in Italia

Collana oro e corniola, coll. Campana. Gioielli etruschi (III-VI sec a.C.) assembalti nel 1859

Pendente etrusco con testa di Acheloo. Coll. Campana - Museo del Louvre |
|
Gioielli antichi
A Roma, ai Musei Capitolini, gioielli antichi di una collezione formata nella prima metà dell'800 dal Marchese Giovanni Pietro Campana, vengono esposti in occasione di una mostra in Campidoglio. Si tratta di gioielli greci, etruschi, romani e bizantini, provenienti da scavi intrapresi a Roma e nell'Etruria, che costituivano parte di una raccolta di oggetti d'antiquariato, bronzi, terrecotte, ceramiche e monete che, per alterne e sfortunate vicende della famiglia, fu confiscata nel 1859 dallo Stato Pontificio, presso cui il marchese lavorava, e posta in vendita. In attesa di trovare un acquirente, i gioielli furono affidati all'atelier Castellani, una famiglia di orafi romani, che restaurò la collezione e ne curò il catalogo per la vendita. La collezione numismatica, invece, formata da oltre 400 esemplari di monete d'oro romane e bizantine, fu acquistata dai Musei Capitolini, ed andò a confluire nel Medagliere Capitolino, ove si conservano anche gioielli ottocenteschi dell'atelier Castellani. Questi ultimi, frutto della reinterpretazione degli esemplari antichi della collezione Campana, creati con grande perizia e raffinatezza, influenzarono l'oreficeria di gusto archeologico in Italia ed in Europa, tra la fine dell'800 ed i primi anni del ‘900.
Acquistata dal governo francese nel 1861, la collezione Campana fu destinata al museo del Louvre ed oggi la mostra romana, ideata da Francoise Gaultier, Conservatore del Dipartimento delle antichità greche, etrusche e romane del Museo francese, dà a tutti l'opportunità di ammirare un patrimonio artistico di immenso valore e di grande bellezza, attraverso l'esposizione di oltre 200 esemplari, antichi e moderni.
“Tesori antichi. I gioielli della collezione Campana”, Palazzo dei Conservatori in Campidoglio. Roma. Fino al 25 giugno 2006-
www.zetema.it
|
|

Fibula d'oro a drago, coll. Campana.Etruria, VII sec a.C

Orecchini con pendenti (Italia merid. III-II sec.a.C.) Coll.Campana - Louvre
|
L.B.Alberti: S.Maria Novella (facciata), 1456, Firenze
|
|
Leon Battista Alberti e Firenze
A Firenze, a Palazzo Strozzi, è in corso una mostra d'eccellenza, dedicata a Leon Battista Alberti, architetto, teorico dell'arte, saggista e letterato umanista, urbanista, matematico e musicista, colui al quale si devono ascrivere la nascita e la diffusione del pensiero rinascimentale italiano.
La mostra espone 160 opere, in parte dell'Alberti, in parte degli artisti a lui legati per sensibilità e per affinità culturale, come Donatello, Beato Angelico, Botticelli, Verrocchio, Bernardo Rossellino e tanti altri artefici della prodigiosa cultura italiana del ‘400. Dipinti, disegni, sculture, elementi architettonici, manufatti e manoscritti inediti, di grande interesse storico e filologico, ci conducono in un ideale viaggio nell'età d'oro del primo Rinascimento, permettendo al visitatore di ricostruire la ricchezza inventiva e la genialità interpretativa di una temperie culturale eccezionale.
Il percorso espositivo si divide in 7 sezioni: la vita dell'artista, gli anni fiorentini, la committenza Rucellai, la città di Alberti, il trattato di architettura, la città ideale, la scienza. Dell'autore di trattati fondamentali per il pensiero del tempo e per il loro riflesso sulla cultura delle epoche future, potranno inoltre essere seguiti itinerari al di fuori della mostra, che condurranno il pubblico davanti alle sue famose opere architettoniche: Palazzo Rucellai, Santa Maria Novella, il tempietto del Santo Sepolcro in S. Pancrazio.
Curata da Cristina Acidini, Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure e Gabriele Morelli, ordinario di Storia dell'Architettura all'Università di Firenze, la mostra conclude le celebrazioni per il VI centenario della nascita di un uomo che per tutta la vita cercò di realizzare il sogno di un'arte ove razionalità e bellezza confluissero armoniosamente.
“L'uomo del Rinascimento. Leon Battista Alberti e le Arti a Firenze tra Ragione e Bellezza“. Palazzo Strozzi, Firenze. Fino al 23 luglio
tel. 055/5522867- fax: 055/5534865
sandra.salvato@catola.it
|
|

