Nel sintetico excursus sulla figura del cavallo nella storia dell'arte che ha intrapreso Arsetfuror abbiamo constatato quanto l'archetipo di questo meraviglioso animale abbia rappresentato per gli artisti di ogni secolo un percorso affascinante e sempre rinnovatosi, capace di suscitare sensazioni, emozioni e immagini, le più diverse, che popolano la nostra psiche. Fin dalle figurazioni primitive del Paleolitico superiore il cavallo è stato un tema dominante di carattere magico e rituale per divenire poi nel mondo ellenico espressione pregnante del mito classico, simbolo di libertà e di rinascita, completato dalla figura del cavaliere nel mondo romano e proseguito fino all'età barocca. Attributo dell'eroe, del santo o del sovrano, dalla seconda metà del XIX secolo, l'età del Positivismo, il cavallo diviene soggetto laico oppure espressione della fatica del vivere quotidiano, descritto senza enfasi né vieto pietismo. Nel '900 è riproposto dalle Avanguardie come espressione di empito vitalistico e di dionisiaco furore dai futuristi, oppure diventa un simbolo allarmante e distante dalla realtà naturale come nell'immaginario surrealista. |
Franz Marc, Cavallo in riva al mare, olio si tela, 1913. Folkwang museum, Essen |
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Franz Marc, Cavallo azzurro (o blu) 1911, Museo Lenbachaus, Monaco |
Nelle opere degli espressionisti il cavallo cambia ancora aspetto e Franz Marc, esponente autorevole di questa Avanguardia, ne dà un’immagine innovativa quanto suggestiva. Nato a Monaco di Baviera nel 1880, ebbe una giovinezza austera, studioso di filosofia e di teologia, ma nel 1900 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Monaco e cominciò ad interessarsi vivamente alla pittura creando ben presto una sua poetica ispirata allo stile di Henry Rousseau il Doganiere e all'arte popolare. Nel 1903 si trasferì a Parigi e durante il secondo viaggio nel 1907 apprezzò la pittura di Van Gogh, ma ritornato in Germania nel 1910 conobbe August Macke, un pittore tedesco che gli fece apprezzare la potenza espressiva del colore.
Abitatori di un mitico eden, memori degli esemplari gauguiniani i cavalli dipinti da Franz Marc, fondatore del Der blaue Reiter nel 1911 assieme a Vassilij Kandinskij, cui lo accumunava l’amore per i cavalli, evidenziano la libertà antinaturalistica del linguaggio espressionista che attraverso la forza emozionale e allusiva del colore intende esaltare i valori meramente spirituali dell’arte.
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Paolo Uccello, la battaglia di san Romano, tempera su tavola, 182x323 cm ,1435/1440. Uffizi, Firenze -- |
Appassionato cantore del mondo degli animali che studiò con lo scientifico rigore di uno zoologo, Marc ritrasse nei suoi oli cavalli rossi, azzurro cobalto e rosa, delineati senza chiaroscuri, memori nell’audacia cromatica e nella geometrizzazione formale degli esemplari quattrocenteschi dipinti da Paolo Uccello nella Battaglia di San Romano, ma dipinti da Marc con ampie e armoniose curve melodiche. Nella resa sommaria delle forme si notano influssi dell’Orfismo parigino, termine coniato dal poeta Guillaume Apollinaire per definire un movimento nato nel 1910 che tendeva all’astrattismo, tuttavia i cavalli di Marc sono soprattutto esseri immersi in un’atmosfera panteistica, in una sfera magica e silente che caratterizza tutti i suoi dipinti. In “Cavallo in riva al mare” l’Artista sfiora il linguaggio astratto nell’essenzialità della testa equina che si immerge con linee ondulate in un paesaggio evidenziato soltanto dalle tinte; in altre opere con più figure Marc crea una sorta di contrappunto musicale intrecciando linee flessuose e colori vivaci e antinaturalistici, come accade in “Grandi cavalli blu”, dipinti in primo piano con la forma di un cuore su uno sfondo di natura rosso-arancio, colore complementare del blu. Marc riesce a coniugare l'empito primordiale del cavallo con l'armonia del creato riproponendo nella sua figura l'essenza della bellezza e dell'eleganza.
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Franz Marc, Il grandi cavalli blu, 1911, olio su tela 105x181 cm. Walker Center, Minneapolis |
Tutto ciò che ha dipinto esprime ordine, flessuosità e serenità edenica: non ci sono entità umane a turbare l'armonia di questo mondo di forme e di colori puri regolato dal ritmo organico della natura. Marc sa trasfigurare liricamente le immagini, pur desunte dalla realtà, grazie a un linguaggio pittorico che crea armonie di toni limpidi e ondulate declinazioni lineari, capaci di restituire una delle più poetiche rappresentazioni del mondo equino. Sembra che l'Artista rifiuti l'umanità con i suoi egoismi e le sue follie per proporre nell'arte un'esistenza primordiale dove non esista la ferocia dell'uomo. Un pensiero che fa meditare nel periodo feroce in cui stiamo vivendo!
Importante per Franz Marc fu lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando si arruolò volontario persuaso che la guerra avrebbe trasformato in meglio l'Europa. Al fronte realizzò un quaderno di schizzi e di aforismi e nel 1916 fu esentato dal servizio militare per motivi artistici, ma purtroppo l'ultimo giorno da militare, mentre era a cavallo fu colpito da una granata e morì a 36 anni a causa delle ferite. Un destino tragico e una morte prematura simili a due nostri grandi artisti futuristi: l'architetto e pittore<<> Antonio Sant'Elia, morto in battaglia a soli 28 anni e il grande scultore e pittore Umberto Boccioni, anche lui morto durante un'esercitazione a cavallo a soli 33 anni!
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Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
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