Work in progress - Anno XX - n.82 - Gennaio - Marzo 2025
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
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CAPOLAVORI SVELATI 

Capolavori svelati, fra dubbi e ... polemiche

La Dama con pelliccia è un'opera attribuibile a Leonardo da Vinci ?
di Bruna Condoleo



E’ da attribuire a Leonardo da Vinci la tavola “Dama con pelliccia”, ritrovata dopo 5 secoli in Germania e custodita nel caveau di una banca svizzera? Se lo chiedono da tempo critici autorevoli, collezionisti di tutto il mondo e mercanti d’arte, tuttavia ancora pochissimi hanno potuto vedere l’opera né tantomeno è stata ancora esposta al pubblico come si sperava nel 2019 in occasione dell'anniversario della morte dell'Artista. Alcuni esperti di arte rinascimentale hanno ipotizzato la paternità della tavola a Leonardo, cito Adolfo Venturi,  Ed Fischer, il professor Ullman e Carlo Pedretti, direttore dell’Armand Hammer Centre for Leonardo Studies dell’UCLA- University di Los Angeles, forse il più grande conoscitore  di opere leonardesche. Noi, con umiltà, ci siamo posti il quesito facendoci guidare dal parere già espresso dagli esperti, ma facendo anche le dovute comparazioni con altri capolavori considerati unanimamente autentici. La prima osservazione è che il dipinto, 60x54 cm., realizzato su una tavola di pioppo come per la Gioconda (72x53 cm. 1503/06), somiglia vagamente alla Monna Lisa per un accenno di sorriso. Se confrontiamo la tipologia del sorriso La dama con pelliccia mostra una dolcezza che lo sguardo accentua, mentre nella Gioconda le labbra rivelano un’emozione in divenire: si rimane nel dubbio, infatti, se il sorriso vada spegnendosi o accentuandosi nell'assecondare la lieve torsione del busto. Anche i suoi occhi, escludendo il resto del viso, non possono definirsi sorridenti, ma mostrano uno sguardo denso di mistero.



Dama con pelliccia, olio su tavola di pioppo, 1495/99 circa.
Anonimo, attribuita a Leonardo da Vinci. Germania



Leonardo da Vinci, Monna Lisa detta La Gioconda, olio su tavola di pioppo, 1503/1506. Museo del Louvre, Parigi


Analizzando poi il paesaggio, elemento fondamentale nella Gioconda, ricco di rocce e di acque, realizzato con la tecnica dello sfumato che è invenzione superba del Genio, la natura è resa in perpetuo movimento con il degradare delle tinte e per l’incertezza delle forme che l’aria e la luce rendono indistinte con la lontananza. Dunque figura e paesaggio vivono della stessa indeterminatezza spaziale, temporale ed emotiva, nella Dama in pelliccia, invece, il paesaggio di piante e rocce è bloccato, privo di vitalità e della sensazione di perpetuo divenire che emana dai dipinti del Maestro, studioso della natura naturans, non naturata! L'interesse di Leonardo per la cosmogenesi si riscontra ovunque nelle sue opere: la natura, infatti, sembra quasi preistorica per l'evidente erosione dell'aria e delle acque nei profondi calanchi di rocce, nelle serpentine anse dei fiumi o nelle elevate cime alpine. Per Leonardo la bellezza non è forma immutabile e ideale, ma ciò che riproduce in modo più vicino all'esperienza l'infinita varietà del creato, di cui l'Artista sa cogliere i molteplici e contraddittori aspetti. La realtà non è un dato certo da riprodurre, ma un “fenomeno” in continua trasformazione da investigare. Paragonato agli scenari di Leonardo il paesaggio che s’intravede sullo sfondo della Dama con pelliccia è un quadro statico, il cui significato non è collegato alla figura, né per tecnica né per aspetti simbolici.