S.Botticelli, La calunnia, 1490 c. (Firenze, Uffizi)

Città ideale (part), 1460-70, Urbino (Galleria Nazionale)(part.)
|
Ritratto di Matidia o Plotina 112 d.C., Musei Capitolini
|
|
Un diavolo per capello
A Bologna la prima grande mostra sulla storia dell'acconciatura, dall'età egizia all'epoca contemporanea, dal titolo arguto “Un diavolo per capello”, espone 300 opere tra reperti archeologici, ritratti e sculture, monete ed oggetti da toilette. Simbologie ed arte, bellezza e ribellione, la cura dei capelli e del loro acconciarsi da sempre ha rappresentato un elemento fondamentale non soltanto dell'estetica corporea, ma soprattutto dell'espressione del potere, dello status symbol in ogni società, fin dalle epoche più remote. Divisa in tre sezioni tematiche, la mostra non si propone di offrire un mero percorso cronologico, ma punta ad evidenziare, attraverso molteplici immagini desunte dal mondo dell'arte figurativa, i differenti modi di acconciarsi i capelli ed insieme i loro diversi significati metaforici e metonimici nei popoli più diversi. Se nella prima sezione della mostra un ricco materiale etnografico proveniente dalle Americhe si associa ai reperti archeologici delle antiche civiltà del Mediterraneo, la sezione centrale, dedicata al periodo che va dal Rinascimento all'età napoleonica, è particolarmente ricca di documentazioni pittoriche e di tanti oggetti “di moda” usati per la cosmesi dei capelli, come le parrucche settecentesche, i pettini e gli specchi, finanche “il ricciolo” di Napoleone, donato dall'Imperatore al suo medico prima di morire!. La terza sezione, che comprende ‘800 e ‘900, “tra neotribalismo e trasgressione underground”, si sofferma su alcuni movimenti e correnti, come gli hippies ed i punk, che hanno fatto dell'acconciatura l'espressione principale delle loro ribellioni culturali. Chiude l'interessante esposizione una serie di opere di Andy Warhol, fra cui spicca anche la propria immagine con la parrucca con cui l'eccentrico artista usava “mascherarsi” negli anni '60, esprimendo il suo radicale anticonformismo, ma anche il doloroso “sdoppiamento” nell'immagine dipinta, che fa dell'acconciature la propria drag-queen.
La mostra, davvero originale ed istruttiva, oltre che divertente, è curata da Pietro Bellasi e Tulliola Sparagli ed il catalogo, edito Mazzotta, riproduce a colori tutte le opere esposte.
“Un diavolo per capello. Dalla Sfinge a Warhol. Arte, acconciature, società”.
Museo Civico Archeologico, Bologna. Fino al 2 luglio 2006
www.comune.bologna.it/museoarcheologico
info: marinella.marchesi@comune.bologna.it |
|

Cavazzola: ritratto, 1520 Accademia Carrara (Bg)

