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L'umanesimo nordico di PIETER BRUEGEL il Vecchio

di Bruna Condoleo
La natura è stupita perchè il pittore sa esserle pari": questo è l'entusiastico commento di un umanista nei riguardi dell'opera di Pieter Bruegel il Vecchio, artista geniale che divise la breve vita fra Anversa e Bruxelles dove in soli 10 anni creò i suoi capolavori. I due figli, Pieter il Giovane e Jan il Vecchio continuarono la tradizione paterna e così fecero i discendenti di Jan creando una dinastia di pittori che giunge fino al 1700. Di Bruegel (o Brueghel) non si conoscono né l’anno di nascita né il luogo, tuttavia conosciamo l’anno della sua iscrizione alla Corporazione di San Luca ad Anversa, che ci permette di risalire al 1525 o al 1530 per considerare un probabile anno di nascita. Amante dei viaggi che lo condussero in Italia, antesignano dei viaggiatori del Grand Tour settecentesco, visitò le maggiori città ad iniziare dalle regioni lombarde per raggiungere Roma, Tivoli, Napoli, Reggio Calabria e Messina. di questi viaggi ne fanno fede incisioni e disegni di paesaggi italiani. Polemico nei confronti del naturalismo dominante, Bruegel si distinse nel panorama della pittura del XVI secolo per la ricerca di un realismo laico, permeato di simpatia umana per gli umili e di grande interesse per il paesaggio. Attraverso un'arte raffinata che affonda le radici nella grande tradizione fiamminga, da Van Eych fino a Hieronymus Bosch, il Pittore denunciò la follia dell'uomo senza mai divenire un moralista pedante. Imbevuto di cultura erasmiana, tesa a esaltare la dignità umana e a sconfiggere le superstizioni, non si beffa del contadino che ritrae nelle occasioni più diverse della sua esistenza, ma da acuto osservatore della realtà sa rendere con bonarietà e spesso in forma allegorica l'inutilità e l'inadeguatezza di ogni fatica umana.

Pieter Bruegel il Vecchio, Margherita la pazza, olio su tavola 115x161 cm. 1563. Museo Mayer von den Bergh, Anversa©





Pietrr Bruegel il Vecchio, Cacciatori nella neve, olio su tavola, 117x168 cm., 1565. Kunsthstorisches Museum, Vienna ©




Collegandosi all'allucinato repertorio iconografico di Bosch, popolato di mostri surreali e grotteschi, come nella tavola "Il Trionfo della morte" , circondato da esoterismo e alchimie, Bruegel racconta in uno stile vigoroso e spesso drammatico quel mondo alla rovescia in cui specchiarsi per poter prendere coscienza degli errori umani.
Grazie a una straordinaria incisività espressionistica, egli è capace di conferire ai motivi plebei una validità universale, perciò disdegna il linguaggio ornato dei suoi contemporanei per un volgare figurativo con cui esplora senza compromessi la molteplicità degli eventi della vita. Ne nascono capolavori come "Greta la pazza", allucinante immagine della follia o "Proverbi fiamminghi", in cui da affabulatore formidabile descrive l'incongruenza umana. In "Cacciatori nella neve" sa rendere con suggestiva efficacia l'atmosfera sospesa di silenzio e di freddo di un paesaggio invernale che allude forse al suo Brabante, ma al cui orizzonte svettano alte montagne innevate (un prpbabile ricordo delle Alpi!). Nel famoso "Banchetto nuziale" le gustose scene di genere sono brani di autentica poesia popolaresca: non un naif ante litteram, ma un artista esperto della tecnica, che sceglie una pittura larga e sommaria, attenta al carattere delle persone e degli eventi più che alla loro apparenza, evidenziando un'originale sensibilità cromatica nella predilezione per i colori opachi, per i bruni, i rosso-mattone, i gialli-ocra. Ciò che colpisce la nostra sensibilità, tuttavia, al di là dell'indiscussa sapienza tecnico-compositiva, è la modernità di questo Pittore che ha scelto nella folla la protagonista dei suoi dipinti: contadini e piccoli borghesi, personaggi consueti nella pittura fiamminga che il Pittore sa esprimere grazie a una forza e una tensione particolari.




Pieter Bruegel il Vecchio, , Proverbi fiamminghi, olio su tavola, 117x163 cm.1559. Gemaldegalerie, Berlino©



Jan Bruegel, detto dei Velluti , fiori in un vaso di legno, olio su tavola, 1606/07, Kunsthstorisches Museum, Vienna ©

Nei volti opachi, spesso seminascosti, nelle espressioni ansiose e allucinate dei personaggi, a volte ai limiti della normalità (tanto da far supporre che fosse un esperto di medicina, in particolare mentale!), sembra di ravvisare l'angoscia e la solitudine dell'uomo contemporaneo, inaspettata anticipazione del tragico smarrimento delle figure dell'espressionista pittore belga James Ensor. Anche i bimbi, per lo più brutti e goffi nei loro giochi senza gioia, nelle opere di Bruegel  divengono immagini nuove e inquietanti, lontane dall'abituale e oleografica rappresentazione dell'infanzia, dolce e perfetta.Tra le opere più interessanti e famose La torre di Babele, dipinta a Bruxelles negli anni '60; la Serie dei Mesi, in cui il paesaggio diviene il vero e unico protagonista; La parabola dei ciechi e il Paese della cuccagna. Quest'opera esprime tra immaginario e ironia l'utopia di un mondo dove sia abolito il lavoro e il cibo cada dal cielo: una satira ironica e pungente!
Mentre Pieter il Giovane, detto degli Inferni, fu divulgatore dell'opera del padre, ma con spirito gioioso e spensierato, Jan, detto dei Velluti per la morbidezza di tocco usata nel dipingere i fiori, fu spirito colto e indipendente dal modello paterno. Pittore di corte a Bruxelles, grande viaggiatore (fu anche a Roma e a Milano), amico di Pieter Paul Rubens, Jan è artista originale, soprattutto nella rappresentazione della natura morta, genere di cui è considerato un vero anticipatore, rivelando un'estrema finezza esecutiva, quasi miniaturistica, vivificata da un prezioso e smaltato colorismo.


Bruna Condoleo, storica dell'arte e del costume, curatrice di mostre, di cataloghi d'arte e saggista



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