Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.30 - Ottobre-dicembre 2011
FULMINI e SAETTE  



LA POSTA

Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali e ambientali.
Proponiamo le vostre lettere in tempo reale.





LA TORRE "RUBATA"

Prima come nativo, poi come cittadino di Scalea vorrei richiamare una rinnovata attenzione su questa meravigliosa città, ricca di testimonianze antiche e violata senza ritegno alcuno, non solo nella sua integrità e bellezza paesaggistica unica, da orripilanti costruzioni, ma soprattutto nel suo più autentico patrimonio artistico, che da sempre ha rappresentato il bandolo della nostra identità culturale della quale andavamo orgogliosi e che rappresenta il nostra percorso storico di civiltà! Ma quel paese che ognuno di noi vorrebbe che ancora ci fosse, purtroppo non c'è più, distrutto da chi istituzionalmente avrebbe dovuto proteggerlo.
Un monumento antico, infatti, altro non è che un frammento del tempo sopravvissuto, di un tempo ancestrale, però, che è ancora vivo in noi stessi. E' come la radice che pare non faccia parte dell'albero, ma ne è l'esistenza stessa attraverso una linfa che proviene dalle profondità di un mondo che ancora di più ci plasma e ci vivifica.
A Scalea oggi, come non mai, dalla fine degli anni '70 in poi la politica ha sempre più gravemente trascurato l'impegno culturale per mano di sndaci che non hanno guardato mai più lontano del loro naso.
E' pur vero che tutta la politica, lungi dall'aver privilegiato valori culturali, come fecero in passato Giovanni Gentile e Benedetto Croce, è caduta in una vera e propria dissociazione. Potere e cultura sono diventati incompatibili sempre più spesso estranei ed a volte addirittura il potere è divenuto nemico della stessa cultura, anche se ciò è in conflitto con la stessa identità culturale delle nostre tradizioni artistiche, con l'effetto conseguente della creazione di gravi problemi lasciati consapevolmente languire, sprofondati, come sono i nostri politici, nel più irreversibile sonno della ragione che, come si sa, crea solo mostri!
Scalea ne è un esempio lampante, anche perchè proprio nella nostra città qualcuno, nel silenzio più assoluto dei nostri amministratori e dell' Autorità Giudiziaria locale, ha “rubato” una Torre tra le più note e caratteristiche, risalente probabilmente all'età dell'Imperatore Federico II di Svevia.
A qualcuno potrebbe sembrare una storia minore ed invece è una storia maledettamente seria, per molti versi incredibile, che apre uno spaccato inquietante sul modo di operare delle nostre istituzioni ed in primo luogo dell' Amministrazione comunale di Scalea.




La storia riguarda la cosiddetta “Torre di Giuda”, i cui resti svettano sulla collina in contrada Petrosa in Scalea e che rappresenta da sempre uno dei simboli più conosciuti della città. Nei depliants turistici di Scalea vengono riportati immancabilmente i resti della Torre e lo stesso Comune di Scalea nei suoi documenti pubblicitari vi fa riferimento costante. Nella “cartoguida” edita dal Comune, che ognuno può procurarsi nel chiosco di fronte alla stazione di servizio nel centro della città, e che ha per titolo, per la verità alquanto enfatico, “Scalea dove il mare incontra la storia”, la foto della Torre di Giuda campeggia al posto d'onore. Ebbene, tale simbolo dell'identità storico-culturale di Scalea è stato ormai da tempo privatizzato, è stato cioè tolto alla fruizione pubblica e inglobato in una pretesa proprietà privata. Per chi sale lungo la via Faro e, arrivato al numero 50, si affaccia sul lato destro, vedrà quello che appare nella foto: un muro con un grosso cancello che sbarra la strada che parte da via Faro 50 e che porta anche alla Torre di Giuda. Il cartello posto all'inizio del cancello informa perentoriamente che trattasi di proprietà privata dei condomini Terrazze 2 e 3, e dunque la Torre di Giuda, che è al di là del cancello, sarebbe diventata di proprietà privata. Si aggiunga, per meglio comprendere la gravità dell'operazione compiuta, che in base all'atto di compravendita per il notaio Lomonaco di Praia a Mare dell' 11 aprile del 1980 tra la soc. “Baia Blu” di De Iacovo e la soc. “Alalonga” del geom. Salatino, la proprietà della strada condominiale sbarrata dal cancello è di un altro condominio, quello denominato Terrazze 1.
E' interessante vedere come sia stato possibile costruire un tale assurdo sbarramento: attraverso una specie di autorizzazione del Comune di Scalea del 1990, che appare anche a prima vista del tutto nulla. E' stata, infatti, firmata dall'allora Assessore all'urbanistica e non dal Sindaco, come avrebbe dovuto essere; inoltre è priva del numero di protocollo ed è stata incredibilmente emessa lo stesso giorno in cui ne è stata fatta richiesta ( precisamente il 27/8/1990), quindi senza alcuna istruttoria preliminare e senza aver prima acquisito alcun preventivo parere. E' bastato questo pezzo di carta privo di alcun valore legale ed amministrativo, per mettere a segno un'operazione di trafugamento di proprietà altrui e soprattutto per imposessarsi di un bene pubblico come la Torre di Giuda.
Dobbiamo fare un salto di molti anni per avere un segnale da parte delle istituzioni su tale incredibile vicenda. Nel 2004, dopo sollecitazioni da parte di un proprietario defraudato, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza chiede al Comune di Scalea di effettuare verifiche sulla Torre di Giuda ed il Comune, dovendo finalmente prendere atto della situazione, emette un'ordinanza -la n. 99 del 10/8/2004- con la quale viene ordinata la demolizione del cancello. Non essendovi stata alcuna opposizione l'ordinanza è da tempo esecutiva. Voi direte allora è fatta, sia pure con ritardo il Comune ha preso posizione e dunque il problema è in pratica risolto. Ed invece no, i nostri burocrati e amministratori sono imbattibili nel trovare escamotage più o meno fasulli per non procedere.
Alla fine dello stesso anno 2004 un “delegato” (figura sconosciuta al nostro ordinamento!) del condominio Terrazze 2 presenta un'istanza di condono per il famigerato cancello. E' un'istanza che dovrebbe essere dichiarata irricevibile in quanto, oltre ad essere presentata da persona non titolata, riguarda un manufatto costruito su suolo altrui, fatta a danno di terzi e soprattutto, per quanto ci riguarda, privatizza un bene culturale pubblico . Gli uffici del Comune non si perdono però d'animo e, messa in un cassetto l'istanza, non avviano alcuna procedura al riguardo, come vorrebbe la normativa e non eseguono l'ordinanza di abbattimento. D'ora in poi ripeteranno come un disco rotto che vi è un'istanza di sanatoria “e che la stessa è in fase di istruttoria”. Tutto questo per lunghi 7 anni, con sprezzo del ridicolo. E il Sindaco? E la Giunta comunale? Desaparecidos.
Il pervicace rifiuto di procedere all'esecuzione dell'ordinanza di abbattimento, l'ostinato silenzio dell'Amministrazione nell'affrontare il problema non possono essere derubricati come semplice sciatteria; né, paradossalmente, vi sono in gioco particolari e significativi interessi locali. Ed allora come è mai possibile che esistano e siano tollerati simili comportamenti?
A completare il quadro desolante del comportamento delle istituzioni va anche detto che la Procura presso il Tribinale di Paola non ha ancora ritenuto di dover prendere in considerazione la richiesta formulata da almeno due anni da parte dei diretti interessati di procedere al sequestro del cancello, così da rendere libero l'accesso alla Torre. La stessa Soprintendenza di Cosenza non ha nulla da dire al riguardo? Suvvia, in fondo si tratta pur sempre di un monumento che fa parte del nostro patrimonio storico ed artistico e che dovrebbe appartenere a tutti indistintamente!
In conclusione la situazione, dopo tutti questi anni, è quella di un bene pubblico che fa parte della identità stessa storico-culturale della popolazione di Scalea, sottratto alla fruizione pubblica e reso di proprietà privata!





