Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.34 - Ottobre - dicembre 2012
FULMINI e SAETTE  



LA POSTA

Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali e ambientali.
Proponiamo le vostre lettere in tempo reale.











Perseverare è diabolico! La torre rubata

 

“La Torre rubata” era il titolo di un articolo con il quale un anno fa ho cercato di esprimere il mio sdegno di cittadino e di scaliota per un’assurda e vergognosa vicenda che ha portato alla sottrazione di un bene storico-culturale dell’intera cittadinanza, nell’assoluta indifferenza o peggio nella sostanziale complicità delle istituzioni ed in particolare dell’Amministrazione comunale. Si tratta della cosiddetta Torre di Giuda che ogni buon scaliota conosce.
Per qualche smemorato o distratto ricordo che la Torre, il cui nome sembra derivi da un triste evento del nostro passato legato al tradimento di una vedetta che non segnalò lo sbarco imminente dei turchi mentre per altri il nome sarebbe legato all’insediamento di ebrei come da concessione di Federico II, la Torre dicevo fa parte della nostra stessa identità. Lo stesso Comune nei suoi depliants turistici menziona immancabilmente la Torre di Giuda proponendola all’attenzione dei turisti, come ad esempio avviene nella “cartoguida” edita dal Comune con la Torre di Giuda al posto d’onore. Anche nelle pubblicazioni della “City Walk” si fa riferimento alla Torre come ad un monumento importante della città. Lo stesso avviene nelle pubblicazioni relative alla nostra città, come quella di Antonio Cotrone “Scalea primo incontro”, edizione Salvati, o quella di Amito Vecchiato “Scalea antica e moderna”, sempre edita da Salviati. Il Sindaco, con la sua fornita libreria, può dare conferma. Ed a proposito di Sindaco e degli uffici collocati lungo lo stesso corridoio della sua stanza, chi per qualche ragione è passato per la sua anticamera ha potuto ammirare una vecchia foto della Torre messa in bella vista come emblema stesso della città.

Parliamo dunque semplicemente di un pezzo della nostra storia.
La vicenda, come forse alcuni ricorderanno, era - e purtroppo, come appresso sottolineremo, è ancora – nei suoi aspetti essenziali la seguente: negli anni ’80 è stato realizzato, in contrada Petrosa, un cancello, in base ad una pseudo autorizzazione firmata dall’allora assessore all’urbanistica invece che dal sindaco, come avrebbe dovuto essere per essere valida, ed emessa (incredibile dictu!) lo stesso giorno in cui è stata richiesta (quindi senza alcuna istruttoria). In questo modo si è sottratto ai legittimi proprietari l’uso della strada condominiale che parte da via Faro 50 e, soprattuto, per quanto più da vicino ci riguarda, si sono privatizzati la Torre di Giuda che dovrebbe essere fruibile da tutti, ed anche la vicina cabina elettrica dell’ENEL che dovrebbe servire buona parte del territorio.
Non siamo, dunque, di fronte ad uno dei tanti abusi edilizi che, purtroppo, hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare negativamente il nostro territorio, ahimé no! perché la realizzazione illecita di questo cancello non solo rappresenta una continua violenza nei confronti di alcuni cittadini che si vedono defraudati di una legittima proprietà, ma è anche e soprattutto lo strumento odioso con cui ci è stato sottratto un pezzo della nostra storia e, quindi, è un abuso insopportabile per chiunque sia legato a questa terra.
L’Amministrazione comunale nel 2004, dopo un lungo periodo di noncuranza, è sembrata finalmente decisa ad intervenire. Non per iniziativa autonoma, sia chiaro, ma perché il “Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Nucleo di Cosenza”, con nota del 11/6/2004 prot. n. 5/5-2, ha chiesto verifiche proprio sulla Torre di Giuda. Con ordinanza n° 99 del 10/8/2004 venne allora disposto dall’Amministrazione comunale l’abbattimento del menzionato cancello. Ma, cari lettori, anche questa volta è stato solo fumo negli occhi, un modo per crearsi un alibi per poi non fare alcunché. Il Comune aspettò, infatti, pazientemente, anche oltre il periodo concesso per procedere al richiesto abbattimento, che alla fine del 2004 venisse presentata una richiesta di sanatoria, dopo di che, senza avviare ancora una volta alcuna istruttoria né chiedere almeno il titolo di proprietà, mise tutto a tacere e a chi si azzardava a chiedere qualche chiarimento in proposito dava (e dà ancora oggi, nonostante gli anni che passano), sempre la stessa risposta: la pratica è in istruttoria. Non conta il tempo che passa e non serve neanche che la Regione Calabria con note del 13/10/2009, prot. n. 20382, e del 24/11/2009, prot. n.23451/09, dichiari che niente, nessuna richiesta, nessun documento le è mai pervenuto a tal riguardo, certificando in tal modo, che non è stata neanche avviata la tanto sbandierata istruttoria.






