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I cavalli che ha dipinto Edgar Degas nelle sue famose tele non son confrontabili con gli arditi destrieri della tradizione classica fidiaca né con i poderosi ed eroici cavalli dei gruppi equestri rinascimentali, ma sono i meno blasonati cavalli delle corse negli Ippodromi parigini, figure realistiche, animali pieni di vigore e di dinamismo!
Nato a Parigi nel 1834 dalla nobile famiglia del banchiere Auguste de Gas, Edgar, chiamato poi Degas, dopo aver concluso eccellenti studi classici, scelse la pittura; progressista ma anche profondamente devoto alla grande tradizione accademica del Louvre e dell'arte italiana, non abbandonò mai il gusto della linea, come richiedeva la visione innovatrice della nuova pittura impressionista, ma ne esaltò sempre il valore e la funzione, attratto da soggetti in movimento come danzatrici e cavalli da corsa. Aggregatosi al gruppo degli Impressionisti che dipingevano "en plein air" (all'aria aperta), Degas dapprima espose con i giovani rivoluzionari i soggetti preferiti, ispirati al mondo borghese e al teatro, poi, a causa di un'afflizione agli occhi, che purtroppo lo condusse alla quasi cecità in età matura, rispetto ai suoi amici predilesse scene d'interni a quelle naturalistiche, ad eccezione dei campi da corse, dei quali era solito fare schizzi all'aperto.
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Edgar Degas, Corse di gentlemen prima della partenza, olio su tela, 1862. Parigi Musée D'Orsay |
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Artista indipendente e geniale, già dalla fine degli anni '60 cominciò a frequentare le corse a Longchamp con il fedele amico Edouard Manet, anche lui amante della vita parigina, dei cafè chantant, dei salotti letterari e soprattutto degli ippodromi. I campi da corsa con i cavalieri a cavallo, soggetto che Degas adorava, gli permettono di rendere in pittura il fascino di questo animale libero e forte, mitico e reale: il mantello lucido dei destrieri, il loro pelo umido, i movimenti caratteristici delle zampe e del galoppo, spesso al limite dello squilibrio. Il pittore ha una stupefacente capacità nel rendere la vitalità del mondo delle corse, quando i cavalli frementi si preparano alle gare e poi svettano nell'Ippodromo di Longchamp tra l'entusiasmo della gente e i riflessi del sole estivo. I corpi slanciati dei cavalli, le zampe sottili e nervose, dipinte con esattezza, ma nello stesso tempo con ardite deformazioni per accentuare il dinamismo della corsa, denunciano anche le esperienze fotografiche acquisite da Degas negli studi del fotografo anglo-americano Eadweard Muybridge, interessato ai reali movimenti delle articolazioni delle zampe dei cavalli in corsa.
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Edgar Degas, Il campo da corsa, olio su tela, 1874-77. Parigi Musée D'Orsay |
Le tele dell'Artista riproducono verosimilmente la sensazione quasi cinematografica della corsa, con la resa del movimento precedente e seguente di un istante di galoppo, con le distorsioni ottiche delle forme che si allungano per effetto della velocità, con scene riprese da particolari angolature, incredibilmente instabili!
L'interesse per il cavallo si allarga anche nel campo della scultura e a partire dal 1881, sotto la guida dello scultore Cuvelier, Degas crea, tra le altre, la famosa serie di cavalli, alcuni dei quali fusi dopo la sua morte, grazie ai modelli in cera ritrovati nello studio dell'Artista. Si tratta di cavalli al galoppo o in riverenza, forme dinamiche e vibranti in cui l'Artista mostra di affrontare in modo geniale l'antico tema del movimento nello spazio, anticipando soluzioni tecniche future. In molte tele dedicate alle corse, per esempio, Degas usa il primo piano, espediente poi largamente adottato nel cinema; in "Cavalli e fantini dinanzi alle tribune", grazie ad ardite inquadrature, le immagini vicine dei cavalli sono chiaramente delineate, mentre macchie colorate suggeriscono in lontananza la folla, gli alberi, le tribune, i bianchi ombrellini delle signore.
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Edgar Degas , Cavalli da corsa davanti alle tribune, olio su tela, 1866. Parigi Musée D'Orsay
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Continuando un'abitudine iniziata molti anni addietro nelle scuderie dei suoi amici d'infanzia, i signori Valpincons, proprietari di splendidi esemplari da corsa a Le Menil-Hubert, lussureggiante regione della Normandia, Degas disegnava all'Ippodromo parigino ogni particolare dei cavalli e i differenti movimenti delle zampe per capirne le diverse posizioni durante la corsa; infine ritraeva sulla tela la sintesi di quella prolungata esperienza visiva e disegnativa. Il quadro, secondo l’Artista francese, è frutto di immaginazione, osservazione e riflessione, soleva dire, tuttavia il suo tocco veloce, che fa presumere un'arte d'impressione immediata, è invece frutto di un disegno preciso, spesso intransigente, lungamente elaborato alfine di rendere, pur nella semplificazione finale della forma, appresa dall'arte giapponese, il senso dinamico del divenire del movimento e della vita. La sua pittura, così aderente ai temi della realtà della Parigi fin de siècle, non possiede tuttavia la banalità del quotidiano, ma si preoccupa di cogliere quello che di estetico il reale sempre possiede, ovvero la ricercatezza di un movimento del cavallo, il suo slancio vigoroso, l'atmosfera convulsa delle gare ippiche, l'acidità cromatica delle giubbe dei gentleman. Degas restituisce sulla tela l'impressione "autentica" della vita, non quella troppo superficiale e generica che appare soltanto all'occhio, ma quella più profonda e duratura alimentata dalla memoria e dallo studio appassionato del soggetto.
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Edgar Degas - Cavallo al galoppo, bronzo (1880) Parigi Musée D'Orsay
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Uomo di mondo, colto e raffinato, amico di poeti e letterati, viaggiatore instancabile, Degas visitò l’Italia nel 1856: prima soggiornò a Napoli, poi rimase per due anni a Roma per frequentare Villa Medici e infine dopo vari spostamenti in città d’arte, si stabilì a Firenze, ospite degli zii Bellelli per i quali dipinse un ritratto familiare, uno dei suoi capolavori! Tornato a Parigi, a causa di rovesci finanziari dopo il '75 divenne un artista solitario, forse un po' bisbetico e scostante, ma continuamente volto a innovare tecniche e modi pittorici, anticipando estetiche d'avanguardia: nel suo studio, ai piedi della collina di Montmartre, lavorò instancabilmente con un'energia che non lo abbandonò fino alla morte, avvenuta nel 1917.
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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