Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
FULMINI e SAETTE  



LA POSTA

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Dorazio non se lo meritava ...!

Un'eredità da nababbi, liti fra l'ex moglie e l'ultima compagna, deflagranti cause legali fra figli, eventi pubblici cancellati improvvisamente e un furto misterioso… No, non è una fiction di quelle che durano centinaia di puntate ma è la storia vera dell'eredità di Piero Dorazio, uno dei più grandi artisti italiani della seconda metà del ‘900, scomparso nel maggio del 2005. Del resto, se è quasi impossibile fornire la “pozione magica” capace di donare infallibilmente ad un artista il successo, è invece assai facile fare una diagnosi delle cause che portano al crollo della fortuna di un grande artista, conquistata nel tempo con un duro lavoro. Anzi, la diagnosi è sintetizzabile in una formuletta facile facile: la lite fra i suoi eredi. L'ultima chicca della complessa vicenda ereditaria che sta distruggendo la reputazione internazionale di Dorazio è identificabile nella prima mostra pubblica destinata a ricordarlo: invece di esporre le sue bellissime opere si è deciso di presentare a Todi solo le fotografie che ritraggono Dorazio, scattate da un pur famoso fotografo come Aurelio Amendola. Niente quadri, quindi, per ricordare un grandissimo pittore ma solo foto-ritratto! Collezionisti, critici, direttori di museo, amici storici dell'artista si stanno sbellicando dalle risate per questa scelta così miope e riduttiva. E quel che è peggio è ben altro: una parte della mostra tudertina è allestita nella galleria dell'ex moglie Giuliana, quella che lo stesso Dorazio aveva diffidato nel suo testamento dall'occuparsi della sua opera. E' ormai ben chiara la strategia: escludere da qualsiasi decisione l'altro erede, il maschio Justin che vive a New York e che è invece l'unico seriamente intenzionato a promuovere mostre ed iniziative importanti sul padre. La guerra scatenatasi fra gli eredi e che coinvolge anche l'ultima compagna dell'artista, l'americana Margareth Boberek, sta portando gravi conseguenze sull'opera dell'artista romano, anche perché non c'è ancora nessuno giuridicamente legittimato a rilasciare autentiche.
Le figlie in particolare stanno tenendo un comportamento sconcertante che ha portato
 


all'improvviso annullamento di importanti iniziative dedicate al padre. Si comincia appena scomparso Dorazio: un suo amico storico, il giornalista e parlamentare Lucio Manisco si mette in gioco per organizzare una degna commemorazione istituzionale dell'artista romano nella sala della Protomoteca in Campidoglio, alla presenza del Sindaco e del Ministro per i beni Culturali. Un sacrosanto omaggio per un artista che ha dato tanto alla sua città natale. Eppure, inaspettatamente e senza motivazioni, i figli dicono no, il padre deve essere ricordato in tono minore solo a Todi, dove era andato a vivere dal 1974. L'omaggio capitolino salta all'improvviso e Manisco non se ne capacita. Un anno dopo, nel 2006, la dinamica Soprintendente della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Maria Vittoria Marini Clarelli, decide di ricordare Dorazio ricostruendo la sua straordinaria sala personale della Biennale di Venezia del 1960, ammirata fra gli altri dal mitico Lionello Venturi. Ma anche qui le figlie si oppongono e le mandano a dire che “è ancora il tempo del dolore”. Nel frattempo Margareth Boberek chiede la custodia giudiziaria (tuttora in atto) delle oltre 250 pregevoli opere lasciate da Dorazio agli eredi. E come se non bastasse, una ventina di preziose opere scompaiono dal suo studio di Todi e il figlio Justin denuncia il furto ai Carabinieri. Altra ciliegina sulla torta di un artista tristemente dimenticato è la cancellazione, a causa dell'improvvisa ostilità delle figlie dopo un primo sì, della grande mostra antologica che si doveva inaugurare lo scorso ottobre nelle sale del Museo della Fondazione Roma, con opere provenienti dai maggiori musei italiani ed europei. E infine, le figlie hanno fatto pure cancellare la mostra che dal 4 settembre 2010 il Comune di Loano avrebbe voluto dedicare a Dorazio e che sarebbe stata curata da Sandro Barbagallo. Alcuni fra gli amici storici dell'artista, come Pupa Bucci Casari e Achille Perilli, all'unisono esprimono un solo commento: “Tutto quello che sta accadendo è pazzesco. Dorazio non se lo meritava”. Sic transit gloria mundi…

Giulio D.L da Roma

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