Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I -Lug./ago. 2006, n. 4
ARTinFORMA 

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I libri scelti per voi
di Irene Tedesco

















 



Karen Essex, I cigni di Leonardo , 2006, Romanzo Bompiani, pp. 392,         18,00 euro


Un' intricata ragnatela di legami parentali, relazioni diplomatiche e alleanze politiche, tessuta da uomini di potere, intrepidi e affascinanti, e bellissime donne che solo apparentemente ordiscono la propria trama nell'ombra, ma ambiziose anch'esse per cultura e tradizione.
L'intreccio narrativo del romanzo scritto da Karen Essex, giornalista e sceneggiatrice americana, rispecchia in pieno questa fragile quanto complessa rete, giungendo in qualche caso a segmenti di flashback ed espressioni poco credibili per il parlar pittoresco delle raffinate corti Cinquecentesche, frequentate dai sonetti di Pietro Bembo o dell'Aretino.
I cigni di Leonardo, racconto appartenente all'ultima generazione dei romanzi storici, trae originalmente spunto da eventi reali, non concedendo nulla all'immaginazione di taluni “arcinoti” romanzi fuorvianti e confusionari.
Entra quindi a fondo nel pieno delle guerre che sconvolgono tutta la Penisola nel breve volger d'anni tra la fine del '400 e i primi del secolo successivo, quando la rete di alleanze politiche ben congegnata da Lorenzo dè Medici si sfalda e sorgono mille e più contrasti tra Francia, ducato di Milano e Regno di Napoli.
I destini di due sorelle, Isabella e Beatrice d'Este, principesse di Ferrara, entrano prepotentemente in questo spazio, incrociandosi con le scelte dettate dalla ragion di stato e da una passione forte, sensuale per un unico uomo: Ludovico Sforza.
Il duca, signore di Milano, è infatti appassionato in ugual misura dell'arte e delle donne, tanto da circondarsi di amanti affascinanti e colte, dipinte nella freschezza della loro giovinezza da Leonardo da Vinci, come Cecilia Gallerani, emblematica protagonista della famosa tela il cui titolo è legato al greco galè, che significa appunto «ermellino», e ancora Lucrezia Crivelli, delicata interprete della Vergine delle Rocce.
Eppure «Ludovico Sforza è l'uomo del momento, ma Venezia è eterna», afferma senza tanti complimenti Francesco Gonzaga, duca di Mantova e marito di Isabella, quando gli rifiuta i propri servigi come condottiero nel 1495. Opinione lungimirante, che dovrà però ritrattare in un secondo momento, complice l'interessamento di Isabella. Tra castelli lombardi, fastosi apparati celebrativi, abiti ornati di perle e sete, ed un misterioso Leonardo, perennemente in ritardo con le consegne affidategli, si svolge dunque questo romanzo in cui emergono la figura di Isabella, l'astuta signora, caparbia nell'inseguire Leonardo al fine di consacrare la propria bellezza in un' opera eseguita dal Maestro ed il profondo amore di Beatrice per il marito Ludovico, ballerino e mutevole come le sue alleanze.

















 


Hassan Massoudy, Così lontano dall'Eufrate. Gioventù di un artista in Iraq , 2005, editrice Pisani, pp. 201, 14,00 euro


Il silenzio delle case immerse nella calura, un mondo in cui il viver collettivo era un piacere e l'ospitalità un momento di accrescimento spirituale, la moschea enorme per gli occhi di un bambino, scintillante con la sua decorazione a strisce blu, lunghe e leggere come le onde del mare.
E' l'infanzia di un mondo perduto, di un bambino che della propria cultura ne ha tratto un'arte, in cui fantasia e riproduzione della realtà si incontrano e fioriscono in sei precisi tipi di linguaggio, anzi calligrafie per dirla meglio.
Il bambino che racconta la propria storia, mantenendo vivo il ricordo dei profumi degli inchiostri usati, dei colori dei suk , delle voci amiche, è Hassan Massoudy, nato nel 1944 nella città santa di Najaf, in Iraq. Egli è discendente diretto per parte di madre del profeta e ha compiuto i propri studi a Baghdad, dove ha appreso come nel paese iconoclasta, che ha bandito in epoca remota l'immagine realistica, giunga invece ad esser chiaro il significato dato dal liquido segno tracciato con la cannuccia, che si raggruma e si contorce in accoglienti golfi neri nello stile diwani ; oppure il ta'liq , largo e lento con i suoi grappoli di puntini e curve e ancora le sfumature corvine dell'olio tramutatosi in segmenti sottili e aguzzi del nakshi .
Cresce Hassan e con lui il paese cambia, da regime realista a repubblica a dittatura e viene così costretto ad emigrare in Occidente, ma anche adesso che vive a Parigi, già dagli anni Settanta, ancora sa quanto lo sterile deserto sia invece una preziosa fonte d'ispirazione.