La risposta del Comune, con totale sprezzo del ridicolo, è sempre la stessa: la pratica è in istruttoria!
Dopo che l’anno scorso l’argomento è diventato di pubblico dominio e più di una persona si è indignata per quanto stava accadendo, si poteva pensare che forse qualcosa sarebbe cambiato e finalmente l’Amministrazione avrebbe dato esecuzione a quanto stabilito, invece dopo un anno si deve constatare che niente sostanzialmente è cambiato. Il Comune con uno sforzo sovrumano di decisionismo è riuscito, pare, a far togliere i pupazzetti ed altri orripilanti oggetti che deturpavano la Torre (già, perché anche questo era avvenuto), ma il cancello è rimasto al suo posto per cui, cari concittadini, scordatevi di poter visitare la Torre ogni qual volta vi aggrada: la Torre, magnificata dai depliants turistici dello stesso Comune, rimane un bene privato con buona pace di turisti e scaleoti. Ora, non v'è dubbio alcuno che l'intervento degli organi comunali preposti è atto obbligatorio rientrante nella competenza dell'ufficio gestito e diretto da un soggetto responsabile facilmente identificabile, il quale dovrà anche rispondere alla Giustizia e alla Comunità di una istruttoria carente, poiché nella fattispecie avrebbe potuto violare quei doveri di diligenza, correttezza di imparzialità, onestà, ecc. da osservarsi da parte di chiunque eserciti una pubblica funzione, diversamente, l'omissione risultando “ictu oculi” palese ed incontrovertibile si appalesa punibile a vario titolo, specie in sede penale e disciplinare.Non solo, ma dopo tale modesto ed inconcludente intervento in direzione della salvaguardia della Torre, il Comune, per non dare evidentemente soverchie illusioni sulla sua volontà di risolvere la questione e mostrando ancora una volta uno strano concetto della legalità, ha proceduto,invece, nella stessa area adiacente alla Torre, a sequestrare, senza notificare alcun atto in proposito, né nominare un custode come prescrive la legge, con un irrituale ed illegittimo provvedimento “verbale”, un cantiere riguardante lavori autorizzati, bloccati abusivamente proprio chiudendo il cancello di cui parliamo, lavori che il privato interessato si era permesso comunque di riprendere. Il messaggio sembra chiaro: il cancello rimane dov’è e nessuno si può permettere di metterlo in discussione. Ogni commento diviene superfluo, ma sarebbe ora di fare la dovuta chiarezza.
In questa situazione a dir poco melmosa e foriera di rischi gravi per l’Amministrazione, è mai possibile che neanche l’Ufficio legale non dica niente al riguardo? E’ mai possibile che la Giunta e il Consiglio comunale non esprimano una posizione chiara in favore del principio di legalità?
Eppure, per tornare all’oggetto del nostro discorso e cioè alla Torre di Giuda, un qualsiasi studente di Giurisprudenza potrebbe tranquillamente chiarire che parlare di sanatoria per giustificare l’inazione del Comune è, nella situazione attuale, semplicemente una bufala, una cosa senza senso giuridico specie in considerazione che sono trascorsi ben otto anni dalla data della richiesta. In effetti la domanda di sanatoria, lungi dall’ avviare un’ infinita e inconcludente istruttoria, doveva essere fin dall’inizio considerata irricevibile. La legge è infatti chiara: la sanatoria non può essere concessa se è a danno di terzi e qui sicuramente vi sono terzi danneggiati, e anche pesantemente, dalla presenza del cancello. Lo sono le persone che si sono viste private del loro diritto di proprietà e di passaggio e che hanno dovuto interrompere lavori debitamente e regolarmente autorizzati, ma soprattutto, come abbiamo visto, è danneggiata tutta la collettività che si è vista defraudata di un bene storico-culturale che fa parte della sua stessa identità; per non parlare della cabina elettrica dell’ENEL anch’essa privatizzata con danni potenziali molto elevati. Si potrebbe aggiungere che non può esserci comunque sanatoria su un manufatto costruito su proprietà altrui e che dopo otto anni la procedura è del tutto insanabile visto che la norma generale dà solo 30 giorni di tempo per concluderla.
D’altra parte, anche se non si volesse comunque procedere all’esecuzione dell’ordinanza di abbattimento, si può sempre ricorrere all’istituto dell’esproprio: basta procedere all’esproprio di poche decine di metri della stradina condominiale e la Torre di Giuda (e la centrale elettrica dell’ENEL) sarebbe restituita alla collettività. In tutti e due i casi, abbattimento o esproprio, il Comune potrebbe non spendere neanche un euro: nel primo caso ci sono privati disposti ad anticipare le spese e nel secondo il Comune potrebbe condizionare l’effettivo esborso all’ avvenuta dimostrazione con sentenza passata in giudicato del titolo di proprietà.