 




Dama con pelliccia



Leonardo da Vinci, Dama con l'ermellino, olio su tavola, 1488/90. Museum Czartoryski, Cracovia



Per quanto riguarda la posizione in tralice della Dama con pelliccia essa è stata paragonata con la Dama con l’ermellino, anche perché si ritiene dipinta durante il soggiorno dell'Artista presso la corte di Milano, negli ultimi anni del 1400, periodo a cui appartiene il ritratto di Leonardo.  Confrontiamo le due opere: nella Dama con l’ermellino (probabilmente Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro) il volto della giovane è rivolto verso la sua sinistra mentre il busto è leggermente arretrato a destra, ma soprattutto interessante quanto enigmatico è il suo sguardo, interessato e curioso, attratto verso qualcuno o qualcosa al di fuori dello spazio del quadro. Dunque in questa immagine esistono sottili contrasti, enigmi tipici delle figure di Leonardo, certamente inesistenti nell’opera ritrovata, oggi in esame. Mi permetto di aggiungere un particolare, finora non messo in evidenza: la posizione della Dama con pelliccia  accentua l’emergere della spalla rispetto alla Dama con l’ermellino, che è più frontale, dato che si intravede il braccio destro e la nervosa mano in primo piano che accarezza l’animale, simbolo araldico del Moro. Al contrario la Dama con pelliccia, a parer mio, si trova in una posizione non corretta prospetticamente poichè la frontalità della mano prevederebbe un lungo avambraccio destro, mentre rispetto alla posizione dovrebbe avere una forma più obliqua.

 





Dama con pelliccia



Leonardo da Vinci, La belle ferronière, olio su tavola di noce, 1490/97. Museo del Louvre, Parigi



Se poi consideriamo un' altra famosa opera di Leonardo, ovvero La belle ferronière, presunto ritratto di Lucrezia Crivelli, anch'essa amante del Moro (1), le differenze con la dama in pelliccia divengono notevoli.  Se la posizione del busto può considerarsi un motivo di reale paragone, le labbra della Belle ferronière non sorridono, ma soprattutto il suo sguardo intrigante è un capolavoro di psicologia. Freddo e intenso, oltrepassa lo spazio del quadro e induce chi guarda a seguire una traiettoria che giunge idealmente a destra della tavola, quasi fosse una scultura da circumnavigare, senza tuttavia che si riesca ad instaurare con quegli occhi un vis-à-vis, talmente dinamico è il loro volgersi in un altrove fisico e psichico! La dama con pelliccia al confronto è una figura da cui traspare una pacata dolcezza priva di quei misteri interpretativi, essenza inalienabile delle opere di Leonardo. Conosciamo i suoi studi appassionati sui moti dell’animo e le folgoranti annotazioni scritte nel Trattato della pittura, dove dà i consigli utili per un artista: “Vero è che i segni de’ volti mostrano in parte la natura degli uomini, i loro vizi e complessioni (….). Farai le figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile”.  



Sebastiano del Piombo,, Dorotea o Ritratto di giovane romana con cesto di frutta, olio su tavola, 1512 c. Gemaldegalerie, Berlino

E’ pur vero che la struttura compositiva del ritratto  concepita da Leonardo divenne subito un riferimento costante non soltanto per i suoi allievi, ma per altri artisti attivi nel 1500i, come mostra la Dorotea (1512) di Sebastiano del Piombo. Anche in questa tavola si notano riferimenti alla Dama con pelliccia: la posizione della figura di profilo, la stola, il gesto della mano portata al cuore le cui dita disegnano una V, interpretata alternativamente come voluptas o come virtus, infine il paesaggio, qui dipinto al tramonto, che appare dalla finestra. Nell’opera di del Piombo, dove un cestino di mele e rose richiama gli attributi della santa, il volto possiede invece un' espressione pensierosa e un po’ enigmatica. Anche in questo caso l’attribuzione a del Piombo è giunta soltanto nella prima metà del 1800, mentre per 3 secoli era stata considerata un’opera riconducibile a Raffaello Sanzio e in particolare a “La velata”. Ripensamenti, errori di valutazione, studi e tecniche più attuali riescono infine a far luce sulla verità. Dopo la lunga disamina le nostre conclusioni sono queste: la Dama in pelliccia è probabilmente un dipinto realizzato nell'ambito della cerchia leonardesca, che una volta studiato a fondo potrà essere attribuito con maggiore certezza a un valente allievo del Genio toscano.
Ai posteri l’ardua sentenza!


Nota 1) Per lungo tempo si è pensato che il titolo dell'opera alludesse a Madame Le Ferron, amante del re di Francia Francesco I, ma poi si è compreso che l'appellativo deriva dal nome della coroncina che adorna la fronte della giovane, un gioiello molto in voga in epoca rinascimentale.



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte

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