 


Jörg Kastner, L'apprendista fiammingo , 2006, Piemme, pp. 413, 18,90 euro


Nei sinuosi canali di Amsterdam si può correre il rischio di perdere l'orientamento, e se poi nell'oscurità delle strette stradine, tra le palazzine dai colori tenui ed i fioriti cortili interni, ci s'imbatte in un sinistro personaggio dalla folta barba bianca e due occhi brillanti, come la capocchia di uno spillo, l'addentrarsi nell'«età d'oro» dei Paesi Bassi, il Seicento delle battaglie con Spagna e Inghilterra, ma anche del florido commercio olandese con i porti orientali, risulta ancor più intrigante!
Jörg Kastner, appassionato autore di romanzi storici a tinte «gialle», tanto da aver lasciato la professione forense per potersi dedicare a pieno alla scrittura, costruisce una drammatica sequenza di omicidi, che ruotano attorno alla figura del grande Maestro Rembrandt Harmenszoon van Rijn. Tre assassini avvenuti a stretto giro, un inaspettato reo confesso, una giovane guardia carceraria e su tutto, a coordinare gli spostamenti del destino, sembra proprio che sia un oggetto, solitamente inanimato, un dipinto ad olio che raffigura il tintore Gysbert Melchers con la famiglia. Cornelis Bartholomeuszoon Suython, amico del secondo omicida, decide di rintracciare il vero motivo che ha condotto alla furia distruttrice, senza cedere alla vecchia maledizione lanciata anni addietro dal giovane cattolico che aveva ucciso Guglielmo d'Orange, governatore generale dei Paesi Bassi.
Cornelis si finge L'apprendista fiammingo, entrando così nel cuore di Cornelia, la figlia illegittima di Rembrandt e nella fucina dell'anziano artista, per scoprire se veramente il colore blu, considerato espressione violenta del diavolo, predominante nel dipinto, abbia un potere così evocativo.













 



Mimi Zeiger, Nuovi musei nel mondo , Rizzoli libri illustrati, 2005, pp. 208, 24,00 euro


Quando la carta piace più del regalo.
Ovvero: girando da un capo all'altro del globo in questa calda estate, sicuramente qualche globetrotter potrà incontrare sul proprio cammino strutture immaginifiche, una profusione di acciaio abbagliante e vetri trasparenti che, quasi magicamente, catapulteranno l' attenzione suscitando la voglia di aprire lo scrigno ed entrare in un mondo unico.
E' diventato quasi un genere pulp , quello dei nuovi musei. Architetti divenuti registi, gestori di grandi cifre e tecnologie avanzatissime in fatto di luci e sistemi computerizzati; grandi spazi attrezzati per accogliere ospiti ed esposizioni, categorie accomunate dello stesso fattore: sono, anzi, siamo momenti temporanei di un processo più generale volto alla valorizzazione e riqualificazione di aree urbane spesso degradate.
La cittadina di Bilbao in Spagna e il suo Guggenheim, progettato da Frank Gehry, è il caso maggiormente noto: uno spettacolare pacco-regalo luccicante all'esterno, ma principalmente vuoto nelle sale interne.
E allora perché non guardare con «occhio critico» anche alla struttura architettonica, piuttosto che soltanto le opere contenute nei musei?
Il pratico testo dal formato tascabile scritto da Mimi Geiger, insegnante presso il Californian College of the Arts di San Francisco, raduna in trentuno schede, corredate da numerose immagini, altrettanti spazi espositivi come l'O-Museum di Iida, un piccolo villaggio medievale in Giappone, vitrea struttura resa leggerissima grazie a sei pilastri che sollevano da terra l'intero edificio. Soluzioni moderne per spazi ricchissimi di storia, come il parco archeologico di Kalkriese in Germania, dove nel 9 d. C. le tribù germaniche fermarono l'espansione dell'imperatore Augusto. Tre padiglioni in acciaio corten, un gigantesco cornetto acustico che riproduce i suoni della battaglia per vedere, in ultimo, una serie di lastre sparse a terra in rappresentanza delle legioni romane cadute!
Un enorme sommergibile in plexiglas blu, infine, si segnala in Austria:è la Kunsthaus di Graz, la “casa delle arti”, ultimo modello avveniristico dell'antica enfilade di stanze e manufatti artistici.