
La facciata della Chiesa abbaziale di Santa Maria di Cerrate (LE), con il porticato esterno, XII e XIII secolo |
A Cerrate, in provincia di Lecce, c’era una volta un’Abbazia, fondata nel XII secolo da Raimondo d’Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo duca di Calabria, Sicilia e Puglia, abitata da monaci basiliani colti e sapienti, che vivevano dei prodotti della terra e che oltre alla chiesa avevano creato un luogo di studi con uno scriptorium e una biblioteca. Il complesso monasteriale rimase efficiente anche nei secoli seguenti alla sua fondazione fino al ‘500, quando passò sotto il controllo del Regno di Napoli, ma nel 1711 subì un terribile attacco da parte dei pirati turchi e da allora versò in un graduale abbandono. Bisognerà attendere la metà del 1900 per un primo restauro della chiesa, diretto dall’architetto-museografo Franco Minissi, seguito nel 2012 dall’affido da parte della provincia di Lecce al FAI, in concessione trentennale, che ne ha curata la restituzione all'antica bellezza. Da allora l’intero complesso ha subito interventi di restauro architettonico e pittorico veramente preziosi, tanto che da qualche anno, terminati i lavori, si presenta agli occhi del visitatore come un insieme di edifici di età diverse in discreto stato di conservazione. La Chiesa di Santa Maria di Cerrate si trova in una zona poco frequentata e nel mezzo della campagna pugliese, ma non lontana dal mare: sito solitario quanto storicamente affascinante, che parla al pellegrino dell’esistenza di un luogo ricco di cultura bizantina, dove monaci greci si occupavano di tramandare riti e consuetudini, tenendo viva la biblioteca e occupandosi fattivamente della vita della comunità locale.
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Il portale scolpito della Chiesa, contornato da un breve protiro (atrio) decorato con sculture dedicate al Vangelo
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Un particolare della fine decorazione del portale
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L'arioso porticato costituito da 24 colonne che reggono archi a tutto sesto, aggiunto sul lato meridionale della Chiesa nel XIII secolo
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Il porticato duecentesco con vista sul bel pozzo barocco |
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La chiesa di Santa Maria, in un territorio ove vige il famoso barocco leccese, è un edificio piccolo ma bellissimo caratterizzato da forme tipiche del romanico pugliese: la facciata è a salienti con un portale ad arco a tutto sesto preceduto da un protiro delimitato da colonne e decorato con sculture tratte dal repertorio iconografico del Nuovo Testamento. Un piccolo rosone centrale, due bifore laterali e una serie di archetti pensili sorretti da sottili lesene caratterizzano la semplice decorazione del prospetto della Chiesa, a cui un secolo più tardi fu aggiunto sul fianco sinistro un ampio porticato sostenuto da 24 colonne con straordinari capitelli zoomorfi. Divisa all’interno in tre navate, con tetto di travi a doppio spiovente, tre piccole absidi e un baldacchino, la chiesa è decorata con affreschi risalenti al ‘300 e al ‘400, che erano stati sovrapposti alle pitture bizantine; malgrado siano stati “strappati” dalle pareti interne, alcuni degli affreschi sono ancora visibili in loco e conservati nella vicinissima “casa del massaro". Il restauro conservativo del complesso architettonico abbaziale è stato condotto secondo i canoni vigenti, dopo accurate analisi scientifiche e indagini diagnostiche multidisciplinari, così come l’intervento di pulitura e di reintegrazione della decorazione interna che ha restituito in parte gli antichi colori e recuperato dettagli significativi, come le frasi in greco che commentano le scene.
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Uno dei capitelli del porticato in stile romanico con figura umana e animali fantastici (XIII sec) |
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Capitello romanico con Centauro che colpisce un leone (XIII sec.) |
L'interno della Chiesa a tre navate e tetto a doppio spiovente, XII e XIII secolo |
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L'altare con baldacchino a colonne; sul fondo un affresco con figure di santi, 1269 |
Molto interessanti ed espressivi sono i capitelli romanici del porticato esterno accanto alla Chiesa, decorati con figure di monaci, animali fantastici, come draghi e sirene, esseri mitologici, come centauri e grifoni e motivi vegetali stilizzati, mentre negli altorilievi del portale sono scolpite scene tratte dal Vangelo: Annunciazione, visitazione, re magi e Natività. L’interno della chiesa come già accennato, è interamente decorato ad iniziare dai sottarchi, dove sono dipinti immagini di monaci e di eremiti; il catino absidale centrale è affrescato con l’ascensione di Cristo dipinta in stile bizantineggiante. Molto interessante la parete della navata settentrionale ove una teoria di santi porta i segni della picchiettatura, ovvero la tecnica usata per fare aderire gli affreschi. Sulla parete opposta molto intense le raffigurazione di Sant’Anna e Gioacchino e la Dormitio virginis.
Il complesso di Santa Maria di Cerrate non si limita all’austera e mistica chiesetta, bensì comprende diversi edifici sorti in periodi diversi, attestati fin dalla metà del 1600, come la presenza di un mulino e la più tarda Officina, il frantoio e la casa del massaro, questi ultimi risalenti al XIX secolo. Qui si conservano le due grandi macine per la spremitura delle olive e i cosiddetti “trappiti” negli ambienti ipogei: molto interessanti le macchine molitorie a palmento, ovvero le macine di pietra fatte ruotare da un mulo, nonché i pozzi di raccolta dell’olio e i torchi.
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Una grande scena di gusto bizantino che ritrae San'Anna e Gioacchino. Parete meridionale della Chiesa
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I dipinti dei sottarchi con figure di santi e profeti
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 I |
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L'abside centrale della chiesa con Cristo in gloria, XII secolo
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Una grande macina ottocentesca per il grano, conservata nell'attigua "casa del massaro" |
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Proprio in questo edificio attiguo alla Chiesa si conservano, come accennato, gli otto pannelli affrescati e staccati dal supporto murario della Chiesa: si tratta della Dormitio Virginis o Koimesis, risalente al ‘300, tipica scena tratta dalla tradizione bizantinam cui si aggiunge un trittico della metà del ‘400 con le storie di San Giorgio e il drago e un’Annunciazione, che oltre a un’architettura di gusto giottesco, rammenta nelle figure lo stile del pittore toscano Pisanello. Molto intensa la “Madonna del popolo”, un affresco del ‘500 che risale al periodo in cui la gestione della Chiesa fu affidata all’ Ospedale degli incurabili di Napoli. Nell’affresco, un tempo collocato nella parete settentrionale attigua al catino absidale, è ritratta la Madonna seduta in tralice sul trono, ricoperta dal tipico manto celeste, simbolo di trascendenza, mentre Gesù, in grembo alla Madre, benedice: un’immagine che coniuga semplicità descrittiva con sentimenti ed emozioni umani.
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Il bel pozzo barocco con la scultura di Tritone all'apice |
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Un antico stampo del grano prodotto dei monaci! |
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Le 3 absidiole di Santa Maria di Cerrate con i romanici archetti pensili |
Infine una curiosità: il nome che identifica l'Abbazia potrebbe derivare per alcuni dalla parola "cerro", una pianta di cui la zona è ricca; per altri studiosi deriverebbe da "cervo", in relazione a un affresco interno alla chiesa che rappresenta "La visione di Sant'Eustachio", dove il santo, secondo la leggenda, incontra una cerva con una croce tra le corna, racconto molto simile a quello collegato alle origini leggendarie dell'Abbazia. Si narrava, infatti, che il re Tancredi d'Altavilla fosse stato attratto da una bellissima cerva che lo condusse in una grotta dove trovò dipinta la Vergine: proprio in quel luogo il re decise di far costruire l'Abbazia!
Di grande valore storico-artistico, il complesso è un insieme degno di essere conservato e valorizzato, testimonianza di secoli di vita e di cultura che spazia dal mondo bizantino all'età rinascimentale fino al periodo barocco, quest'ultimo rappresentato dal fastoso pozzo che si erge difronte al porticato della Chiesa.
Un ringraziamento va ai conservatori dei Beni culturali, ai restauratori, agli architetti, agli studiosi, al FAI e a tutti coloro che dedicano la vita all' impegno nobilissimo di mantenere vivo il nostro immenso Patrimonio artistico; grazie a loro l'antica Abbazia che c'era una volta è risorta e continua a vivere, aperta alla fruizione dei cittadini di oggi e di domani.
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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