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LA POSTA
Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali e ambientali.
Proponiamo le vostre lettere in tempo reale.
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Perseverare è diabolico! La torre rubata
“La Torre rubata” era il titolo
di un articolo con il quale un anno fa ho cercato di esprimere
il mio sdegno di cittadino e di scaliota per un’assurda
e vergognosa vicenda che ha portato alla sottrazione di un bene
storico-culturale dell’intera cittadinanza, nell’assoluta
indifferenza o peggio nella sostanziale complicità delle
istituzioni ed in particolare dell’Amministrazione comunale.
Si tratta della cosiddetta Torre di Giuda che ogni buon scaliota
conosce.
Per qualche smemorato o distratto ricordo che la Torre, il cui
nome sembra derivi da un triste evento del nostro passato legato
al tradimento di una vedetta che non segnalò lo sbarco
imminente dei turchi mentre per altri il nome sarebbe legato
all’insediamento di ebrei come da concessione di Federico
II, la Torre dicevo fa parte della nostra stessa identità.
Lo stesso Comune nei suoi depliants turistici menziona immancabilmente
la Torre di Giuda proponendola all’attenzione dei turisti,
come ad esempio avviene nella “cartoguida” edita
dal Comune con la Torre di Giuda al posto d’onore. Anche
nelle pubblicazioni della “City Walk” si fa riferimento
alla Torre come ad un monumento importante della città.
Lo stesso avviene nelle pubblicazioni relative alla nostra città,
come quella di Antonio Cotrone “Scalea primo incontro”,
edizione Salvati, o quella di Amito Vecchiato “Scalea
antica e moderna”, sempre edita da Salviati. Il Sindaco,
con la sua fornita libreria, può dare conferma. Ed a
proposito di Sindaco e degli uffici collocati lungo lo stesso
corridoio della sua stanza, chi per qualche ragione è
passato per la sua anticamera ha potuto ammirare una vecchia
foto della Torre messa in bella vista come emblema stesso della
città.
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Parliamo dunque semplicemente di un pezzo
della nostra storia.
La vicenda, come forse alcuni ricorderanno, era - e purtroppo,
come appresso sottolineremo, è ancora – nei suoi
aspetti essenziali la seguente: negli anni ’80 è
stato realizzato, in contrada Petrosa, un cancello, in base
ad una pseudo autorizzazione firmata dall’allora assessore
all’urbanistica invece che dal sindaco, come avrebbe dovuto
essere per essere valida, ed emessa (incredibile dictu!) lo
stesso giorno in cui è stata richiesta (quindi senza
alcuna istruttoria). In questo modo si è sottratto ai
legittimi proprietari l’uso della strada condominiale
che parte da via Faro 50 e, soprattuto, per quanto più
da vicino ci riguarda, si sono privatizzati la Torre di Giuda
che dovrebbe essere fruibile da tutti, ed anche la vicina cabina
elettrica dell’ENEL che dovrebbe servire buona parte del
territorio.
Non siamo, dunque, di fronte ad uno dei tanti abusi edilizi
che, purtroppo, hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare
negativamente il nostro territorio, ahimé no! perché
la realizzazione illecita di questo cancello non solo rappresenta
una continua violenza nei confronti di alcuni cittadini che
si vedono defraudati di una legittima proprietà, ma è
anche e soprattutto lo strumento odioso con cui ci è
stato sottratto un pezzo della nostra storia e, quindi, è
un abuso insopportabile per chiunque sia legato a questa terra. L’Amministrazione comunale nel 2004,
dopo un lungo periodo di noncuranza, è sembrata finalmente
decisa ad intervenire. Non per iniziativa autonoma, sia chiaro,
ma perché il “Comando Carabinieri Tutela Patrimonio
Culturale Nucleo di Cosenza”, con nota del 11/6/2004 prot.
n. 5/5-2, ha chiesto verifiche proprio sulla Torre di Giuda.
Con ordinanza n° 99 del 10/8/2004 venne allora disposto
dall’Amministrazione comunale l’abbattimento del
menzionato cancello. Ma, cari lettori, anche questa volta è
stato solo fumo negli occhi, un modo per crearsi un alibi per
poi non fare alcunché. Il Comune aspettò, infatti,
pazientemente, anche oltre il periodo concesso per procedere
al richiesto abbattimento, che alla fine del 2004 venisse presentata
una richiesta di sanatoria, dopo di che, senza avviare ancora
una volta alcuna istruttoria né chiedere almeno il titolo
di proprietà, mise tutto a tacere e a chi si azzardava
a chiedere qualche chiarimento in proposito dava (e dà
ancora oggi, nonostante gli anni che passano), sempre la stessa
risposta: la pratica è in istruttoria. Non conta il tempo
che passa e non serve neanche che la Regione Calabria con note
del 13/10/2009, prot. n. 20382, e del 24/11/2009, prot. n.23451/09,
dichiari che niente, nessuna richiesta, nessun documento le
è mai pervenuto a tal riguardo, certificando in tal modo,
che non è stata neanche avviata la tanto sbandierata
istruttoria.
