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Il cinema, considerato l'arte del divertimento e per questo inizialmente relegato fuori dai sacri cancelli dell'arte, ha da sempre sofferto di un complesso di inferiorità nei confronti della letteratura e delle arti figurative. Eppure è vero che anche oggi, dopo le “ nouvelles vagues” europee e l'affermazione indiscussa del cinema come arte a tutto campo, ancora ci si siede in sala e si aspetta che si spengano le luci per lasciarsi trasportare nell'universo delle fiabe, dove i buoni sono sempre buoni, gli eroi eroi, i cattivi cattivi e dove, nella disperazione di una battaglia data per persa, arrivano i Nostri segnalati, fuori campo e possibilmente sul viso di un uomo ferito, dallo squillare della tromba del Settimo Cavalleria. L'immagine in movimento ha la straordinaria capacità di dare corpo e voce alle nostre fantasie, ma il cinema non è il solo a possedere questo potere. Esiste un'altra forma, considerata “arte minore”, capace di catturare la fantasia ed il desiderio di sognare: il fumetto.
Definita come arte sequenziale, la nascita del fumetto inteso in senso moderno viene fatta risalire alle prime storie stampate sui giornali di Yellow Kid, il bimbo pelato con la grande maglietta gialla. E' il 1896 e con l'industria del fumetto prende il via anche l'industria del cinema, per non dimenticare che nello stesso anno si inaugurano le prime Olimpiadi moderne, volute dal barone Pierre De Coubertin, ovvero nasce anche l'industria dello sport.
Il fatto che cinema, sport e fumetti ormai da più di cento anni stiano viaggiando insieme ed insieme abbiano congegnato un lungo, intricato e mutevole racconto, è sicuramente meritevole di un'attenzione non superficiale. I narratori grafici, volgendo i loro canovacci sportivi, mettendo in scena protagonisti e comparse legate al mondo degli eroi senza macchia e senza paura, proponendo varianti e “profanazioni” d'avvenimenti e competizioni che tanto hanno sollecitato l'interesse del grande pubblico, hanno scritto e disegnato una storia “diversa” da quella che scorre sotto le finestre di casa. Nello stesso modo registi e sceneggiatori hanno contribuito ad allargare il valore culturale e gli aspetti sociali dei loro lavori, raccontando vite vissute, immaginando personaggi insuperabili, sollecitando così l'emulazione nei ragazzi ed offrendo ai più anziani un attimo di quiete e di nostalgia. Come il cinema, anche i fumetti hanno sofferto per lungo tempo dell' ostracismo di educatori ed intellettuali, considerati talvolta pericolosi per lo “sviluppo armonico” dei ragazzi e deleteri per gli adulti, che alle pagine di Manzoni sceglievano le grazie in bianco e nero di una Francesca Bertini, ed alla visita ad una mostra di pittura preferivano stancare gli occhi sulle tavole di Alex Raymond, quelle di Flash Gordon o di Cino e Franco. Certamente non spetta a noi definire i cancelli dell'arte, ma quello che balza alla riflessione è che, spinti probabilmente dall'essere relegati in fondo alla classifica dei “maîtres à penser”, cinema e fumetti hanno da quasi subito cercato alleanza e sostegno fra di loro. Si pensi al Tarzan che Edgar Rice Burroughs pubblica in un volume nel 1914 e che diventa film tre anni più tardi, con il famoso Tarzan delle scimmie , interpretato da Elmo Lincoln.
Un altro fortunato binomio tra cinema e fumetti è Flash Gordon, trasportato sullo schermo più e più volte, a partire dal 1936 (era apparso in strisce solo due anni prima!), mentre, per arrivare a tempi più recenti, possiamo ricordare il successo di Dick Tracy, per la regia di Warren Beatty (1990), con attori del calibro di Al Pacino e Dustin Hoffman, oltre a Warren Beatty nel ruolo di Tracy.
Il film è caratterizzato da un' impeccabile scelta fotografica ad opera di Vittorio Storaro che costruisce intorno ai personaggi un mondo sofisticato ed iperrealista. Paradossalmente, proprio quell'estremo e bellissimo gioco di colori, voluto da Storaro, rivela il complesso di inferiorità che ancora colpisce gli operatori di cinema quando si rivolgono ai fumetti: temono il giudizio della critica, di coloro che considerano i fumetti un modo deprecabile di sprecare talenti, un tempo prezioso smarrito dietro un'arte minore.
E tuttavia, è difficile considerare arte minore certe opere in “fumetto” di Dino Battaglia, di Ugo Pratt, di Milo Manara, che ha collaborato anche con Fellini, così come è difficile considerare film di secondo piano i western di Sergio Leone!
E proprio nella struttura del western è possibile trovare traccia dei molti punti in comune delle due forme artistiche. Intanto la grammatica nel montaggio delle inquadrature e delle sequenze, nel gioco dei primi piani alternati a campi di “respiro” o campi lunghi e poi nel dialogo asciutto, risolto il più possibile con battute fulminee capaci di colpire ed entrare di prepotenza nella memoria dello spettatore, del tipo: “ uno di noi due è di troppo in questo paese”, prounciata da qualche cowboys di celluloide o i “tizzoni d'inferno!” del Tex di carta e inchiostro! Dunque cinema e fumetto, binomio che possiamo considerare fortunato, particolarmente dopo la serie numerosa delle pellicole dedicate ai super eroi del '900, da Superman a Spiderman, dai Fantastici Quattro a Batman, per non dimenticare la “summa” di possibilità fisiche e psichiche raccontate in Kill Bill di Quentin Tarantino. Ma quello che è interessante notare è che il cinema come il fumetto si evolvono seguendo strade autonome, non esiste, in altre parole, un travaso di esperienze, un arricchimento dovuto al loro incontro: il cinema non “migliora” dopo un incontro con il fumetto ed altrettanto fa il fumetto con il cinema, ma entrambi sono alla ricerca dei punti comuni, delle somiglianze - oggi come cento anni fa, in nome diuna reciproca feconda conoscenza.
E questo può fare ben sperare per il futuro dei nostri sogni!
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Yellow Kid, primo fumetto del 1896
Tarzan delle scimmie, il primo film del 1918
Il primo Tex casa, Ed. Bonelli
Flash Gordon, film tv, 1953
Sergio Leone sul set in Almeria
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