In conclusione, il caso è semplice dal punto di vista giuridico e facile da risolvere. In fondo non si tratta di abbattere una casa, ma semplicemente un cancello, costruito su proprietà altrui. Né non vi sono in campo corposi interessi, tali da minacciare il quieto vivere di chi dovrebbe decidere. Ed allora come mai i nostri Amministratori non riescono ad affrontare con un minimo di decisionismo la vicenda nel rispetto del principio di legalità? Se non riescono, dopo ben otto anni, a risolvere una tale semplice situazione come facciamo ad avere fiducia in loro per le molte e difficili prove che l’incerto futuro ci prospetta? O forse dobbiamo arrivare alla conclusione che è meglio pubblicizzare la nostra offerta turistica non puntando alle presenze ambientali, storiche e culturali ampiamente saccheggiate e deturpate, ma presentando la nostra città come il luogo dove ogni prepotente può esercitarsi impunemente nell’assoluta indifferenza dell’Amministrazione locale?

“Absit iniuria verbis”, ma confido che un Giudice a Paola possa prima o poi far luce sui misteri scaleoti!

Ninco Nanco

 

Il Colosseo si restaura, finalmente!

Il Ministero dei Beni culturali ha deciso: a dicembre iniziano i restauri del Colosseo con lavori che riguardano il ripristino dei prospetti nord e sud con una durata di 915 giorni. Siamo felici che finalmente si metta mano al restauro più atteso e più discusso degli ultimi tempi, grazie allo stanziamento di 25 milioni di euro da parte del Gruppo Tod’s, ma anche del fatto che il monumento più visitato al mondo resterà aperto in questo lungo arco di tempo. Sperando, tuttavia, di non vedere osceni cartelloni pubblicitari apposti sull’edificio simbolo di una civiltà architettonica così antica e longeva!

Giacomo T. da Lavinio (Rm)

 

Ma quanti bei disegni, madame Doré!

Si sta rivelando una “fumesterie” , ovvero una grossa bufala, la notizia della scoperta di circa 100 disegni del Caravaggio da parte di due storici dell’arte! Così si esprime sulla presunta attribuzione il giornale francese “Le Figaro” (www.lefigaro.fr, 12 luglio 2012) al cui parere si affiancano le maggiori testate internazionali. Avete notato che in questi ultimi anni si moltiplicano le attribuzioni di opere a grandi artisti del passato? Spesso si sono risolte in nulla e qualche volta anche in scoperte pretestuose e/o inconsistenti. Se fossero fededegne saremmo tutti contenti, ma se non è così, preghiamo i presunti scopritori di lasciarci con le nostre conoscenze che bastano e avanzano per ritenere i famosi artisti della nostra storia dell’arte degli insuperabili e insuperati creatori di bellezza!

Gregorio L. da Fano


Addio, splendida Maison di Valentino!

Abbiamo letto che la Maison Valentino è stata venduta per 700 milioni di euro all’emiro del Qatar, che ha voluto compiacere al desiderio di una delle sue mogli, ammiratrice della moda di uno dei più geniali stilisti italiani. Ci addolora questa diaspora del made in Italy, anche se possiamo in parte capire che le ragioni del mercato siano prioritarie in un mondo come il nostro; ma quello che più temiamo è questo: la linea della Casa di moda, giustamente famosa nel mondo per la sua elegante bellezza, di sapore prettamente nostrano, sarà rispettata una volta inglobata in una cultura così diversa da quella italiana?!

Giuseppina D. e Luigi T. da S. Quirico d’Orcia



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