Mattia Preti, San Giorgio e il drago, olio su tela, Cattedrale di San Giovanni a La Valletta, 1655 /58 |
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Una cifra stilistica molto particolare quella di Mattia Preti, fecondo pittore del XVII secolo, che riesce a fondere senza contrasti un gusto classicheggiante di derivazione emiliana con il fasto barocco napoletano, ispirazione colta con gusto popolare caravaggesco, tendenze realistiche con il fascino leggendario. La grande Pala ad olio di "S. Giorgio e il drago", che ritrae il momento finale della liberazione di una fanciulla dal drago che funestava la città libica di Silena, è un' opera superba del pittore calabrese Mattia Preti, nato a Taverna nel catanzarese e molto attivo nella metà del '600 a Roma e a Napoli, prima di trascorrere ben quaranta anni della vita a Malta. Proprio questo olio su tela, una scena animata e ricca di cromatismo, dipinta a Napoli tra il 1655 e il 1658, aveva "sponsorizzato" la bravura del pittore, già famoso e insignito a Roma dell'onorificenza del Cavalierato di Obbedienza, ma desideroso di ottenere il prestigioso Cavalierato di Grazia, che infatti ottenne dall'Ordine dei Cavalieri di Malta nel 1661, quando gli fu chiesto di dipingere l'intera volta della navata centrale nella chiesa di S. Giovanni a La Valletta. All'interno della Cattedrale maltese già esisteva una tela grandiosa e innovativa: La decollazione del Battista dipinta nel 1608 da Caravaggio durante la sua permanenza nell'Isola, ma l'attività di Mattia Preti non risulterà meno importante, sia per la validità dei suoi affreschi, compresi quelli della Cappella della Lingua d'Aragona, Catalogna e Navarra, sia per l'introduzione ufficiale nell'isola di uno stile espressione del barocco italiano. |
L'opera "S. Giorgio e il drago", commissionata all'Artista dal Gran Maestro dell'Ordine e sapientemente restaurata nel 2005 nei laboratori dell'Istituto Superiore del Restauro di Roma, mostra il giovane tribuno mentre, conficcata la spada nella testa del drago e liberata la principessa, guidato da un angelo avanza vittorioso, a cavallo del bianco ed energico stallone, mentre lontano sullo sfondo infuria una battaglia con cavalli al galoppo, realizzati con tocchi veloci. |
Nel 1676 Mattia Preti dipingerà per la chiesa di Gozo a Victoria un altro San Giorgio con il drago, ma abbastanza diverso da quello maltese, con il santo d'aspetto giovanile e con un'espressione pensosa, in piedi accanto al bel cavallo bianco, con la fanciulla liberata dal drago sullo sfondo. Molto diverso l'impianto compositivo nella tela (275x205 cm) della Cattedrale di S. Giovanni a Malta: se il santo è un'immagine più consona e tecnicamente raffinata rispetto alla versione più tarda, grazie al luminismo morbido della corazza e al mistico volto immerso in un significativo colloquio di sguardi con l'angelo, il cavallo è una massa potente e dinamica che subito colpisce per l'originale inquadratura prospettica obliqua, esaltata dalla fonte di luce. La testa fremente in primo piano e l' espressività dello sguardo di questo superbo esemplare equino, memore di famosi cavalli cinquecenteschi, sono rese vibranti per una sorta di inaspettata "umanizzazione". E' singolare, infatti, che più della principessa per cui si compie l'atto eroico, relegata tuttavia nell'angolo del dipinto, forse più dello stesso protagonista, è la figura del cavallo che emerge potentemente dal fondo, emozionando e quasi investendo l'osservatore con la sua vigorosa plasticità. Del resto non bisogna dimenticare l'importanza che i Cavalieri di Malta, ritenuti campioni della fede cristiana, dovevano assegnare alla figura del santo sempre accompagnato dall' indomito destriero, sicuramente allusivo all'Ordine religioso per lo spirito guerriero unito al sentimento di difesa dei deboli.
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Mattia Preti, San Giorgio, olio su tela, 315x240 cm. , 1676/78. Basilica di s. Giorgio, Victoria, Gozo |

Mattia Preti, chiesa di S. Giovanni Battista, predica di S. Giovanni con autoritratto, 209x202 cm, olio su tela 1687, Taverna (CZ)
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Anche questo cavallo imponente e suggestivo conferma la sapienza tecnica, la bellezza formale e la capacità espressiva delle opere dell'artista.
Lo stile di Mattia Preti, che durante i suoi numerosi viaggi soggiornò nel 1644 anche nella città lagunare e apprese con entusiasmo le novità della pittura di Paolo Veronese, rivela influenze venete nel vibrante tonalismo, nella leggerezza della pennellata e nell'ampia spazialità della scena che ritroviamo in questa grande tela. Una cifra stilistica molto particolare la sua, che riesce a fondere senza contrasti gusto classicheggiante emiliano e fasto barocco napoletano, ispirazione colta con gusto popolare caravaggesco, tendenze realistiche con il fascino leggendario. Il suo percorso artistico dimostra la genialità del Cavalier calabrese, così soprannominato per le sue origini, lodato e amato dai potenti, capace di creare dipinti splendidi per abbellire importanti chiese e palazzi nobiliari italiani, senza dimenticarsi del piccolo paese natale, Taverna, cui dedicò opere altrettanto pregevoli, come la tela conservata nella chiesa di san Domenico che raffigura la Predica di San Giovanni Battista, patrono dei Cavalieri, con l'autoritratto in basso a destra con cui rivendica orgogliosamente la propria appartenenza all'Ordine maltese!
Mattia Preti morì nel 1699, a 86 anni, a La Valletta dove riposa assieme ad altri Cavalieri nella Cattedrale di San Giovanni da lui egregiamente dipinta!
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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