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LA POSTA
Questo spazio, messo a disposizione dei nostri lettori, intende tuonare contro l'omologazione del cattivo gusto, l'inciviltà, l'abusivismo e la negligenza delle autorità preposte alla tutela dei Beni Culturali e ambientali.
Proponiamo le vostre lettere in tempo reale.
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Opere d’arte italiane “in affitto”!
Invece di preoccuparsi di valorizzare il
nostro patrimonio culturale, petrolio italiano, con apposite
leggi di tutela e progetti di salvaguardia, lo Stato ha previsto
(decreto semplificazioni del 20 giugno 2013) di lucrare sui
Beni comuni, concedendo in affitto per una durata da 10 A
20 ANNI LE OPERE D’ARTE CUSTODITE NEI DEPOSITI dei 370
MUSEI ITALIANI! Dunque “sfruttamento” delle opere
inopinatamente “parcheggiate” nei magazzini dei
musei, che invece di essere restaurate ed esposte in Italia
per la pubblica fruizione, dando così lavoro a tanti
giovani disoccupati, restauratori e conservatori diplomati,
vengono date in affitto all’estero per lunghissimo tempo,
privandoci (per alcuni di noi per sempre!) della loro visione.
Complimenti, che bel decreto!!
Rosina F. da Velletri |
Ed ecco le archeo-mafie!
Non ci facciamo mancare proprio niente! Ammonta
a 200 milioni di euro il giro d'affari delle archeo-mafie
che trafficano in Italia, soprattutto nel Lazio, in Lombardia,
nella Campania e in Toscana. Zone archeologiche depredate,
fondali marini saccheggiati di antichi reperti; e inoltre
falsificazioni di opere vendute on line e acquisti illeciti
via internet: questi i dati negativi riguardanti il nostro
patrimonio culturale, che fin dagli anni '60/70 subisce una
continua spoliazione al fine di riciclare denaro sporco, con
immenso danno ai Beni comuni! Anche questa è l'Italia che
non amiamo e per cui invochiamo rimedi adeguati.
Roberto G. da Caserta
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Curare l’Alzheimer con l’arte: è possibile!
Dal 4° Convegno Nazionale sull’Alzheimer
tenutosi a Pistoia nello scorso maggio, sono usciti risultati
sorprendenti per ciò che riguarda le cure necessarie
ai malati di demenza senile, e cioè che una overdose
di Bellezza (visite a musei e gallerie d’arte) può
avere effetti benefici sulle menti malate, rallentando la
malattia, a volte anche senza bisogno di farmaci! Sembra sconcertante,
ma le sperimentazioni del Prof. Giulio Masotti, Presidente
onorario della Società Italiana di Geriatria, lo confermano.
Dalla relazione intitolata “La memoria del Bello”
della geriatra Luisa Bartorelli, direttrice del Centro Alzheimer
della Fondazione Roma e in quella della collega Silvia Ragni,
psicologa e musicoterapeuta, che hanno condotto 12 pazienti
a visitare la Galleria d’arte Moderna di Roma, coinvolgendoli
anche in attività artistiche, è venuto fuori
un grande risultato. I malati percepiscono non solo benessere,
ma cresce in loro l’autostima, il tono dell’umore
e migliorano la qualità di vita. Infatti, dopo un mese
da queste visite, la loro memoria è migliorata e le
loro reazioni emotive e comportamentali ne hanno tratto grande
giovamento. Dunque l’esperienza estetica è risultata
per i pazienti sottoposti a questa terapia innovativa un’attività
benefica, poiché essa è capace di accentuare
il ricordo delle esperienze vissute, aggiungendo vitalità
alle menti malate. L’arte si rivela un ricostituente
della memoria e un’iniezione di energia, un farmaco
nuovo e antico quanto il mondo! La speranza val bene una prova!!
Giuliano R. da Pistoia
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Biennale di Venezia: innovazione o delirio?
La 55° Biennale di Venezia ci sta regalando
una contaminazione molto discutibile tra arte consolidata
e arte “brut”, ovvero linguaggi di pseudoartisti,
di anonimi autori, di misconosciuti che operano anche collettivamente,
esprimendo approssimazioni artistiche e folli messaggi. L’unione
di artisti affermati e non, a parte che non è nuova,
non è secondo me accettabile e anche i media europei
hanno molto criticato questo progetto che forse allontana
i più dall’attenzione al mondo della creatività.
Letizia D. da Verona
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La plastica alla Biennale: un nuovo "stato" è nato!
Nel Cortile di Ca’ Foscari, una delle
sedi della Biennale, si vede un’installazione in plastica
creata da un’artista (di cui non rammento il nome e
me ne scuso) che ha pensato di esprimere con questa strana
ma significativa opera la denuncia di una deriva dell’ecosistema,
colpevole l’uomo moderno che butta in mare rifiuti non
degradabili. L’idea è quella di individuare l’esistenza
di uno “stato invisibile”, che anche l’Unesco
ha riconosciuto, cioè quello della plastica negli oceani,
che è simbolo dell’immenso degrado del nostro
pianeta. Lo “stato” è stato stimato della
grandezza di ben 16 milioni di chilometri quadrati e con l’opera
esposta alla Biennale l’artista sensibilizza il mondo
sul grave problema: tra tante opere inutili e folli, questa
mi sembra molto importante e piena di forza polemica!
Giulio T. da Padova
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