Andy Warhol, anni '80
|
|
De Nittis: un italien de Paris
Barletta (Ba) , nel Palazzo della Marra- Pinacoteca De Nittis, dedica a Giuseppe De Nittis una bella mostra, in cui, accanto ai numerosi dipinti, donati dalla moglie, Léontine Gruvelle, alla città natale del pittore, figurano opere di James Tissot, amico e collega dell'artista durante l'esperienza parigina, realistico cantore del bel mondo e della Belle Epoque. Illustratore attento delle consuetudini della ricca borghesia intellettuale francese, De Nittis è uno dei pochi artisti italiani che sia riuscito a farsi apprezzare nella Ville Lumiére, grazie alla sua arte raffinata ed al suo stile sapiente, a volte virtuosistico. Le corse a Longchamps, gli eleganti salotti della città, i ritratti della bella moglie francese e degli amici, le serate a teatro ed i diversi momenti di una società piena di joie de vivre, tutto ciò vive nei suoi dipinti con la freschezza di un realistico reportage, tuttavia mai superficiale o manierato.
J. Tissot: Too early, 1873. The GuildHall Art Gallery, Londra
Purtroppo la morte precoce, a soli 38 anni, nel 1884, quando nel Salon parigino era in mostra la sua ultima affascinante opera “Colazione in giardino”, impedirà a De Nittis di evolvere la propria esperienza artistica, ormai spinta verso successi e riconoscimenti anche da parte della critica francese più esigente.
“De Nittis e Tissot, pittori della vita moderna” . Palazzo della Marra- Pinacoteca De Nittis. Barletta (Ba), fino al 2 luglio 2006
info: 080/52.22.014
az@arthemisia.it.it |
|
De Nittis: il salotto della principessa Matilde, 1883. Pinacoteca Comunale, Barletta
Formatosi in Italia, prima a Napoli, poi a Firenze nell'ambiente dei Macchiaioli, una volta a Parigi l'artista pugliese aderisce al nuovo clima impressionista e le sue tele, al di là di complicati teoremi sociali od esistenziali, traducono con sincera partecipazione il dipanarsi della vita moderna delle classi più agiate, con i loro riti eleganti e gli svaghi esclusivi, come le corse dei cavalli o i balli alla moda (tanto cari a Renoir!), dipingendo con cura abiti femminili o preziosi arredamenti di interni signorili. La sua vicinanza all'Impressionismo, alla cui prima mostra del 1874 egli partecipa con entusiasmo, invitato dall'amico Degas, è in realtà più tematica che non pittorica: la sua tecnica, infatti, mai completamente dimentica delle radici classiche, ha un tocco leggero e rapido, ma mantiene una propria originalità rispetto alla pennellata impressionista a virgola.
De Nittis: Le corse a Longchamps 1883. Pin. Com. Barletta |
|
|
all'estero
Hans Holbein il giovane
A Basilea, presso il Kunstmuseum a Basilea un'interessante esposizione consacra l'opera e la figura di “Hans Holbein il giovane”, un artista vissuto tra ‘400 e ‘500, nato ad Augsbourg, in Germania, operoso a Basilea, e divenuto in seguito pittore della corte del re Enrico VIII in Inghilterra, dove portò la sua raffinata capacità di introspezione psicologica e l'eleganza di forme e colori. Alla sua grande arte La Tate Britain di Londra dedicherà in settembre prossimo un'altra mostra, ove saranno esposte le opere del periodo inglese.
A Basilea 40 dipinti, cento disegni e numerose incisioni, provenienti dalle sedi mussali più disparate, illustrano la ricca produzione di un pittore che, con Albrecht Durer e Mathias Grunewald, è stato uno dei più protagonisti dell'arte rinascimentale europea. A Basilea Holbein realizzò pitture murali per la sala del Gran Consiglio, dipinti religiosi, illustrazioni di testi, fra cui quelli del celebre Erasmo da Rotterdam, che egli rappresentò più volte in famosi ritratti.
Dopo essere stato due anni a Parigi, Holbein fu per ben due soggiorni in Inghilterra, dove oltre al re, dipinse i ritratti degli uomini più importanti del Regno, come Thomas More.
Malgrado a causa della Riforma protestante, che trionfa nel 1529, molti dei suoi quadri siano stati dispersi, un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1543 a Londra, Holbein creò un autoritratto, conservato agli Uffizi a Firenze, nel quale si rappresenta a Basilea, città con la quale conserverà sempre dei forti legami e che possiede la collezione più ricca al mondo di suoi dipinti, disegni ed opere grafiche.
Hans Holbein il giovane, Kunstmuseum, Basilea
Fino al 2 luglio 2006
www.kunstmuseumbasel.ch
|
|

H.Holbein: Lais, Basilea (XVI sec.)
|
Disegni di Michelangelo
A Londra, presso il British Museum, grande successo dell’esposizione dei disegni di Michelangelo, una raccolta di 90 opere su carta, proveniente dalle collezioni conservate al British, all’Ashmolean di Oxford ed al Teyler di Haarlem. Per la prima volta i preziosi disegni del Maestro, ritrovati nella sua bottega dopo la morte, sono stati riuniti per dare ai visitatori del Museo l’opportunità di constatare la sublime bellezza del disegno michelangiolesco. Disegni appena accennati o ben definiti, nudi plastici, profili femminili, schizzi preparatori di scene complesse, destinate a divenire affreschi immortali sulla volta della Cappella Sistina o sulle pareti della Cappella Paolina. In essi l’inventiva del genio toscano si esplica con l’impulsività del primo momento creativo, ma anche con la sicurezza di un segno inconfondibile, raggiungendo effetti dinamici ed una suggestiva plasticità veramente stupefacenti, se consideriamo che i disegni sono stati realizzati con la sola tecnica della sanguigna. La mostra londinese, la prima nel suo genere , permette infatti di seguire, attraverso lo sviluppo dell’intuizione e dell’inventiva artistica del Buonarroti, i progetti, le sperimentazioni, le folgorazioni che in seguito diverranno i capolavori della lunga e feconda attività dell’artista, ma anche di intravedere nel segno tormentato le tracce delle ansie e dei dubbi esistenziali e grafici che hanno accompagnato la travagliata esistenza del divino Maestro.
Disegnatore prodigioso, autore di quella ”opera colossale (La Sistina) che sorge come un mondo nei fasti della pittura” (Eugene Delacroix, 1822), Michelangelo ci ha inoltre lasciato alcuni interessanti disegni che si riferiscono alle opere scultoree, soprattutto alle Pietà, tema a lui molto caro, che lo ha accompagnato fino agli ultimi giorni di vita.
“Disegni di Michelangelo”, British Museum, Londra- Great Russell street,
fino al 25 giugno 2006
tel: 0044.20.73238299 |
|
Testa di donna, sanguigna, 1512 c.
Deposizione dalla croce, sanguigna, 1550 c.
|

