Stivali alla texana, di gran moda negli anni
'70/80
Ci credereste che quando le donne scelgono una scarpa con il tacco
alto, uno stivaletto a punta o un’ avvolgente sciarpa esprimono
consciamente o inconsciamente pulsioni erotico-sessuali?
Se partiamo dal concetto, ormai asserito dalla maggior parte degli
studiosi di costume, di antropologia e di sociologia*, che l’abbigliamento
costituisca un sistema di segni, al pari della parola e della gestualità,
che comunica più o meno consapevolmente aspetti della personalità
e della psiche, dobbiamo anche accettare che alcuni indumenti e
accessori della moda, antica e contemporanea, siano da intendersi
come espressioni semiologiche, ovvero linguaggi carichi di significati
anche occulti. Prendiamo
in considerazione, ad esempio, quegli elementi dell’abbigliamento
moderno che accentuano la forma appuntita, come i tacchi a spillo
innanzi tutto, oppure le pantofole di stile turco, con le punte
rialzate, o gli stivaletti alla texana: questi accessori , con la
loro forma fallica, mettono in luce un evidente riferimento sessuale
per un principio di “similarità” o meglio per
un aspetto metaforico che non ha risparmiato neanche mode di tempi
a noi lontani.
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| Pensiamo,
infatti, alle nobildonne immortalate negli affreschi trecenteschi,
con i loro alti cappelli conici o a sella, chiamati hennin, meglio
conosciuti come cappelli da fata!
Se poi consideriamo alcuni importanti accessori maschili come la
cravatta, possiamo dire che il suo significato fallico è
evidente non solo per la forma, ma soprattutto per la contiguità
dell’indumento con la zona del corpo che si vuole, anche inconsciamente,
enfatizzare. Tuttavia, secondo un’interpretazione di tipo
psicoanalitico, molti amanti della cravatta rivelerebbero in questa
scelta anche un elemento castratorio della propria libido, e l’analisi
sembrerebbe confortata dall’uso della cravatta nella moda
delle suffragette negli anni ’20, che indossavano un accessorio
del tutto maschile, evidenziando così il desiderio di inibire
la propria femminilità con l’adeguarsi all’altro
sesso.
Le sciarpe femminili, invece, soprattutto quelle molto lunghe, in
voga nei primi anni del ‘900, ma di gran moda fino ad oggi,
con il loro serrato avvolgimento attorno al collo individuerebbero
un atteggiamento del tutto differente: quello di un succubato sessuale,
di cui la donna sia più o meno consapevole. Se analizziamo poi alcuni accessori dell’abbigliamento,
come le catene, i grossi bracciali o le vistose cinture, si può
ritenere che quando questi ornamenti, perduta la loro funzione originaria,
siano usati in eccesso, acquisiscano una valenza metaforica, collegandosi
anch’essi a significati d’ordine sessuologico, spesso
ad istinti aggressivi sado-masochisti, più o meno rimossi. La tendenza ricorrente della moda femminile ad esaltare il seno
è di origine antichissima: già nel costume del popolo
cretese, tra il 1400 e il 1200 a. C., esistevano corpetti attillati
che lasciavano interamente scoperti i seni, come ci mostrano le
piccole e deliziose sculture in terracotta provenienti da Cnosso.
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Satuetta fittile cretese risalente al XII sec.
a.C.
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| Il gusto di evidenziare il seno è
arrivato fino ai nostri giorni attraverso l’uso di reggiseni
e bustiers che evidenziano in maniera prioritaria questa parte del
corpo, simbolo da sempre di femminilità, ma già nel
XVIII le generose scollature delle dame veneziane, ritratte nelle
tele dai pittori del tempo, rivelano questa tendenza ricorrente
nella storia del costume, di mettere in mostra i seni, come accade,
ad esempio, nella moda neoclassica d’età napoleonoca,
per arrivare, nella contemporaneità, allo scandaloso nude
look degli anni ’70, abbigliamento fatto di soli veli leggeri,
che lasciavano ben poco all’immaginazione. Tale aspetto “metonimico”,
che esalta direttamente le parti corporee collegate al concetto
di sessualità, può ritrovarsi in tanti altri indumenti
di moda, anche meno audaci: dai calzoni eccessivamente attillati,
sia maschili che femminili, blue jeans soprattutto, agli spacchi
laterali degli abiti usati dalle donne cinesi e vietnamite, perfino
in alcune ingenue e risibili acconciature settecentesche, che intendevano
attraverso iperboliche decorazioni esaltare l’avvenenza del
viso!
Dunque la moda, che potrebbe sembrare a prima vista il regno dell’effimero,
frutto dell’arbitrarietà e della follia umana (come
la giudicavano due grandi: Leonardo da Vinci e Giacomo Leopardi!),
si manifesta a ben guardare come un sistema di segni, un codice
complesso, capace di racchiudere i significati più diversi
e le motivazioni psicologiche più impensabili.
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Dama trecentesca con copricapo alto, detto "a sella"
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Parrucche settecentesche
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cravatte maschili
Alti tacchi a spillo
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* DA ROLANDES BARTHES A GILLO DORFLES, DA DESCAMPS A DIODATO, DA FLUGEL A LEVI PISETZKY.
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