
Cerbero
1967 .ca
Disegno a china e inchiostro su carta
cm 31 x 37,5 © |
|

Le Chateau d'Otrante, incisione © |
Presso il Museo Storico della Fanteria si è aperta a Roma la mostra “ Salvador Dalì tra arte e mito,” curata da Vincenzo Sanfo, che espone più di 80 opere fra disegni, sculture, ceramiche, arazzi, incisioni a puntasecca, gioielli, libri, fotografie e litografie, alcune delle quali ispirate dai lavori del poeta Federico García Lorca, altre legate a frammenti cinematografici del regista Luis Buñuel, nonché disegni e incisioni frutto del fascino esercitato sull'Artista dai canti della Divina Commedia dantesca. Oltre ad opere di Dalì si possono ammirare in mostra creazioni di altri esponenti del Surrealismo tra cui René Magritte, Max Ernst, Man Ray, Leonor Fini e Giorgio de Chirico, che rendono più completo il panorama dell’Avanguardia europea. L’esposizione riesce a donare un’immagine ricca e variegata della profonda cultura dell’ Artista catalano (Figueras 1904/ 1989), lodato e criticato per le sue performances, per i gesti plateali e per gli anticonformistici modi di vivere. Provocatorio e sconcertante, espertissimo nella tecnica pittorica e ideatore di un linguaggio di avanguardia impregnato di irrazionalità, Dalì si nutrì anche dell’arte dai geni del Rinascimento italiano, da Raffaello a Michelangelo e nel contempo fu influenzato da artisti coevi, quali Tanguy, Renè Magritte, Giorgio De Chirico e affascinato dall’arte di Picasso, che incontrò a Parigi nel ’26. Il suo misterioso mondo figurativo è popolato di spazi immensi, di figure deformate in maniera innaturale, di rocce metamorfizzate e di esseri mostruosi originati dagli incubi del suo inconscio.
|

Il morso di Gianni Schicchi, Inferno © |
|

Il regno dei penitenti, Purgatorio © |
Virtuosista della forma e colorista sublime, Dalì ha inventato un’iconografia del proprio immaginario che egli stesso definisce perverso polimorfo, costituito dalle esperienze d’infanzia, dalla prematura morte della madre e dall’incomprensione con il padre, ma anche dalle fobie sessuali, insomma dalla sua egocentrica personalità. In uno dei tanti capolavori, “La persistenza della memoria” (1931), egli propone un’immagine simbolica che si dispiega in un allucinante e solitario paesaggio onirico dove gli orologi si liquefanno, espressioni di un tempo irreale e sospeso. Anche in un’ illustrazione dalla Divina Commedia, “Il morso di Gianni Schicchi” esposto in mostra, l’Artista utilizza immagini analoghe con volti che divengono molli, poichè il suo universo figurativo è costituito da scene stranianti, miti rivisitati originalmente, nudi femminili con cassetti, ibridazioni fantastiche come gli elefanti dalle lunghe zampe da insetto, un mondo che allude ad enigmi interpretativi spesso di non facile lettura. Quando affronta soggetti all’apparenza più rasserenanti, come l’amata Gala, sorella del poeta Paul Eluard, sua sposa e musa per tutta la vita, dipinta con forme plastiche e morbide su sfondi cristallini, il linguaggio dell'Artista non muta, poichè rimane foriero di stupore e di meraviglia.
|
|
|
The Bacchus' chariot
1970, arazzo
76,5 x 105 cm. ©
|
|
Donna con cassetti,
1957 ca.
Disegno a china e inchiostro su carta
cm. 36,5 x 49,5 © |
|
Dare forma al delirio è il metodo che Dalì mette in atto, in opposizione alla poetica surrealista di André Breton, padre del Surrealismo, basata sull’automatismo psichico puro: secondo l’Artista catalano la paranoia poteva disvelarsi soltanto attraverso un approccio critico alle proprie pulsioni inconsce e ai personali conflitti interiori. Tuttavia anche le scene più grottesche e poco decifrabili sono sempre dipinte con rigore disegnativo e precisione cromatica e proprio da tale contrasto nasce lo spaesamento dello spettatore. Oggetti sospesi e figure allungate, come in “La croce di Marte” (Paradiso dantesco), sono il frutto di un’immaginazione sfrenata, portata spesso all’eccesso, ma per ciò stesso affascinante. Dalì crea con una fertilità incredibile per tutta la vita, anche durante il soggiorno americano fino al ’48, poi in Italia e infine nuovamente nel Paese natale, a Figueras, dove muore nel 1989.
Nella mostra romana sono anche esposti materiali e documenti d’epoca che completano la conoscenza di una personalità eccentrica e vulcanica che ha sperimentato anche il cinema, collaborando con il regista Buñuel nel film “Un chien andalu” nel ’29; fu amico di famosi registi italiani, come Luchino Visconti, con cui mise in scena un’opera teatrale di Shakespeare e con Federico Fellini, con il quale aveva progettato un film sulla propria vita, poi non realizzato.
|

Dante purificato, Purgatorio © |
|

La croce di Marte, Paradiso © |
Recita così il curatore della mostra Vincenzo Sanfo: ”…un artista che, come Picasso e Miró, diverrà non solo un nome ma anche un marchio, un logo, o meglio un brand come si usa dire oggigiorno. Attraverso il marchio “Dalí” passa ogni cosa, dalla pittura alla scultura, dalla moda al design, in una rincorsa alla diffusione globale del suo pensiero, che contempla la moltiplicazione di immagini e oggetti, non necessariamente di sua mano, ma che siano comunque in grado di assimilare e diffondere sempre più la sua visione dell’arte.”
Questo è l’augurio di Miguel Fernández-Palacios M., Ambasciatore di Spagna in Italia, a tutti i visitatori della mostra romana: ”Vi invitiamo a scoprire e vivere l’universo straordinario di Salvador Dalí, un viaggio nel cuore dell’ immaginazione, che celebra la bellezza, la libertà e il potere dell’ arte come strumento di dialogo e valorizzazione culturale.”
La mostra "Salvador Dalì tra arte e mito", patrocinata dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura Italia e dall'Oficina Cultural de la Embajada de España, espone opere provenienti da collezioni private di Francia e Italia, offrendo una prospettiva complessiva sul linguaggio multiforme dell'Artista spagnolo; l'esposizione si concluderà il 27 luglio 2025.
|
Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
|
|