
Chiesa di Santa Maria della vita, Compianto sul Cristo morto, gruppo scultoreo in terracotta di Niccolò dell'Arca (1463/90), Bologna © Copyright |
Chiunque visiti Bologna si accorgerà di vivere in un'atmosfera culturale che ben si confà al ruolo plurimillenario e al nobile magistero di bellezza artistica portato avanti da questa antica Città. Il ritorno all'antico splendore del complesso monumentale di Santa Maria della Vita, interamente restaurato pochi anni fa, costituito dal Museo della Sanità, dall'Oratorio seicentesco e dalla Chiesa, merita una visita. Il complesso architettonico affonda le radici nel XIII secolo ad opera della Confraternita dei Battuti Bianchi, costruttrice del primo Ospedale della Città ed è luogo di immenso fascino non soltanto per l'antichissima storia sociale, ma anche per le testimonianze d'arte che conserva. La Chiesa di Santa Maria della Vita, così denominata per l'assistenza ai malati svolta dalla Confraternita, fu progettata in età tardo-barocca da Giovan Battista Bergonzoni nel 1692; a pianta ellittica è ricoperta da una cupola realizzata un secolo più tardi dall'architetto Giuseppe Tubertini.
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Compianto sul Cristo morto, di Niccolò dell'Arca, part.(1463/90): attorno al Cristo Nicodemo in ginocchio, due delle 4 Marie a destra San Giovanni.© Copyright |
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Chiesa di Santa Maria della Vita, Bologna. La cupola settecentesca di Giuseppe Tubertini, una delle più alte della Città. © Copyright |
Da Piazza Maggiore si può scorgere la maestosa cupola, rivestita da oltre 9000 lastre di rame, mentre l'interno del Santuario, dal solenne e luminoso ritmo spaziale, è custode di opere preziose, come i settecenteschi stucchi di Luigi Acquisti, con le magniloquenti Sibille nei pennacchi angolari della cupola, gli affreschi con l'Assunzione della Vergine di Gaetano Gandolfi, ma soprattutto lo stupefacente gruppo in terracotta del "Compianto di Cristo". Quest'opera, situata nella cappella a destra del presbiterio, è stata modellata nel 1463 dallo scultore pugliese Niccolò, detto dell'Arca, perché autore dell' Arca di S. Domenico a Bologna a cui lavorò lo stesso Michelangelo dopo circa 20 anni. Composto di 7 figure a grandezza naturale, il gruppo in terracotta costituisce un capolavoro del Rinascimento meno aulico per la sua tragica espressività. Ognuno dei protagonisti di questa popolare "sacra rappresentazione", la Vergine, le quattro Marie, S. Giovanni e Giuseppe d'Arimatea, è differentemente coinvolto nella morte di Gesù: la Madonna si stringe in un lancinante tormento, Maria di Cleofa esprime urlando un incontrollabile rifiuto della realtà, Maria madre dell'evangelista si stringe le gambe per il dolore, ma è la Maddalena, nella sua folle corsa soccorritrice, l'immagine più sconvolgente.
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Compianto, part.: a sinistra Maria di Cleofa e la Maddalena © Copyright
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Compianto, part. da sinistra Maria Salomé accanto alla Madre di Cristo © Copyright |
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Compianto: particolare © Copyright
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Nel grido che deturpa i lineamenti, nei panneggi gonfiati dall'enfasi dei gesti, nella rapidità, quasi boccioniana, dei movimenti rotatori le statue palesano un dolore estremo e un furore quasi dionisiaco. L'agitazione spasmodica svela la contrapposizione antitetica di vita e morte, intesa come dramma umano che non fa più ricorso al tradizionale misticismo cristiano per esprimersi e anticipa di un secolo e mezzo il linguaggio barocco. Il Compianto rivela un Artista versatile, esperto della scultura donatelliana, della pittura ferrarese e dell'arte borgognona, studioso dei sarcofagi romani, ma anche straordinario anticipatore dell'arte moderna per le deformazioni espressive per le quali il popolo bolognese soprannominò le Marie "le brutte"! Michelangelo ammirava Niccolò, D'Annunzio definì le Madonne "sterminatamente piangenti", ma chiunque visiti la Chiesa di Santa Maria della Vita rimarrà turbato dal verismo di queste statue, un tempo ancora più reali perchè policrome! Infine nell'Oratorio, prezioso scrigno di gusto veneto, un altro gruppo cinquecentesco in terracotta di ben 14 statue, "Il transito della Vergine" di Alfonso Lombardi, risalente al 1522, diviene il suggello di un percorso artistico e religioso unico nel suo genere.
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La tragicità di un attimo: Maria di Cleofa e a destra la Maddalena© Copyright
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| Bologna. La grandiosa cupola di Giuseppe Tubertini vista da Piazza Maggiore© Copyright |
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Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, curatrice di mostre, cataloghi d'arte e saggista
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