Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIX - n.80 - Luglio - settembre 2024
IN MOSTRA 


Milano. MUNCH. Il grido interiore
di Bruna Condoleo





Il 14 settembre prossimo si inaugura in Palazzo Reale ai Milano la mostra "MUNCH. IL GRIDO INTERIORE", realizzata in collaborazione con il Museo MUNCH di OSLO e con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma. La retrospettiva, curata da PATRIZIA G. BERMAN e prodotta da Palazzo Reale e da Arthemisia, affronta l'intero percorso spirtuale e artistico di un protagonista dell'arte contemporanea il cui linguaggio ha influenzato diversi campi della cultura, dal cinema all'architettura, dalla musica alla letteratura.
Il secolo ormai trascorso ci ha abituato ad apprezzare e valutare l’arte non più come un mondo ideale di belle forme e di contenuti rasserenanti, ma anche e soprattutto come una denuncia dei mali della società, espressione delle problematicità più profonde dell’individuo, grido d’angoscia che sale dall’inconscio. Da “Guernica” in poi nessun autentico artista ha potuto prescindere dall'evocare le sofferenze e le ingiustizie del mondo o dal tradurre nelle proprie opere i tormenti interiori, tuttavia l’opera del norvegese Edvard Munch ( Loten 1863/ Oslo nel 1944) è senza dubbio una delle rappresentazioni più tenebrose e dolenti del destino umano che il ‘900 ci abbia consegnato. Il grido, l’opera più celebre dell’Artista e più replicata dopo la Monna Lisa di Leonardo, è da ritenersi un vero e proprio manifesto dell’ansia, della solitudine e dell’incomunicabilità che avvinghiano l’uomo contemporaneo.
L’arte di Munch, a cui Milano dopo 40 anni sta dedicando una retrospettiva suggestiva di ben 100 opere e litografie, dal titolo Munch. Il grido interiore, pone dubbi, svela ansietà e contraddizioni, porta in superficie antiche colpe e sopite paure, coinvolge e spesso sconvolge le coscienze.




Edvard Munch, The Scream 1895. Lithograph (lithographic crayon and tusche), 46,5x36,5 cm. Photo © Munchmuseet



Edvard Munch, Madonna 1895/1902. Lithograph, 64x48 cm. Photo © Munchmuseet

Davanti alle sue tele dipinte con pennellate ondulate e frenetiche, dai colori violenti e gridati, in cui un mondo di manichini disfatti vaga allucinato nella vana ricerca della serenità, ci sentiamo chiamati con forza a riconsiderare la nostra identità, ad entrare nei meandri bui dell’inconscio per tentare di conoscere la ragione del nostro essere al mondo. E’ l’arte intesa come espressione e come problema esistenziale: da Van Gogh in poi la pittura ha spesso fatto i conti con quel mal di vivere che Munch ha tradotto con una figurazione visionaria, pervasa da una non comune carica tragica.
La morte della madre quando il pittore aveva soltanto 5 anni e quella di Sophie, la sorella quindicenne tanto amata, minata dalla tubercolosi, determinano nella sua vita una lacerazione insanabile. Il famoso quadro Bambina malata, replicato dall’Artista ogni 10 anni per ben 5 volte, sarà uno dei temi ossessivi della sua pittura, continuamente reiterati quasi a volerne riconsiderare il senso profondo, assieme a sentimenti come la paura, l’angoscia, la gelosia: forti passioni, drammi solitari, inconsce disperazioni che i personaggi di Munch, come nelle tragedie di Henrik Ibsen, vivono senza possibilità di riscatto.






Edvard Munch, The Girls on the Bridge 1927. Oil on canvas, 100,5x90 cm. Foto Halvor Bjørngård ©Munchmuseet




Edvard Munch, Melancholy 1900–1901. Oil on canvas, 110,5 × 126 cm. Photo © Munchmuseet



Grazie ai frequenti viaggi in Europa il pittore ebbe l’occasione di entrare in contatto con i movimenti artistici più diversi, come l’Impressionismo, il Pointillisme e il Fauvismo, tuttavia il suo linguaggio mostrò sempre una connotazione personalissima tesa ad allontanarsi dal realismo naturalistico per aderire a un’espressività scabra e antiretorica, pervasa di un forte simbolismo di matrice gauguiniana. Si può dire con contezza che Munch sia anticipatore della psicoanalisi freudiana, dal momento che l’amore e l’erotismo sono vissuti nella sua pittura come colpe ancestrali, pulsioni interiori cui sono estranei il piacere e la gioia. Nell'opera Madonna” (il cui titolo, aggiunto in un secondo tempo, farà interpretare erroneamente il tema come sacro!) l’estasi amorosa è simile a un abbandono doloroso, in cui l’altro, vittima o carnefice che sia, è assente. Nell’opera analoga, realizzata graficamente ed esposta in mostra, compare un piccolo feto scheletrico e macabro, allusivo alla maternità,  spesso da lui collegata ai temi della sessualità, ma anch’essa vissuta con i foschi toni del dramma.
Soprattutto negli anni trascorsi a Berlino (ultimo decennio del 1800) Munch riuscì ad elaborare i lutti familiari, la malattia depressiva del padre e la morte del fratello, e ciò avvenne grazie alla pittura che assunse per lui un valore catartico e universale.



Edvard Munch, Starry Night 1922–1924. Oil on canvas, 80,5x65 cm. Photo © Munchmuseet



Edvard Munch, The Death of Marat 1907. Oil on canvas, 153x149 cm. Photo © Munchmuseet



Tuttavia lo spettro della follia rimase sempre in agguato: nel 1900 e nel 1908 viene ricoverato in un sanatorio, episodi che tuttavia non gli impedirono di continuare proficuamente il suo lavoro di pittore e di grafico fecondo, grazie al quale ha raggiunto una fama universale. Solitudine, malinconia (titoli di molte opere), morte e senso di colpa, tormenti tipici della sensibilità esasperata dell'uomo del Novecento, si riflettono nelle tele di Munch senza infingimenti, a volte con spietata crudeltà, ponendo tutti di fronte al mistero delle nostre emozioni, all'indecifrabilità del destino, al pensiero cupo della fine. L'ombra nera che circonda l'adolescente in Pubertà, simbolo della nascente sessualità, è anche minaccia di morte; così pure le lingue di sangue che solcano il cielo di Angoscia o la processione di uomini-scheletri in disfacimento in Sera lungo il viale Karl Johan, sono lo specchio di una visione della vita pervasa da un'oscura disperazione, sulle orme della filosofia di Soren Kierkegaard e delle tematiche esistenziali del drammaturgo svedese August Strindberg, grande amico dell'Artista che a lui dedicò anche un intenso ritratto.
Ritenuto precursore dell'Espressionismo tedesco, Munch ha inteso la pittura alla stregua della vita stessa: è indicativo, infatti, che egli ponesse le sue tele in giardino, alla neve e alle intemperie, perché potessero perdere di splendore e acquistare quella patina che solo la vita e il tempo possono dare.

La mostra "Munch. Il grido interiore" avrà una seconda tappa a Roma a Palazzo Bonaparte dal 18 febbraio al 2 giugno 2025.




Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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