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La risposta del Comune, con totale sprezzo
del ridicolo, è sempre la stessa: la pratica è
in istruttoria!
Dopo che l’anno scorso l’argomento è diventato
di pubblico dominio e più di una persona si è
indignata per quanto stava accadendo, si poteva pensare che
forse qualcosa sarebbe cambiato e finalmente l’Amministrazione
avrebbe dato esecuzione a quanto stabilito, invece dopo un anno
si deve constatare che niente sostanzialmente è cambiato.
Il Comune con uno sforzo sovrumano di decisionismo è
riuscito, pare, a far togliere i pupazzetti ed altri orripilanti
oggetti che deturpavano la Torre (già, perché
anche questo era avvenuto), ma il cancello è rimasto
al suo posto per cui, cari concittadini, scordatevi di poter
visitare la Torre ogni qual volta vi aggrada: la Torre, magnificata
dai depliants turistici dello stesso Comune, rimane un bene
privato con buona pace di turisti e scaleoti. Ora, non v'è
dubbio alcuno che l'intervento degli organi comunali preposti
è atto obbligatorio rientrante nella competenza dell'ufficio
gestito e diretto da un soggetto responsabile facilmente identificabile,
il quale dovrà anche rispondere alla Giustizia e alla
Comunità di una istruttoria carente, poiché nella
fattispecie avrebbe potuto violare quei doveri di diligenza,
correttezza di imparzialità, onestà, ecc. da osservarsi
da parte di chiunque eserciti una pubblica funzione, diversamente,
l'omissione risultando “ictu oculi” palese ed incontrovertibile
si appalesa punibile a vario titolo, specie in sede penale e
disciplinare.Non solo, ma dopo tale modesto ed inconcludente
intervento in direzione della salvaguardia della Torre, il Comune,
per non dare evidentemente soverchie illusioni sulla sua volontà
di risolvere la questione e mostrando ancora una volta uno strano
concetto della legalità, ha proceduto,invece, nella stessa
area adiacente alla Torre, a sequestrare, senza notificare alcun
atto in proposito, né nominare un custode come prescrive
la legge, con un irrituale ed illegittimo provvedimento “verbale”,
un cantiere riguardante lavori autorizzati, bloccati abusivamente
proprio chiudendo il cancello di cui parliamo, lavori che il
privato interessato si era permesso comunque di riprendere.
Il messaggio sembra chiaro: il cancello rimane dov’è
e nessuno si può permettere di metterlo in discussione.
Ogni commento diviene superfluo, ma sarebbe ora di fare la dovuta
chiarezza.
In questa situazione a dir poco melmosa e foriera di rischi
gravi per l’Amministrazione, è mai possibile che
neanche l’Ufficio legale non dica niente al riguardo?
E’ mai possibile che la Giunta e il Consiglio comunale
non esprimano una posizione chiara in favore del principio di
legalità?
Eppure, per tornare all’oggetto del nostro discorso e
cioè alla Torre di Giuda, un qualsiasi studente di Giurisprudenza
potrebbe tranquillamente chiarire che parlare di sanatoria per
giustificare l’inazione del Comune è, nella situazione
attuale, semplicemente una bufala, una cosa senza senso giuridico
specie in considerazione che sono trascorsi ben otto anni dalla
data della richiesta. In effetti la domanda di sanatoria, lungi
dall’ avviare un’ infinita e inconcludente istruttoria,
doveva essere fin dall’inizio considerata irricevibile.
La legge è infatti chiara: la sanatoria non può
essere concessa se è a danno di terzi e qui sicuramente
vi sono terzi danneggiati, e anche pesantemente, dalla presenza
del cancello. Lo sono le persone che si sono viste private del
loro diritto di proprietà e di passaggio e che hanno
dovuto interrompere lavori debitamente e regolarmente autorizzati,
ma soprattutto, come abbiamo visto, è danneggiata tutta
la collettività che si è vista defraudata di un
bene storico-culturale che fa parte della sua stessa identità;
per non parlare della cabina elettrica dell’ENEL anch’essa
privatizzata con danni potenziali molto elevati. Si potrebbe
aggiungere che non può esserci comunque sanatoria su
un manufatto costruito su proprietà altrui e che dopo
otto anni la procedura è del tutto insanabile visto che
la norma generale dà solo 30 giorni di tempo per concluderla.
