Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.35 - Gennaio - marzo 2013
FULMINI e SAETTE  



LA POSTA

Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali e ambientali.
Proponiamo le vostre lettere in tempo reale.











Ercolano rivive…e gli altri siti?

 

Sono un laureato in archeologia e volevo dichiarare la mia soddisfazione per il recupero dell’antica città di Ercolano, che grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, è stata finalmente riportata a uno stato di fruibilità degno di una Nazione Civile. Un sito archeologico, quello di Ercolano, splendido e unico, che tutto il mondo ci invidia; ma degli altri luoghi altrettanto importanti, come Pompei, chi s’ interessa di recuperarli, di raccogliere fondi per i necessari restauri? Quante chiese dirute, quante opere d’arte giacenti nei sottoscala dei musei, quante architetture, ponti, ville antiche giacciono nel più completo abbandono, vicinissimi alla distruzione totale, senza che lo Stato appronti, anche con difficoltà, un necessario e urgente piano di recupero? A quanta gente potrebbe dare lavoro un ipotetico nazionale piano di emergenza? Quanti disoccupati potrebbero trovare lavoro? Quanto ciò incrementerebbe il nostro fatturato turistico? ! Noi cittadini continuiamo a farci domande destinate però a rimanere senza risposta, dinanzi all’indifferenza di una masnada di ladroni che si è arricchita a danno del nostro patrimonio artistico che, una volta distrutto, non sarà mai più ricostruibile!

Gennaro G. da Latina


 


Anche per giocare ci vuole una tangente?!

Sono un cittadino di Bologna e sto seguendo una penosa querelle tra gli amministratori e i cittadini, in seguito alla proposta di mettere mano alle deturpazioni e ai vandalismi presenti nelle aree verdi destinate ai giochi per l’infanzia. La proposta di trovare sponsor che finanzino queste restituzioni doverose delle zone destinate ai bambini, zone attualmente invivibili, mi sembra veramente il massimo dello sconcezza. Dunque le famiglie dovrebbero caricarsi di un ulteriore onere finanziario per far giocare i loro bimbi! Se pure ai nostri figli e nipoti è reso impossibile usufruire di questi luoghi necessari e indispensabili per la loro crescita, in che Paese viviamo, che non permette ai bambini di sviluppare una parte fondamentale della loro vita psichica che risiede nel gioco? Forse che vogliamo azzerare l’utilità del gioco quale fattore di crescita e annullare il suo valore antropologico? Sopprimere la creatività infantile o far pagare una tassa per farli giocare, significa negare una armoniosa e sana crescita alle generazioni future, impedendo loro di esprimere se stessi, tarpando le ali alle infinite possibilità della mente. Invece di sperperare nel modo che sappiamo le risorse comunali, le amministrazioni locali dovrebbero sentire l’urgenza di una messa a punto di queste fatiscenti strutture, fondamentali per i cittadini, anche a costo di estremi sacrifici.

Federico L. da Bologna




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