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ARTinFORMA 

GIOTTO e gli affreschi dedicati alla storia di San Francesco ad Assisi

di Bruna Condoleo


A Giotto di Bondone, pittore, scultore e architetto, è dedicato questo articolo che vuole porre l’accento sulla grandezza di un artista geniale precursore dell’Umanesimo fiorentino, che “rimutò l’arte di dipingere dal greco al latino e ridusse al moderno” , come spiega con un pensiero tuttora condivisibile il pittore Cennino Cennini nel suo Libro dell’Arte, uno dei trattati più importanti della cultura figurativa italiana ed europea, scritto tra la fine del 1300 e i primi anni del 1400.



Giotto, La Cacciata dei diavoli da Arezzo, affresco,
1292/96. Basilica Superiore Assisi ©

Giotto, Il dono del mantello, affresco,
1292/96. Basilica Superiore Assisi©


Nel famoso ciclo decorativo della Basilica superiore di Assisi l’anima lirica e dtammatica di Giotto si esprime con assoluta novità rispetto al passato e con un’innovativa perfezione formale e coloristica, anche se della bellezza delle molte opere giottesche e di quelle dei suoi scolari sparse nei diversi musei del mondo, pochi hanno potuto godere. In un’età che ancora si barcamenava tra bizantinismi consunti e aristocratici goticismi, l’arte di Giotto ad Assisi esplode con la straordinaria energia vitale nel racconto della vita di San Francesco: il realismo delle figure, la poderosa volumetria delle forme, la spazialità prospettica delle architetture, la viva umanità di gesti e sentimenti dovevano sembrare all’epoca una sbalorditiva invenzione pittorica. In un mondo artistico come quello medioevale, costituito da forme statiche e ieratiche, il naturalismo giottesco emerge con la sua dirompente essenzialità, anticipando di un secolo l’estetica quattrocentesca che porrà l’uomo al centro della storia e di ogni interesse culturale. Al pari di Dante, Giotto è un rivoluzionario che, malgrado sia nutrito della cultura, dell’etica e della religiosità medioevale, inaugura una rivalutazione dell’uomo e della sua esperienza terrena, palesando senza retorica i valori spirituali ed etici del Santo.

Giotto, La rinuncia agli averi, affresco, 1292/96
Basilica Superiore Assisi©

Giotto, Il presepio di Greccio, affreco, 1292/96. Basilica Superiore Assisi©

 



Con un linguaggio semplice e chiaro, non diversamente da come farà Masaccio nel ‘400, Giotto riassume nell’opera pittorica della vita di San Francesco una mutata rappresentazione della storia umana e un diverso contenuto ideologico che riflettono un nuovo e più profondo concetto dell’esistenza come dell’arte. L’esigenza di rigore che contraddistingue il suo linguaggio pittorico, congiunta a una genuinità di visione e di espressione, piacquero anche a molti artisti del ‘900 che apprezzarono l’attualità del Maestro nell’ estrema sintesi spaziale e formale, nel perfetto equilibrio compositivo, nella costante traduzione della realtà quotidiana: da Cézanne ai Cubisti, dai pittori di Valori Plastici ai Metafisici, Giotto é stato considerato un modello di creatività e di essenzialità. Anche se amava dichiararsi “antico”, esaltando la tradizione classica cui palesemente si richiamava con il ritorno al pasticismo e riconoscendo al Passato una supremazia culturale, non di meno se ne distanziava per la volontà di farsi interprete delle istanze spirituali del proprio tempo, affermando su tutto la dignità dell’uomo e del suo destino. Qualcuno ha definito l’Artista il supremo pittore epico per eccellenza, che, come Dante, “preserva la forza ideale del passato e schiude le porte della nuova realtà” del futuro (A. Venturi).
Giotto, Approvazione della regola, affresco, 1292/96, Basilica Superiore Assisi©

A chiunque visiti i suoi affreschi nella Basilica superiore ad Assisi oppure le magnifiche opere a Padova nella Cappella degli Scrovegni, apparirà chiaro l' assunto dello storico dellarte Venturi, per la forza che anima i volti, per la vigoria delle forme, per l’espressività emozionale delle tinte. Un contemporaneo di sette secoli fa, dunque, che come ogni artista autentico sa divenire affabulatore in ogni epoca storica, annullando spazio e tempo, parlando un linguaggio universale, chiaro e diretto che tocca nel profondo  la sensibilità di tutti. Nel secondo millennio in questa ricorrenza degli 8 secoli dalla morte di san Francesco il messaggio spirituale che esprime l’arte di Giotto ad Assisi  è un invito all’apprezzamento di tutti gli aspetti della vita attraverso l’esaltazione delle doti di umiltà e di semplicità, espresse negli affreschi dedicati alla figura del Santo che risuonano come una convincente lezione di grande umanità oltre che di fede semplice e sincera. A Giotto, divenuto magister et gubernator dell’Opera del Duomo fiorentino, nato nel Mugello da padre contadino, ma divenuto insigne per le sue eccelse doti artistiche, Firenze dedicò nel 1337, anno della sua morte, una nobile sepoltura in Santa Maria del Fiore, dove l’Artista  aveva intensamente lavorato fino a pochi anni prima, un privilegio singolare accordato soltanto a pochi illustri cittadini.





Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, curatrice di mostre, di cataloghi d'arte e saggista




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