E che la condotta di tutti i condomini di Terrazze 2 e 3 ad inglobare ed impossessarsi della Torre di Giuda sia stato consapevolmente delittuosa e connotata da dolo grave e specifico, lo dimostra il fatto che il monumento in questione è stato subito usato addirittura come motivo di arredo interno al complesso abitativo e quindi strumentalizzato a finalità ed interesse privati.
Si è inoltre consumata l'ultima violenza all'opera architettonica, sulla quale sono stati letteralmente infilati, fino a sommergerla a suo disonore e vergogna, ogni genere di offensiva banalità (“ cuozzi, scisci, caccavelle e putipù” ) che ne hanno stravolto, falsato e distorto il significato originario ed antico, negandole finanche quella persistente e memorabile, quasi millenaria, testimonianza di peculiare civiltà e tradizione, riducendola, invece, ad una specie di indegna fiera degli orrori!
Ma v'è di più. I condomini di Terrazze 2 sono stati, a tal proposito, molto chiari e determinati nelle loro arrembanti decisioni: come si legge nel verbale dell'assemblea condominiale del 16/8/99. Si consente, infatti, solo ad alcune determinate persone estranee al condominio Terrazze 2 di attraversare il cancello. Questa “autorizzazione”, nella quale va a ricadere necessariamente anche l'ingresso per i turisti interessati a visitare la Torre, viene data, però, solo dietro esborso di una cifra non indifferente di denaro, che si cerca di giustificare pretestuosamente, e che viene paradossalmente richiesta anche a coloro che sono proprietari effettivi della strada in questione. Sembra, infatti, che almeno ad uno dei coproprietari sia stata estorta tale somma per l'utilizzo momentaneo della strada. Dunque, nessuno si faccia illusione: scaleota o non scaleota, la Torre è stata “rubata” e per visitarla bisogna essere autorizzati abusivamente proprio da chi l'ha rapita e aver prima versato una cospicua somma di denaro che di conseguenza, quale profitto illecito, va a rimpinguare le casse dei due disinvolti condominii Terrazze 2 e Terrazze 3, in attesa, ovviamente, secondo quanto ha stabilito l'Ufficio Tecnico Comunale, della (impossibile) sanatoria.
A questo punto due domande: “fino a quando le stelle staranno a guardare? Ed è possibile che le istituzioni locali, sebbene informate, tollerino ancora tale scandaloso misfatto che si consuma ogni giorno sotto i loro occhi?”.
Questa non è una storia minore, ma una storia che ci interroga circa la capacità che abbiamo di poter conservare almeno alla fruibilità di tutti le testimonianze del nostro passato, salvaguardandole dall'ingordigia e dal cinismo di persone, neanche native del luogo, nella consapevolezza che una popolazione che non ha rispetto per la propria storia non ha futuro davanti a sé.
E, per favore, evitiamo slogan senza senso, altrimenti si arriverà a dire: Scalea dove il mare (inquinato) incontra la storia ( negata ).

Ninco Nanco

E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright