Dal prossimo 15 settembre a Roma Palazzo Bonaparte ospiterà la grande mostra dedicata a Vassily Kandinsky (1866-1944). Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou e curata da Angela Lampe, l’esposizione riunisce oltre 70 opere provenienti da grandi musei e dal prestigioso Centre Pompidou, che conserva il più completo nucleo di lavori dell’Artista grazie alle donazioni della moglie Nina Kandinsky. Due donne in particolare sono raccontate nella mostra: Gabriele Munter, sua compagna per oltre un decennio, grande artista tedesca, donna audace e dalla mente aperta, oggi riscoperta grazie ad alcune sue opere, ora esposte per la prima volta nella mostra romana e Nina Kandinsky, devota moglie dell’Artista russo e custode instancabile della sua memoria.
Da più di 25 anni la Capitale attendeva il ritorno di Kandinsky, il quale in questa mostra
traduce tutta la sua storia umana e artistica ripercorrendo le tappe della sua trasformazione, da avvocato in Giurisprudenza ed Economia politica all'Università di Mosca a Maestro rivoluzionario. La vicenda biografica di Vassily Kandinsky (Mosca 1866), uomo raffinato, amante della poesia e del teatro, esprime l'internazionalismo della cultura di fine secolo che confluisce nel linguaggio eterogeneo dell’Artista, ove si fondono il simbolismo della religiosità russa, la cultura sciamanica della Siberia e quella islamica dell’Asia Centrale, la vitalità dell'Espressionismo tedesco e l'esuberante cromatismo dei Fauves. Pur amando la natura e considerandola ispiratrice dell'impulso creativo (la tela “Covoni” di Monet, com'é noto, gli aveva rivelato la vocazione per l’astrazione!), Kandinsky si distacca gradatamente dalla resa naturalistica, ritenendo il quadro un' entità autonoma, fatta di segni che non mirano alla verosimiglianza, ma esprimono "l'interiore" spirituale, ovvero l'universo invisibile custodito dentro di noi. Il primo celebre acquerello astratto risale al 1909, ma prima di allora molte sono le opere che punteggiano il suo percorso artistico verso il superamento della figurazione. |

Vassily Kandinsky,
Park von Saint-Cloud, dunkle
Allee (Le Parc de Saint-Cloud,
allée ombragée)
1906.
Huile sur toile, 48x65 cm
Legs de Nina Kandinsky, 1981
Centre Pompidou, Parigi, Musée
national d'art moderne – Centre
de création industrielle |
La produzione iniziale, infatti, è caratterizzata da un espressionismo cromatico e da un’attenzione all’ esuberanza dei paesaggi, come rivela la tela "Le Parc de Saint- Cloud" del 1906, come rivelano gli intensi colori stesi con pennellate dense. Dai primi oli che evocano il folklore russo alle opere dipinte a Murnau, piccola località dell’alta Baviera, fino alle tele create durante il soggiorno francese a Sèvres nel 1907, si fa evidente l’influsso delle correnti artistiche del post-impressionismo, soprattutto dell’arte di Paul Gauguin e del suo affascinante cromatismo. Tuttavia la ricerca dell’ineffabile essenza delle cose conduce Kandinsky a concepire il quadro come l’espressione dell’indistinta energia che pulsa in noi e pervade l’universo; nasce pertanto un mondo di segni astratti, vivificato dalla forza emotiva del colore e dal dinamismo della composizione. Paragonabile solo alla musica, la sua arte libera la pittura da secoli di sottomissione al visibile e si spinge alla conquista di una dimensione “spirituale” che assume totale autonomia di forme e di significati.
Dal 1910 il gusto dell’astrazione prevale definitivamente, testimoniato anche dai titoli delle tele: Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni, più volte reiterati; i riferimenti naturali divengono soltanto pretesti per uno sviluppo del colore e della forma sradicato dal vero esteriore. Compito dell’arte, secondo Kandinsky, è penetrare la segreta essenza delle cose che il colore riesce a esprimere attraverso la sua misteriosa energia.
Lasciata la Russia e la carriera universitaria, l’Artista si trasferisce prima a Parigi, poi definitivamente a Monaco nel 1909 e con importanti Maestri inizia un’esperienza artistica nella quale emerge da subito la forte influenza della musica e dell’opera lirica. E’ noto, infatti, l’apprezzamento di Kandinsky per la musica dodecafonica proposta dall’amico compositore austriaco Arnold Schönberg e per l’opera wagneriana!
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Gabriele Münter,
Drachenkampf (Combat du
dragon)
1913.
Huile sur toile, 78x100 cm
Centre Pompidou, Parigi, Musée
national d'art moderne – Centre
de création industrielle |
Nel fervido clima di Monaco gli influssi culturali sull’arte di Kandinsky si moltiplicano, dai disegni infantili alle maschere cinesi, dall’opera di Henry Matisse ai dipinti di Robert Delaunay. Le sue tele e i suoi acquerelli si popolano di forme zoomorfe e botaniche, simili a coralli, embrioni, meduse, rivelando un biomorfismo condiviso dai pittori surrealisti, Joan Mirò soprattutto. Il 1912 è l'anno del primo importante testo " Dello spirituale nell'arte", base teoretica dell' Astrattismo, ma è anche la data in cui a Monaco l’Artista pubblica l'Almanacco " Il cavaliere azzurro" ( Der Blaue Reiter), che riproponendo il titolo di un suo quadro giovanile, diviene il nome della nuova Avanguardia. Il tema del cavaliere è ricorrente nell'iconografia kandinskiana: immagine antica della Russia, di cui S. Giorgio a cavallo è protettore, ma anche simbolo della lotta contro il male e di ogni rinnovamento morale e spirituale. Assieme a Kandinsky altri pittori condividono la virata astratta dell’arte: Franz Marc, August Macke e Alexej Jawlensky creano, infatti, un sodalizio fecondo di idee, progetti e opere che soltanto il conflitto mondiale interromperà. Marc e Macke moriranno in guerra, mentre lo svizzero Paul Klee, unitosi dapprima al gruppo, imboccherà una via personale, elaborando uno stile singolare caratterizzato da una forte componente lirica. La prima guerra mondiale, che per tutte le Avanguardie storiche costituì una cesura, non frenò tuttavia le tensioni culturali presenti nell’arte tedesca la quale, pur trasformandosi negli intenti e nelle estetiche, seguitò a proporre nel tempo linguaggi innovatori.
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Vassily Kandinsky,
Gelb-Rot-Blau (Jaune-rouge-bleu)
1925.
Huile sur toile, 128x201,5 cm.
Donation Nina Kandinsky,1976.
Centre Pompidou, Parigi, Musée
national d'art moderne – Centre
de création industrielle |
Forma, linea e colore costituiscono per gli artisti di “Il cavaliere azzurro” i termini fondamentali del nuovo linguaggio astratto, rivelatore di contenuti profondi, di emozioni più simili alle esperienze musicali, capaci di esercitare un'influenza diretta sull'anima. La pittura fu per Kandinsky un mondo preservato dall’ inquietudine dei tempi e dalle problematiche che investivano i primi decenni del ‘900, sia nel campo delle scoperte scientifiche, sia nella sfera politica e sociale. Separata dall’ ideologia, dalla politica come dalla storia, l’arte astratta sembrava poter elevare l'animo ed esprimere quella libertà spirituale che l'uomo non riesce a conquistare con i mezzi terreni. Scissa dal principio classico d’imitazione del mondo, l’arte diviene proiezione dell’immateriale e dunque traduzione dei puri valori dello spirito.
Tornato in Russia durante la Rivoluzione sovietica, l’Artista partecipa attivamente anche alla vita istituzionale; incontra e sposa Nina, ma quando gli vengono confiscati tutti i beni, lascia la patria e accetta nel 1922 l’incarico di insegnante al Bauhaus, la prestigiosa Scuola d’arte fondata dall’architetto tedesco Walter Gropius a Weimar nel 1919. Qui inizia un’esperienza decennale d’insegnamento in cui approfondisce il concetto di "pittura assoluta", in maniera originale rispetto ai paralleli linguaggi di Alexej Jawlensky e di Paul Klee, assieme ai quali insegna, e gradualmente mitiga l’espressionismo iniziale del suo linguaggio in nome di una ricerca di forme più geometriche e dunque universali, dai contorni decisi come quelli di un intarsio. L’insegnamento al Bauhaus produce anche l'importante saggio sulla prassi pittorica dell'Astrattismo: "Il punto e la linea in funzione della superficie" (‘26), oppure "Fraîcheur sombre", oltre a capolavori nati per l'intima urgenza di ridurre la pittura agli elementi originari, come il cerchio, sintesi di tutte le tensioni, e il triangolo, allusione alla vita spirituale, e poter fissare così un codice linguistico elementare quanto oggettivo, come emerge in opere quali Su bianco II; Giallo-Rosso-Blu; Accento in rosa.
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Vassily Kandinsky,
Dunkle Kühle (Fraîcheur sombre)
Janvier 1927
. Huile sur toile marouflée sur bois,
26,1x19,9x1,2 cm.
Legs de Nina Kandinsky, 1981.
Centre Pompidou, Parigi, Musée
national d'art moderne – Centre
de création industrielle
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Vassily Kandinsky, foto (pubblico dominio) |
L’Artista indaga a fondo i rapporti esistenti tra forma e colore istituendo rapporti chiari e precisi (giallo per il triangolo e blu per il cerchio) e tra suono e colore (l’azzurro in musica è un flauto, il blu tenue un violoncello, il blu più scuro un contrabbasso o un organo, il verde è un violino; il viola è una zampogna o un fagotto). L'eleganza del segno, lo splendore delle tinte, simili a lacche di antiche miniature persiane, la forza espressiva del nero, le sottili rispondenze formali creano segrete risonanze interiori e una visione di autentica poesia.
Lasciata la Germania nel ’33 a causa della chiusura del Bauhaus e dell’intolleranza del governo nazista verso la sua arte (notoriamente definita “degenerata”), torna in Francia a Neuilly-sur-Seine, dove muore il 13 dicembre del 1944. Tuttavia ancora nel ’40 è capace di elaborare un capolavoro come Blu di cielo, olio donato dalla moglie Nina nel ’76 allo Stato francese assieme a molti altri dipinti,* testimonianza di un’ inventiva fresca e intensamente lirica di un artista, mai pago di ricercare il" Bello dello spirito".
La mostra “Vassily Kandinsky”, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée National d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale di Francesca Villanti.
* I 5 guazzi originali che decorarono la sala ottagona della Juryfreie Kunstausstellung di Berlino dal 1911 al 1930, furono anch'essi donati dalla moglie Nina al Centre Pompidou di Parigi.
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Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, curatrice di mostre, autrice di cataloghi e di testi d'arte
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