Nel mese di marzo scorso a Brescia è stato riaperto il Capitolium,
uno degli edifici di età imperiale meglio conservati in Italia settentrionale,
riconosciuto dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.La riapertura è
limitata ad alcuni mesi perché si tratta di una preview privilegiata
del primo di una serie di interventi di scavo, studio e restauro
che hanno già coinvolto, e continueranno a coinvolgere, l'intero
complesso archeologico a ridosso del Museo di Santa Giulia. A rendere
assolutamente eccezionale questa temporanea riapertura è non solo
la bellezza, l'imponenza e l'importanza intrinseca del monumento
simbolo di Brescia, ma il nuovo percorso museale che Francesca Morandini,
curatore per l'archeologia dei Civici Musei e Paola Faroni, responsabile
per l'edilizia monumentale del Comune di Brescia, in team con Filli
Rossi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia,
hanno ideato.
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Ad accompagnare il visitatore all’interno dell’antico
Tempio, al cospetto di Giove, Giunone e Minerva saranno luci, suoni
e atmosfere ricreate da Studio Azzurro. Varcati i nuovi portali
in bronzo, il visitatore sarà accolto nella Cella Orientale
del Tempio, da un’ installazione di profonda suggestione evocativa,
un vero e proprio racconto, fatto di voci, suoni e immagini.L’installazione
multimediale permetterà ai visitatori di conoscere ed esplorare
il sito così come doveva presentarsi in origine, valorizzando
l’ambiente e consentendo di comprendere meglio il significato
del tempio e rendendo la visita indimenticabile. Ma a stupire ancora
di più saranno gli ambienti restaurati e soprattutto ciò
che durante i restauri qui è emerso. Le novità sono,
infatti, numerose e rilevanti: dai pavimenti originali in marmi
colorati del I secolo d. C., agli arredi dell’antico tempio,
alla dettagliata sequenza stratigrafica, alla cronologia del tempio
stesso.
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| Il Capitolium era
il tempio principale di ogni città romana ed era il simbolo
stesso della cultura di Roma; in esso si svolgeva il culto alla
“triade capitolina” e cioè delle principali divinità
del pantheon latino: Giove, Giunone e Minerva. Nello spazio antistante
il tempio si radunavano i fedeli per le principali cerimonie e venivano
compiuti i sacrifici. I pavimenti originali in pregiati marmi policromi,
le statue e gli arredi di culto – che rientrano dopo un lungo
periodo nella loro antica sede - godranno di nuove visuali e nello
stesso tempo saranno protetti e conservati. Nuovi portali in bronzo,
infatti, altamente tecnologici, permetteranno di rivivere l‘atmosfera
sacrale e solenne delle antiche aule di culto, garantendo anche
un’ottimale situazione microclimatica per la conservazione
delle parti originarie del tempio. I resti archeologici di questo
straordinario complesso furono portati in luce tra il 1823 e il
1826, quando i membri dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti,
grazie a una sottoscrizione pubblica, poterono affrontare scavi
estensivi nell’area, partendo da un capitello che affiorava
in un giardino privato. La campagna di indagini fu di tale successo
da indurre l’amministrazione ad aprire all’interno del
tempio, parzialmente ricostruito, il primo museo civico di Brescia,
il Museo Patrio. Aveva, in particolare, creato un’ immensa
emozione la scopertura di un tesoro occultato da una parete del
tempio: un deposito di opere bronzee magnifiche qui nascoste, forse
per salvarle da scempi o per sottrarle alla fusione per battere
moneta. Erano i cosiddetti “grandi bronzi” di Brescia,
esposti oggi in Santa Giulia: un insieme unico di statue ed elementi
di arredo in bronzo dell’edificio. Tra essi, oltre a ritratti
di imperatori, cornici decorate, frammenti di statue, emerge per
bellezza e rarità la statua della Vittoria alata, capolavoro
della bronzistica del I secolo d. C. Questa apertura costituisce
la prima tappa di un intervento complessivo di recupero dell’area,
che includerà anche con successive aperture, i recenti scavi
archeologici e il santuario di età repubblicana. L’intervento
si pone in continuità con il recupero delle domus dell’Ortaglia
e l’inserimento di questo contesto nei percorsi di visita
del Museo della città del marzo 2003, nel solco della tradizione
archeologica bresciana che, a partire dai provvedimenti del 1480
-per i quali vennero murate negli edifici rinascimentali in piazza
della Loggia le “lapidi iscritte” di età romana
trovate in città-, dimostra la precoce sensibilità
della città nei confronti del suo antico passato.
La realizzazione del progetto è stata possibile grazie ai
contributi di Comune di Brescia, Ministero per i Beni e le Attività
Culturali – Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici
della Lombardia, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia,
Fondazione Brescia Musei, Fondazione ASM-gruppo A2A e Arcus Spa.
www.bresciamusei.com
info@studioesseci.net
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