Sorta sulla tomba dell’Apostolo, simbolo della cristianità universale, la Basilica di San Pietro con il suo Colonnato è uno scrigno di capolavori insuperati, oltre che meta di itinerari di fede. I più celebrati Maestri hanno contribuito a fare di questo monumento un “unicum” di straordinaria bellezza: Bramante e Michelangelo, Bernini e Maderno sono gli architetti più famosi i cui nomi si legano alla costruzione di una basilica che ha la stessa lunga storia dell’architettura sacra, dall’età costantiniana alla contemporaneità. Fondata nel IV secolo dall’imperatore Costantino, la Basilica aveva in origine una pianta a croce latina ricoperta da capriate lignee, con 5 navate nel vano basilicale e 3 navate nel transetto; inoltre un ampio quadriportico antistante la facciata fungeva da piazza, oltre che da luogo destinato ai catecumeni. La chiesa versava in pessime condizioni quando Papa Niccolò V nel 1452 pensò a una ricostruzione attuata, tuttavia, solo a partire dal 1506 da papa Giulio II, che affidò la direzione dei lavori al pittore e architetto Donato Bramante. Alla morte del valentissimo architetto, i maggiori artisti del tempo presentarono al papa i loro progetti: Raffaello, Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi, ma fu preferito il progetto di Michelangelo, più vicino alla pianta bramante:sca, a croce greca (ovvero con i 4 bracci uguali), come riferisce lo stesso Buonarroti:la basilica dovrà essere:
“ non piena di confusione, ma chiara e schietta e luminosa..”
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Anche se alla morte di Michelangelo (1564) la Basilica era costruita solo fino all’imposta della cupola, i suoi continuatori, tra cui Giacomo della Porta e Domenico Fontana, si attennero alle linee fondamentali del disegno originario, anche per ciò che riguarda la bella lanterna circolare che conclude la cupola. Ispirata a quella brunelleschiana di Santa Maria del Fiore a Firenze, la cupola è di forma emisferica, a doppia calotta, alta da terra 136,57 metri e larga 42,56: fulcro e summa di tutti gli spazi della Chiesa, impostata su di un tamburo circolare ritmato all’esterno da colonne binate, la gigantesca mole della cupola suggerisce un lento movimento di rotazione creando una prospettiva randiosa da ogni punto della Città.
L’interno, pur avendo subito l’allungamento del vano basilicale, attuato da Carlo Maderno per volere di Paolo V, onde avvicinarsi maggiormente alla forma classica di croce latina, pianta più consona ai dettami controriformistici, appare dominato dallo spazio immenso della cupola che, impostata su 4 grandiosi pilastri, ricopre l’altare e il fastoso Baldacchino, fuso con il bronzo che Gian Lorenzo Bernini un secolo dopo recuperò dal Pantheon (1633). La Pietà di Michelangelo,
la cattedra di S. Pietro, il monumento funebre a Urbano VIII e ad Alessandro VII, opere barocche del Bernini, la tomba quattrocentesca di Innocenzo VIII di Antonio del Pollaiolo e quella neoclassica di Clemente XIII di Antonio Canova sono fra i più noti capolavori custoditi all’interno del tempio cristiano, cui si aggiunge la statua bronzea di San Pietro, attribuita ad Arnolfo di Cambio (1356 c.), meta di devozione popolare.
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Sul pavimento della navata centrale sono segnate le lunghezze di altri grandi chiese del mondo, oltre al “disco” ove s’inginocchiò Carlo Magno quando, nella notte di Natale dell’800, venne incoronato imperatore da papa Leone III.
La facciata della Basilica, ideata da Carlo Maderno, a un ordine unico di colonne, avrebbe dovuto acquistare una migliore armonia di proporzioni con l’aggiunta di due campanili alle estremità laterali; tuttavia il progetto del Maderno, messo in opera alla metà del ‘600 da Gian Lorenzo Bernini, all’epoca impegnato per conto di papa Alessandro VII nella progettazione della Piazza, risultò inattuabile, per motivi di stabilità. Pertanto, abbattuto l’unico campanile edificato (quello sud), la lunghezza eccessiva della facciata venne corretta dalla geniale soluzione berniniana delle due gallerie rettilinee convergenti (detta piazza retta), che uniscono il prospetto della chiesa ai due emicicli colonnati della piazza. La progettazione del quadruplice colonnato, iniziato dal Bernini nel 1656, fu concluso undici anni più tardi: un’ampia ellisse al cui centro si eleva l’obelisco egizio, portato a Roma al tempo di Caligola ed eretto alla metà del ‘500 da Domenico Fontana. La forma della Piazza, proiezione ribaltata a terra della cupola, allude simbolicamente all’accoglienza di tutti i fedeli del mondo nel seno del Cattolicesimo; malgrado non sia stato mai realizzato il “terzo braccio” del colonnato, un elemento che nella progettazione berniniana avrebbe chiuso l’ellisse, favorendo lo stupore del pellegrino per l’improvvisa apparizione della piazza (incisione di G. B. Falda del 1659), la grandiosità illusionistica di questo straordinario spazio fisico e concettuale è tuttavia ancor oggi inalterato!
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Le 284 colonne, con capitelli di ordine tuscanico, gli 88 pilastri e una balaustra che corre lungo tutto il colonnato, coronata da 162 statue, irrompono nello spazio dinamicamente, offrendo una geniale quanto scenografica soluzione urbanistica.
Purtroppo l’apertura di Via della Conciliazione nel 1939, che ha sventrato gran parte del contesto medievale e rinascimentale dei borghi circostanti alla Città Vaticana, la cosiddetta Spina dei Borghi, ha annullato l’effetto di meraviglia pensato dal Bernini nel passaggio improvvso dalle viuzze limitrofe alla spazialità immensa della piazza; dopo lo sventramento del 1939, invece, si è dato particolare rilievo prospettico alla visione della cupola michelangiolesca con la creazione di via della Conciliazione.
In alto, al centro della facciata, che grazie all’ultimo restauro ha riacquistato i toni iniziali del travertino romano e dei tenui rosati dell’intonaco, si trova la Loggia delle Benedizioni, da cui si annuncia al mondo l’elezione del pontefice; nel portico coperto d’ingresso le porte bronzee, da quella più antica, fusa dal Filerete nel XV secolo, alle moderne porte della Morte di Giacomo Manzù, dei Sacramenti di Venanzo Crocetti e del Bene e del Male di Luciano Minguzzi (1970/77), la Basilica di San Pietro e la sua Piazza rappresentano uno scrigno di arte, cultura e bellezza senza pari.
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Marina Turco, laureata in Lettere moderne, giornalista e scultrice
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