Balenciaga, 1965 (f.Kublin)
|
|
Balenciaga Paris
A Parigi , Les Arts Décoratifs presentano dal mese di giugno un omaggio a Cristobal Balenciaga, celebre couturier di origine spagnola, il cui percorso ha influenzato la storia della moda francese ed europea. La mostra espone 160 pezzi, raccolti da Nicolas Ghesquière, direttore artistico della casa di moda Balenciaga dal ‘97, disposti in maniera cronologica, che rivelano la stupefacente creatività di uno stilista che per 30 anni ha operato a Parigi, fino al 1968, data in cui presenta l'ultima collezione e si ritira in Spagna. Nativo dei Paesi Baschi, a 23 anni apre la prima casa di moda a San Sebastian, seguita da altre due, a Madrid ed a Barcellona; autodidatta, studia la moda francese, la costruzione dell'abito e, quando fuggito alla guerra civile di Spagna, nel '37, approda a Parigi e crea la famosa maison in Avenue George V, ha già tutte les chanses per divenire di lì a poco “le roi de la couture parisienne”.
I suoi abiti creano una silhouette raffinata, su una base classica, ma con forme che si ispirano alla cultura del suo paese natio: cappe da toreador, gamme di colori sorprendenti, mantilles nere e tonalità acide. Egli utilizza una grande quantità di materiali, tessuti di lana spessi ed irregolari, per meglio evidenziare l'interazione della luce: le sue creazioni,infatti, sono costruite con rigore e strutturate attorno al corpo come architetture. Balenciaga amava dire:“ un bravo stilista deve essere: architetto per i piani, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l'armonia e filosofo per la misura”, rivelando che uno stilista non è solo un sarto, ma soprattutto un artista completo.
A 34 anni dalla sua morte, il suo prestigioso marchio è ancora vivo e fa parte di un patrimonio culturale collettivo: la grande retrospettiva parigina intende, perciò, celebrare un grande maestro della moda del XX secolo.
« Balenciaga Paris ». Les Arts Décoratifs, Musée de la Mode et du Textile, Paris
Dal 6 giugno 2006 al 28 gennaio 2007
www.lesartsdecoratifs.fr
|
|

Balenciaga, 1954 (f. Kublin)
|
|
"Rembrandt-Caravaggio"
Amsterdam, in occasione dei 500 anni dalla nascita del grande pittore olandese, ospita nel Van Gogh Museum la mostra “Rembrandt-Caravaggio”, dedicata ai due giganti dell'arte di tutti i tempi. Attraverso l'accostamento di 40 capolavori, il pubblico potrà confrontare gli stili, le tecniche, le peculiarità dei due maestri, protagonisti del ‘600 figurativo europeo. Rembrandt van Rijn, creatore di atmosfere suggestive, incentrate sul tema della “luce”, che circonfonde i soggetti di un'intensa ed inquieta spiritualità; Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, rivoluzionario assertore di una pittura realistica, densa di drammaticità e di forti contrasti chiaroscurali, ma anch'essa interessata alla funzione della luce, che nelle sue tele trasfigura i soggetti. I due artisti non si conobbero (Rembrandt nacque nel 1606, 4 anni prima della morte di Caravaggio), tuttavia l'attenzione di entrambi fu rivolta alla creazione di un linguaggio innovativo, teso ad esplorare, nel pittore olandese, le più intime e misteriose zone della psiche, attraverso un luminismo diffuso e morbido. La poetica di Caravaggio, invece, è rivolta ad un'adesione antiaccademica alla realtà umana dei più derelitti, raccontata con la risorsa di una luce rivelatrice del trascendente, che fissa gli eventi per l'eternità.
“Rembrandt-Caravaggio”. Van Gogh Museum. Amsterdam (NL), fino al 18 giugno 2006
info:0031.205705200
www.rembrandt-caravaggio.nl
|
|
Rembrandt van Rijn: La sposa ebrea, 1668
|
|
La riproduzione in capo alla pagina è l'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnato dalla restauratrice Francesca Secchi
|
|
|