LA POSTA
Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali ed ambientali.
Ara … sine pace!
Alle polemiche che hanno coinvolto la sistemazione dell’Ara Pacis si è, purtroppo, a mio avviso, dimenticato di dare rilevanza al “contenuto”, parlando troppo del contenitore. Non volendo entrare tardivamente nella diatriba attorno alla realizzazione dell’opera di Meyer (interessante architettonicamente, ma, secondo me, fuori misura), mi è parso negativo non parlare approfonditamente del monumento, nascosto e quasi avvilito dall’interesse suscitato dal suo nuovo contenitore! Molti infatti conoscono (e forse visitano) il meraviglioso Altare più per il chiasso mediatico sollevato che non per l’importanza storico-artistica del monumento e dei suoi bassorilievi. In compenso è stato salvato ed evidenziato il testamento di Augusto, che così comincia:
RES GESTAE DIVI AUGUSTI QUIBUS ORBEM TERRARUM IMPERIO POPULI ROMANI SUBIECIT ET INPENSAE QUAS IN REM PUBLICAM POPULUMQUE ROMANUM FECIT
Allego una foto dell’Ara Pacis, il vero protagonista di cui parlare!.
Ara Pacis: particolare della processione con Augusto
Giancarlo P.
Niccolò dall'Arca a Bologna, ovvero capolavori dimenticati!
Ho letto con molto piacere il vostro articolo sulla chiesa di San Domenico in Bologna ed ho da sempre apprezzato il capolavoro dell'Arca da cui Niccolò prese l'appellativo.
Vi allego la scritta riportata sulla lapide murata sul fianco della chiesa dei Celestini, in via d'Azeglio ed una foto raffigurante una Madonna posta sulla facciata di Palazzo d'Accursio (o Palazzo comunale) in piazza Maggiore, che si dice anch'essa del grande maestro quattrocentesco.
Quest'ultimo è l'autore dello straordinario gruppo del “ Compianto su Cristo morto ”, in terracotta dipinta, che si conserva nella chiesa di S. Maria della Vita, sempre in Bologna. Ora il mio rammarico, o la mia rabbia, risiede nel fatto che pochissima pubblicità è fatta attorno a questi capolavori rinascimentali e che ben pochi turisti vengono condotti a visitarli. Qualsiasi città sarebbe orgogliosa di possederli! Allego un particolare dell'opera, di straordinaria drammaticità, affinché siano i lettori del vostro periodico a giudicarne la bellezza.
NICOLO’ SCULTORE
DALMATA DI ORIGINE, NATO IN BARI DI PUGLIA
DALL’ARCA DI SAN DOMENICO IN BOLOGNA
EBBE IL NOME E LA GLORIA
MORI’ L’ANNO 1494 E FU SEPOLTO IN QUESTA
CHIESA DEI CELESTINI
L’antica lapide sepolcrale recava la seguente epigrafe:
QUI VITAM SAXIS DABAT ET SPIRANTIA SIGNA
COELO FORMABAT, PROH DOLOR ! HIC SITU EST
NUNC TE PRAXITELES, PHIDIAS, POLICRETUS ADORANT
MIRANTURQUE TUAS, O NICOLAE, MANUS
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Madonna con il Bambino (Palazzo d'Accursio)
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Il Compianto su Cristo morto (part.)
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Marco V.
Leonardo: rischi inutili per opere somme e rare!
Assieme ad Italia Nostra, storici dell’arte e migliaia di cittadini benpensanti, voglio esprimere tutta la mia disapprovazione per l’invio dell’Annunciazione di Leonardo da Vinci nel Museo Nazionale di Tokio! Tutti sanno l’esiguità del numero di capolavori dipinti dal Genio italiano e dunque esporre un’opera così importante ad enormi rischi di vario genere (da quelli più banali dell’invio in un luogo così lontano ai danni che potrebbe subire per un cambiamento di sito e di situazione abituale), è, a mio avviso, decisione folle.
I giapponesi, che vengono in gran numero in Italia e che apprezzano anche troppo "velocemente" il nostro patrimonio artistico, avrebbero potuto godere di qualsiasi altra opera delle tante che possediamo, anche di pittori famosi, ma che almeno hanno prodotto centinaia di esemplari e non pochissimi capolavori, come quelli di Leonardo, peraltro sparsi in Europa. Trovo questa iniziativa assurda, megalomane e quanto mai sconsiderata, e mi associo ad Italia Nostra nel chiedere per alcuni insuperabili capolavori l’ assoluta inamovibilità!
Giuseppina R..
Una restauratrice indignata
Gentile redazione,
Scrivo per esprimere il mio parere a proposito dell'invio dell'opera di Leonardo a Tokyo e per chiedere anche a voi, che nel vostro periodico dedicate ampio spazio al restauro, cosa ne pensate. Negli ultimi dieci anni è cresciuto in maniera esponenziale il numero di mostre ed esposizioni temporanee, tanto che molto è cambiato dall'epoca dei grand tour; prima erano i grandi intellettuali a spostarsi per i vari Paesi europei ai fini di ammirare e studiare da vicino le opere d'arte, adesso invece sono le opere a viaggiare da un capo all'altro del mondo. E' vero: se prima la cultura era riservata a pochi, oggi la circolazione delle opere permette a tutti di poterle osservare rimanendo fermi nella propria città. Ma alle opere d'arte chi ci pensa?
Per motivi politici e diplomatici tra le varie nazioni, e non per un più nobile scopo di diffusione della cultura, le opere d'arte sono costrette a movimentazioni continue che ne compromettono lo stato di conservazione e ne accelerano di conseguenza i processi di degrado, soprattutto quando si è in presenza di opere delicate come un dipinto su tavola. E' noto, infatti, come sbalzi di temperatura e umidità relativa, anche minimi, facciano dilatare e successivamente contrarre e deformare un materiale igroscopico come una tavola lignea, con il conseguente insorgere di problemi gravi (crettature, distacchi di
colore) sulla pellicola pittorica. Nonostante le attente precauzioni prese per la movimentazione dell'Annunciazione di Leonardo, il trasporto (e soprattutto un tragitto così lungo) è considerata una tra le più rischiose operazioni di restauro, la quale potrebbe provocare gravi danni, magari non visibili nell'immediato, ma riscontrabili a lungo termine. E allora, mentre ora a Tokyo i mandorli, per uno strano scherzo del destino, sono in fiore per l'arrivo dell'opera di Leonardo...forse il futuro di quest'opera, tanto unica quanto geniale, non sarà altrettanto "rose e fiori"...
Marianna S..
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