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LA POSTA
Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali e ambientali.
Proponiamo le vostre lettere in tempo reale.
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Ercolano rivive…e gli altri siti?
Sono un laureato in archeologia e volevo dichiarare
la mia soddisfazione per il recupero dell’antica città
di Ercolano, che grazie alla collaborazione tra pubblico e privato,
è stata finalmente riportata a uno stato di fruibilità
degno di una Nazione Civile. Un sito archeologico, quello di
Ercolano, splendido e unico, che tutto il mondo ci invidia;
ma degli altri luoghi altrettanto importanti, come Pompei, chi
s’ interessa di recuperarli, di raccogliere fondi per
i necessari restauri? Quante chiese dirute, quante opere d’arte
giacenti nei sottoscala dei musei, quante architetture, ponti,
ville antiche giacciono nel più completo abbandono, vicinissimi
alla distruzione totale, senza che lo Stato appronti, anche
con difficoltà, un necessario e urgente piano di recupero?
A quanta gente potrebbe dare lavoro un ipotetico nazionale piano
di emergenza? Quanti disoccupati potrebbero trovare lavoro?
Quanto ciò incrementerebbe il nostro fatturato turistico?
! Noi cittadini continuiamo a farci domande destinate però
a rimanere senza risposta, dinanzi all’indifferenza di
una masnada di ladroni che si è arricchita a danno del
nostro patrimonio artistico che, una volta distrutto, non sarà
mai più ricostruibile!
Gennaro G. da Latina
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Anche per giocare ci vuole una tangente?! Sono
un cittadino di Bologna e sto seguendo una penosa querelle tra
gli amministratori e i cittadini, in seguito alla proposta di
mettere mano alle deturpazioni e ai vandalismi presenti nelle
aree verdi destinate ai giochi per l’infanzia. La proposta
di trovare sponsor che finanzino queste restituzioni doverose
delle zone destinate ai bambini, zone attualmente invivibili,
mi sembra veramente il massimo dello sconcezza. Dunque le famiglie
dovrebbero caricarsi di un ulteriore onere finanziario per far
giocare i loro bimbi! Se pure ai nostri figli e nipoti è
reso impossibile usufruire di questi luoghi necessari e indispensabili
per la loro crescita, in che Paese viviamo, che non permette
ai bambini di sviluppare una parte fondamentale della loro vita
psichica che risiede nel gioco? Forse che vogliamo azzerare
l’utilità del gioco quale fattore di crescita e
annullare il suo valore antropologico? Sopprimere la creatività
infantile o far pagare una tassa per farli giocare, significa
negare una armoniosa e sana crescita alle generazioni future,
impedendo loro di esprimere se stessi, tarpando le ali alle
infinite possibilità della mente. Invece di sperperare
nel modo che sappiamo le risorse comunali, le amministrazioni
locali dovrebbero sentire l’urgenza di una messa a punto
di queste fatiscenti strutture, fondamentali per i cittadini,
anche a costo di estremi sacrifici.
Federico L. da Bologna
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