campanile e i caratteristici caffè; affacciato sulla piazza vi è l'ingresso a una delle vie più antiche, via Longano (dal greco longones = grandi pietre), che costeggia le antiche mura greche (VIII sec.).  

 





La Certosa di San Giacomo, riedificata tra il '500 e il '600
I Faraglioni, dai Giardini di Augusto

Ovunque stradine inerpicate e vicoli deliziosi costeggiano abitazioni sobrie, costruite in uno stile capace di adattarsi con fantasiose soluzioni al terreno scosceso dell'isola, ma anche ville celebri, come “Il Rosaio”, divenute all’inizio del ‘900 luoghi di sodalizi letterari. Ad Anacapri si può visitare Villa S. Michele, dimora dello scrittore e medico svedese Axel Munthe, che ospitò alla fine degli anni ’30 lo scrittore e giornalista Curzio Malaparte, anche lui innamorato dell’isola, tanto da farsi costruire dall’architetto Adalberto Libera la celebre casa nella zona di Punta Tragara un promontorio da cui si ammira una imperdibile vista panoramica sull'isola. Tantissimi i luoghi affascinanti e più conosciuti, come l’Arco naturale, ovvero ciò che resta di un'immensa grotta di formazione paleolitica che si apriva nella montagna, situata in un luogo spettacolare la cui flora spontanea è caratterizzata da elci e da lentischi. Gli inconfondibili Faraglioni di Capri, oltre al porto di Tragara, formatisi 500 mila anni fa grazie all’azione erosiva delle onde su di un antico promontorio allungato nel mare, sono uno spettacolo antichissimo che si rinnova continuamente. Dai Giardini di Augusto si può ammirare un panorama mozzafiato sulla via Krupp, scavata a picco lungo il costone di roccia; a poca distanza spicca la Certosa di S. Giacomo, costruita alla fine del 1300, poi devastata dai Turchi, sito che ancora conserva affreschi seicenteschi e due chiostri rinascimentali, oltre al museo “Diefenbach” , dal 1974 dedicato ai visionari dipinti del pittore simbolista tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, che trascorse gra parte della vita a Capri fino alla morte (1913) e la dipinse in suggestivi panorami.





Villa Iovis, i ruderi del grandioso palazzo fatto costruire dall'imperatore Tiberio nel I secolo d.C.


A Marina Piccola, sotto gli strapiombi del Monte Solaro, c’è il più prezioso e conosciuto sito balneare di Capri, diviso dallo “Scoglio delle Sirene”, ove si conservano i ruderi di un porto romano.
Tuttavia anche a Capri, dove tutto sembra essere stato visto e assaporato nel corso dei secoli, esiste un angolo poco intaccato dalla folla avida dei turisti, che conserva un fascino misterioso: è il Damecuta, ovvero i pochi resti di una delle ville che l’imperatore Tiberio fece costruire durante gli 11 anni del suo impero trascorsi nell'isola (si ritiene fossero 12 le ville, ognuna costruita in onore di una divinità!). Luogo poco accessibile, quest’ultimo, fiorito di mirti e di ginepri, dalle cui terrazze si domina uno spettacolo indicibile: Ischia, Procida, il golfo di Napoli, il mare azzurrissimo e le scogliere a picco sul mare che formano nei loro anfratti grotte suggestive, in cui stalattiti e stalagmiti si toccano in un abbraccio senza tempo. Nell'articolato complesso architettonico della villa, a strapiombo sulla costa che racchiude la celebre Grotta Azzurra, Tiberio volle questa piccola abitazione privata, immersa in un silenzio che ancora profuma di ginestre e di pini d'Aleppo. Damecuta, il cui nome è derivato probabilmente dalla corruzione dei termini “domus”= soggiorno e “cubicula”= stanza da letto, è un sito appartato che, a differenza della più famosa Villa Iovis, meglio si confà all'ombrosa e contraddittoria personalità di Tiberio: qui allignano agavi, fichi d'India, l'odorosa melissa, l'acanto caro agli dei, il mirto e il lentisco, un autentico paradiso naturale che neanche la devastatrice civiltà consumistica è riuscita a incrinare.








L' Arco naturale, spettacolare apertura nella roccia


Villa Iovis. Un muro ad opus reticulatum



Via Longano, una delle stradine più antiche di Capri


La passeggiata di via Krupp, lungo la roccia a strapiombo sul mare



Situata difronte alla costiera sorrentina, rudere affascinante per la sua impervia bellezza, Villa Jovis è invece ciò che resta del grandioso Palazzo ufficiale, riportato alla luce dall'archeologo Amedeo Maiuri nei primi decenni del secolo scorso, di cui restano imponenti rovine: gli appartamenti imperiali, le vaste cisterne, gli ambienti termali e i vertiginosi affacci sul mare, come "il salto di Tiberio", rupe altissima dalla quale, si dice, l'imperatore facesse gettare i nemici! Tra selve di lecci e profumati agrumeti qui si trovano più di 800 specie di flora mediterranea che trasformano anche le nudi pareti delle rocce, fiorite d'inverno di litospermi turchini.
Capri è un luogo singolare dal mare azzurrissimo, un autentico museo a cielo aperto, dove civiltà e natura si sono intrecciate a comporre un crogiolo di inarrivabili bellezze. Rodolfo Reyes, nipote di Pablo Neruda, in una poesia dedicata all'Isola così declama: "Nelle tue acque la furia dell'Oceano/ impedisce a Nettuno di toccare i suoi scogli/ e, sono i giganti di granito che alla luna/ piena danzano con le sirene/ aggirando l'isola, catturando il marinaio/ avido di passione con le reti dell'amore."



Uno dei tanti panorami costieri dell'Isola





Capri al tramonto, sullo sfondo l'isola di Ischia




Capri in un dipinto di Karl Wilhelm Diefenbach, vissuto nell'isola fino alla morte nel 1913, a cui è stato dedicato un museo!





Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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