Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVIII - n.76 - Luglo - settembre 2023
IL COSTUME NEI SECOLI  

DISSERTAZIONI SULLA MODA

Il KIMONO, l'abito come un'opera d'arte !

di Bruna Condoleo



Kitagawa Utamaro: Tre donne nella casa da tè, 2° metà XVIII secolo


Nella storia del Costume non c’è abito, come il KIMONO, che abbia rappresentato per decine di secoli e in modo immutato la cultura di un popolo. A differenza del Shari indiano, anch’esso abbigliamento tradizionale e bimillenario, il Kimono giapponese, abito femminile e maschile insieme, fin dalle origini è stato considerato una vera e propria espressione d’arte e dal 1500 ad oggi ha continuato a ripetere inalterati forma, decorazioni, colori e accessori. Come accade per tutti i tipi di abbigliamento, anche il kimono, parola che significa “roba da indossare”,  denota appartenenza sociale e religiosa, è stato immagine di potere politico ed economico e in epoche più vicine a noi anche di differenti professioni, ma come si diceva, il suo valore intrinseco è stato sempre quello di un prodotto frutto del talento artigianale e creativo al pari delle arti maggiori.



Suzuki Harunobu: Cortigiane sulla veranda, prima metà XVIII secolo




Kimono per donna nubile e per bimbo dalle lunghe maniche, detto furisode. Antica stampa, 1860 circa


I periodi più splendidi per il Kimono furono il periodo Edo (XVIII secolo) e quello seguente Meiji (XIX e XX secolo), di cui rimangono a testimonianza dipinti d’epoca, stampe e abiti originali per lusso e preziosità conservati nei musei d’arte orientale di tutto il mondo. Dalle opere pittoriche e grafiche dei periodi sopra menzionati, che rappresentano cerimonie del tè e consuetudini di vita, si evince la bellezza dei tessuti, delle sete e dei broccati e si nota la magnificenza delle decorazioni dei Kimono, dovute alle grandi capacità tecniche degli artisti tessitori e tintori. Il kimono è un capo molto semplice nel suo taglio a T, ma di straordinaria ricchezza e inventiva per ciò che attiene alla scelta delle stoffe, come si può vedere ancora ai nostri giorni nei costumi del teatro giapponese: ai tessuti sono poi aggiunte applicazioni, di solito stemmi nobiliari sul lato sinistro della parte frontale e sulla parte posteriore della cintura, tutte cucite rigorosamente a mano, in modo da risultare in rilievo e poi dipinte nelle linee di contorno. Ancora oggi i kimono vengono indossati in occasione di feste, di funerali e di cerimonie importanti non soltanto dagi adulti, ma anche dai bambini: molto ampi e lunghi, per le donne sposate a volte anche neri ma sempre decorati e con un po' di coda; il Kimono nero integrale senza decori è invece destinato alle vedove. Gli abiti, che hanno nomi e stili diversi a secondo delle occasioni in cui si indossano, si chiudono a vestaglia, con un avvolgimento rituale da sinistra a destra fino a circondare tutta la figura e poi sono fermati in vita da una larga fascia, detta obi, decorata e dipinta cui viene dato molto risalto, accuratamente allacciata sul dietro da un'altra persona. Calze, scarpe e acconciature particolari, immutate nel tempo, completano l'affascinante abbigliamento!
I kimono maschili si differenziano soltanto per i colori scuri, come marrone, nero e verde e per una minore elaborazione decorativa rispetto a quelli femminili: sono soltanto 5 i motivi che impreziosiscono l’abito maschile, che si trovano sul petto, sulle spalle e sulla schiena.

Kimono maschile contemporaneo, periodo Showa 1926/1989.





Moderna rivisitazione di Kimono di gusto occidentale, 1985
La cultura giapponese è penetrata nell’Occidente durante la seconda metà dell’800 influenzando il mondo dell’arte, della musica operistica, oltre che della moda. Mi riferisco al fenomeno del giapponismo* e alla sua influenza sulla pittura europea, grazie al collezionismo delle esotiche stampe giapponesi nato in Olanda: da Manet a Monet, da Degas a Gauguin, da Toulouse- Lautrec a Bonnard fino a Balthus, la cultura della terra del Sol Levante ha arricchito di immagini inedite l’estro di molti artisti contemporanei. Anche nel XX secolo si è ripetuto il fenomeno dell’influenza dell’arte d’Oriente, soprattutto nell’ambito dell’abbigliamento: all’inizio degli anni ’70, infatti, alcuni geniali stilisti giapponesi si sono imposti nel mondo della moda prendendo spunto dalle strutture fastose degli antichi kimono, come ha fatto lo stilista Kenzo, creando abiti ispirati al famoso teatro Kabuki, una performance teatrale risalente al 1600 che fonde danza e drammaturgia. Lo stilista Miyake ha disegnato vestiti come sculture, ispirandosi al concetto proprio del kimono quale ampia veste che non tiene conto della forma anatomica del corpo, ma esalta la singolarità dei tessuti e la ridondanza dei drappeggi, seguendo la peculiarità della tradizione nipponica.
Lo stilista Yamamoto, invece, ha fuso la festosa preziosità dei tessuti giapponesi con motivi decorativi di gusto occidentale, attuando una felice contaminazione culturale. Anche Miyake, dopo essere tornato in Giappone dopo una permanenza a Parigi e a New York, ha voluto seguire questa tendenza amalgamando la sontuosità delle stoffe orientali con l’uso innovativo di materiali moderni. Non bisogna dimenticare che molti stilisti italiani anche negli anni '80 si sono ispirati sia all'uso di stoffe colorate e fiorate come nella moda giapponese, sia alla cintura "obi", come fece Gianfranco Ferré che vi prese spunto per la creazione dei bustiers in pelle, per fare un solo esempio!
Creatività e sincretismo sono dunque gli elementi di questo fortunato e originale incontro nel campo della moda che continua ancor oggi al tempo della globalizzazione in altre forme e con successo.  


* Sono state le stampe di artisti giapponesi ormai famosi, come Hokusai, Kunisada e Hiroshige, con i loro paesaggi , le composizioni floreali e le scene di vita quotidiana, ad imporsi nel panorama europeo influenzando l'arte dell'Occidente, soprattutto dopo le Esposizioni Universali del 1867 e del 1878.  



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte

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