D’altra parte, anche se non si volesse comunque procedere
all’esecuzione dell’ordinanza di abbattimento, si
può sempre ricorrere all’istituto dell’esproprio:
basta procedere all’esproprio di poche decine di metri
della stradina condominiale e la Torre di Giuda (e la centrale
elettrica dell’ENEL) sarebbe restituita alla collettività.
In tutti e due i casi, abbattimento o esproprio, il Comune potrebbe
non spendere neanche un euro: nel primo caso ci sono privati
disposti ad anticipare le spese e nel secondo il Comune potrebbe
condizionare l’effettivo esborso all’ avvenuta dimostrazione
con sentenza passata in giudicato del titolo di proprietà.
In conclusione, il caso è semplice dal punto di vista
giuridico e facile da risolvere. In fondo non si tratta di abbattere
una casa, ma semplicemente un cancello, costruito su proprietà
altrui. Né non vi sono in campo corposi interessi, tali
da minacciare il quieto vivere di chi dovrebbe decidere. Ed
allora come mai i nostri Amministratori non riescono ad affrontare
con un minimo di decisionismo la vicenda nel rispetto del principio
di legalità? Se non riescono, dopo ben otto anni, a risolvere
una tale semplice situazione come facciamo ad avere fiducia
in loro per le molte e difficili prove che l’incerto futuro
ci prospetta? O forse dobbiamo arrivare alla conclusione che
è meglio pubblicizzare la nostra offerta turistica non
puntando alle presenze ambientali, storiche e culturali ampiamente
saccheggiate e deturpate, ma presentando la nostra città
come il luogo dove ogni prepotente può esercitarsi impunemente
nell’assoluta indifferenza dell’Amministrazione
locale?
“Absit iniuria verbis”, ma confido che un Giudice
a Paola possa prima o poi far luce sui misteri scaleoti!
Ninco
Nanco
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Il Colosseo si restaura, finalmente! Il
Ministero dei Beni culturali ha deciso: a dicembre iniziano
i restauri del Colosseo con lavori che riguardano il ripristino
dei prospetti nord e sud con una durata di 915 giorni. Siamo
felici che finalmente si metta mano al restauro più atteso
e più discusso degli ultimi tempi, grazie allo stanziamento
di 25 milioni di euro da parte del Gruppo Tod’s, ma anche
del fatto che il monumento più visitato al mondo resterà
aperto in questo lungo arco di tempo. Sperando, tuttavia, di
non vedere osceni cartelloni pubblicitari apposti sull’edificio
simbolo di una civiltà architettonica così antica
e longeva!
Giacomo T. da Lavinio (Rm)
Ma quanti bei disegni, madame Doré!
Si sta rivelando una “fumesterie”
, ovvero una grossa bufala, la notizia della scoperta di circa
100 disegni del Caravaggio da parte di due storici dell’arte!
Così si esprime sulla presunta attribuzione il giornale
francese “Le Figaro” (www.lefigaro.fr, 12 luglio
2012) al cui parere si affiancano le maggiori testate internazionali.
Avete notato che in questi ultimi anni si moltiplicano le attribuzioni
di opere a grandi artisti del passato? Spesso si sono risolte
in nulla e qualche volta anche in scoperte pretestuose e/o inconsistenti.
Se fossero fededegne saremmo tutti contenti, ma se non è
così, preghiamo i presunti scopritori di lasciarci con
le nostre conoscenze che bastano e avanzano per ritenere i famosi
artisti della nostra storia dell’arte degli insuperabili
e insuperati creatori di bellezza!
Gregorio L. da Fano
Addio, splendida Maison di Valentino!
Abbiamo letto che la Maison Valentino è
stata venduta per 700 milioni di euro all’emiro del Qatar,
che ha voluto compiacere al desiderio di una delle sue mogli,
ammiratrice della moda di uno dei più geniali stilisti
italiani. Ci addolora questa diaspora del made in Italy, anche
se possiamo in parte capire che le ragioni del mercato siano
prioritarie in un mondo come il nostro; ma quello che più
temiamo è questo: la linea della Casa di moda, giustamente
famosa nel mondo per la sua elegante bellezza, di sapore prettamente
nostrano, sarà rispettata una volta inglobata in una
cultura così diversa da quella italiana?!
Giuseppina D. e Luigi T. da S. Quirico d’Orcia
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